Cronaca

Terra dei Fuochi, fanghi industriali provenienti dal Salernitano sversati nei campi: 8 indagati e sequestri per oltre 1,5 milioni

Martina FrancionePubblicato il
Terra dei Fuochi, fanghi industriali provenienti dal Salernitano sversati nei campi: 8 indagati e sequestri per oltre 1,5 milioni
Fanghi industriali provenienti da aziende conserviere della provincia di Salerno che, secondo gli investigatori, venivano smaltiti illegalmente nei terreni agricoli del Casertano, anziché essere sottoposti ai previsti trattamenti di recupero. È quanto emerso da un'inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sfociata nell'esecuzione di misure cautelari nei confronti di otto persone, tra imprenditori e dipendenti. Disposti anche sequestri patrimoniali, tra cui una somma di 1,53 milioni di euro, e provvedimenti riguardanti un'azienda di Castel Volturno.

Rifiuti dal Salernitano smaltiti illegalmente nel Casertano: cosa hanno scoperto i Carabinieri

L'indagine ha preso forma dopo il ritrovamento di una sostanza scura e maleodorante su alcuni terreni nel territorio comunale di Cancello e Arnone, in provincia di Caserta. Il materiale era stato individuato durante un controllo effettuato dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caserta e della Stazione di Grazzanise. I successivi accertamenti, condotti anche con il contributo dei tecnici dell'Arpac Campania, avevano permesso di identificarlo come fango derivante dal trattamento dei reflui industriali delle aziende conserviere.

Da quella scoperta è partita un'attività investigativa che ha portato gli inquirenti a ricostruire un presunto sistema di smaltimento illecito incentrato su un impianto di Castel Volturno, specializzato nel recupero di rifiuti speciali non pericolosi.

Secondo la ricostruzione investigativa, ingenti quantitativi di fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue di diverse industrie conserviere del Salernitano arrivavano nella struttura, ma non venivano effettivamente sottoposti alle operazioni di recupero previste.

Fanghi trasformati in terreno riciclato soltanto sulla carta

Uno degli aspetti centrali dell'inchiesta riguarda la documentazione utilizzata per classificare i materiali in uscita dall'impianto. Stando agli accertamenti degli investigatori, i fanghi venivano formalmente indicati come materiali che avevano cessato di essere rifiuti, secondo il principio dell'End of Waste, e risultavano trasformati in terreno riciclato.

La trasformazione, tuttavia, sarebbe avvenuta soltanto sul piano documentale, senza che i materiali fossero stati realmente recuperati. I fanghi sarebbero stati successivamente trasportati e sversati su diversi terreni agricoli dell'Agro Aversano. Dopo il conferimento, i fondi venivano arati e seminati. Un meccanismo che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe consentito di smaltire illecitamente quantitativi rilevanti di rifiuti, facendoli apparire come materiali recuperati e utilizzabili.   

Anche rifiuti da demolizione utilizzati per livellare i terreni

Gli accertamenti non si sono limitati ai fanghi industriali. Nel corso delle indagini sarebbero emerse ulteriori irregolarità relative alla gestione degli inerti provenienti da attività di demolizione.

I Carabinieri hanno documentato numerosi ingressi nell'impianto di veicoli carichi di questi materiali, alcuni dei quali, secondo quanto riferito dagli investigatori, non autorizzati. Anche in questo caso i rifiuti sarebbero stati scaricati senza essere sottoposti ad alcun trattamento di recupero.

Il materiale veniva successivamente utilizzato per operazioni di livellamento su terreni circostanti, attraverso un sistema che avrebbe consentito di aggirare le procedure previste per la corretta gestione dei rifiuti. Secondo gli inquirenti, la documentazione accompagnatoria attestava falsamente che i materiali fossero diventati materie prime seconde, nonostante l'assenza delle necessarie lavorazioni.

Otto indagati per associazione a delinquere, traffico di rifiuti e inquinamento ambientale

L'attività investigativa, avviata nel settembre 2024 e proseguita per un anno, è stata condotta congiuntamente dai Nuclei Operativi Ecologici di Napoli e Caserta e dalla Compagnia dei Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere.

Per ricostruire i movimenti dei materiali e le presunte condotte illecite, i militari si sono avvalsi di intercettazioni, videoriprese e pedinamenti. Gli elementi raccolti sono confluiti nell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha avanzato una richiesta cautelare accolta parzialmente dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale partenopeo.

Otto persone, tra imprenditori e dipendenti, risultano coinvolte a vario titolo nelle contestazioni di associazione per delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai militari del Comando Provinciale di Caserta.

Sequestro da 1,53 milioni di euro  

Le misure disposte dal giudice riguardano sia l'attività economica sia le persone coinvolte nell'inchiesta. Per due indagati è stato stabilito il divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa nel settore dei rifiuti. Nei confronti degli altri sei è stato invece disposto il divieto di dimora nella provincia di Caserta.

Il provvedimento prevede inoltre il sequestro preventivo della somma di 1.530.000 euro, della società che gestisce l'impianto di Castel Volturno e dei relativi beni mobili e immobili. La misura riguarda anche i veicoli utilizzati per trasportare i materiali e i terreni agricoli sui quali sarebbero stati effettuati gli sversamenti, già interessati da un precedente sequestro disposto d'urgenza dal pubblico ministero.

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