Fonderie Pisano, l’azienda annuncia i licenziamenti: «Delusi dalla decisione negativa della Regione»
Alessia BenincasaPubblicato il

Dopo il confronto con i responsabili regionali dell’Ambiente, l’amministratore delegato delle Fonderie Pisano Ciro Pisano contesta la posizione degli uffici campani: «Abbiamo trovato una chiusura senza motivazioni. Lasciare lo stabilimento inattivo non tutela nessuno».
All’incontro hanno partecipato Antonello Barretta, direttore generale del settore Ambiente della Regione Campania, e la dirigente Giuseppina Sessa. Pisano ha manifestato forte insoddisfazione per quanto emerso dal confronto, attribuendo la decisione aziendale alla mancata iniziativa da parte dell’ente regionale.
Dal 30 ottobre 2026 i dipendenti sono privi di reddito, mentre lo stabilimento risulta inattivo dal 25 marzo. I cubilotti sono stati già smantellati e il relativo camino eliminato. Per questo Fonderie Pisano ha chiesto all'amministrazione regionale di assumere una decisione immediata esclusivamente sulla prima fase della ripartenza produttiva, attraverso l'impiego di un solo forno elettrico già presente nell'impianto, autorizzato e giudicato positivamente sotto il profilo ambientale nell'ambito della VINCA del 2020.
La risposta ricevuta è stata invece una chiusura totale: un rifiuto preventivo e privo di giustificazioni alla nostra richiesta di convocare una Conferenza dei Servizi che esprimesse una valutazione motivata limitatamente alla Fase 1, lasciando la possibilità di autorizzare successivamente gli altri due forni elettrici, previsti nelle Fasi 2 e 3, dopo eventuali procedure di VIA, la cui conclusione richiede oltre dodici mesi.
La proposta avrebbe consentito di conciliare la protezione della salute con la salvaguardia dei posti di lavoro, permettendo di riattivare in tempi rapidi la produzione e l'occupazione. Tuttavia, da parte dei rappresentanti regionali non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità ad ascoltarla.
Abbiamo quindi chiesto alla Regione di individuare un percorso alternativo, ma ancora una volta, al di là di adempimenti burocratici e questioni formali, non è arrivata alcuna indicazione concreta per garantire una ripresa delle attività in condizioni di sicurezza e preservare i posti di lavoro.
Mantenere lo stabilimento bloccato senza assumere decisioni non mette al riparo nessuno. Di conseguenza, l'avvio ormai inevitabile dei licenziamenti collettivi per gli 88 dipendenti salernitani, motivato dalla cessazione dell'attività, è riconducibile esclusivamente alla mancata azione della Regione. Una situazione che obbliga Fonderie Pisano, contro la propria volontà, ad adottare una decisione tanto dolorosa».
Fonderie Pisano, l’azienda annuncia i licenziamenti: «Delusi dalla decisione negativa della Regione»
Le Fonderie Pisano procederanno con l’apertura della procedura di licenziamento collettivo per gli 88 dipendenti dello stabilimento di Fratte. La comunicazione arriva dall’amministratore delegato Ciro Pisano, al termine della riunione svoltasi questa mattina presso gli uffici della Regione a Salerno.All’incontro hanno partecipato Antonello Barretta, direttore generale del settore Ambiente della Regione Campania, e la dirigente Giuseppina Sessa. Pisano ha manifestato forte insoddisfazione per quanto emerso dal confronto, attribuendo la decisione aziendale alla mancata iniziativa da parte dell’ente regionale.
La dichiarazione integrale dell’amministratore delegato
Nel comunicato diffuso dopo la riunione, Ciro Pisano ricostruisce le ragioni della richiesta avanzata alla Regione e le criticità emerse durante il confronto: «L’incontro si è concluso con profonda amarezza. Abbiamo partecipato alla riunione su sollecitazione del Ministero delle Imprese, che durante un precedente confronto a Roma aveva invitato la società e la Regione Campania ad avviare un dialogo costruttivo per individuare soluzioni condivise a tutela degli attuali livelli occupazionali, pari a circa 88 posti di lavoro.Dal 30 ottobre 2026 i dipendenti sono privi di reddito, mentre lo stabilimento risulta inattivo dal 25 marzo. I cubilotti sono stati già smantellati e il relativo camino eliminato. Per questo Fonderie Pisano ha chiesto all'amministrazione regionale di assumere una decisione immediata esclusivamente sulla prima fase della ripartenza produttiva, attraverso l'impiego di un solo forno elettrico già presente nell'impianto, autorizzato e giudicato positivamente sotto il profilo ambientale nell'ambito della VINCA del 2020.
La risposta ricevuta è stata invece una chiusura totale: un rifiuto preventivo e privo di giustificazioni alla nostra richiesta di convocare una Conferenza dei Servizi che esprimesse una valutazione motivata limitatamente alla Fase 1, lasciando la possibilità di autorizzare successivamente gli altri due forni elettrici, previsti nelle Fasi 2 e 3, dopo eventuali procedure di VIA, la cui conclusione richiede oltre dodici mesi.
La proposta avrebbe consentito di conciliare la protezione della salute con la salvaguardia dei posti di lavoro, permettendo di riattivare in tempi rapidi la produzione e l'occupazione. Tuttavia, da parte dei rappresentanti regionali non abbiamo riscontrato alcuna disponibilità ad ascoltarla.
Abbiamo quindi chiesto alla Regione di individuare un percorso alternativo, ma ancora una volta, al di là di adempimenti burocratici e questioni formali, non è arrivata alcuna indicazione concreta per garantire una ripresa delle attività in condizioni di sicurezza e preservare i posti di lavoro.
Mantenere lo stabilimento bloccato senza assumere decisioni non mette al riparo nessuno. Di conseguenza, l'avvio ormai inevitabile dei licenziamenti collettivi per gli 88 dipendenti salernitani, motivato dalla cessazione dell'attività, è riconducibile esclusivamente alla mancata azione della Regione. Una situazione che obbliga Fonderie Pisano, contro la propria volontà, ad adottare una decisione tanto dolorosa».




