Fonderie Pisano, il Tar rinvia al 2 dicembre: 88 lavoratori a rischio licenziamento, proteste a Salerno

Un altro mese di attesa per le Fonderie Pisano e per gli 88 dipendenti dello stabilimento di Fratte, il cui futuro occupazionale resta incerto. Il Tar di Salerno ha rinviato al 2 dicembre 2026 l'udienza prevista per mercoledì 4 novembre, accogliendo la richiesta dei legali dell'azienda. Al centro della decisione c'è la necessità di attendere un pronunciamento della Regione Campania sulla procedura ambientale da seguire per l'eventuale ripresa della produzione con il forno elettrico già installato nell'impianto. Intanto i lavoratori annunciano nuove iniziative di protesta. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino
La vertenza rimane sospesa tra autorizzazioni ambientali, ricorsi amministrativi e il rischio di una procedura di licenziamento collettivo.
Fonderie Pisano, perché il Tar ha rinviato l'udienza
Il rinvio è stato richiesto dagli avvocati Lorenzo Lentini ed Enrico Follieri, che rappresentano la proprietà delle Fonderie Pisano. L'obiettivo del ricorso è ottenere la ripresa della conferenza di servizi e del procedimento di riesame dell'Autorizzazione integrata ambientale (AIA), passaggi necessari per valutare la possibilità di riavviare la produzione nello stabilimento salernitano.
La società punta, in questa fase, a utilizzare il solo forno elettrico a induzione già presente a Fratte, senza attendere necessariamente l'attuazione dell'intero progetto di trasformazione degli impianti. Prima della nuova udienza, però, si attende una risposta della Regione sulla richiesta di valutazione preliminare ambientale che l'azienda ha dichiarato di avere in corso di presentazione.
Il progetto dei forni elettrici e lo stop della Regione Campania
Per comprendere il nuovo passaggio amministrativo occorre tornare al 25 agosto scorso. Alla vigilia della conferenza di servizi convocata in seguito a un'ordinanza del Consiglio di Stato, l'Ufficio Speciale Valutazioni Ambientali della Regione aveva fornito indicazioni sulle procedure applicabili al progetto presentato dalla proprietà.
La proposta prevedeva l'abbandono dei cubilotti alimentati a carbone coke e l'introduzione di due ulteriori forni elettrici, da affiancare a quello già esistente. L'ufficio regionale aveva indicato due possibili percorsi: la verifica di assoggettabilità alla Valutazione di impatto ambientale oppure una valutazione preliminare, prevista dall'articolo 6, comma 9, del decreto legislativo 152/2006, per individuare la procedura necessaria.
La Regione aveva successivamente richiesto verifiche relative alla VIA e alla Valutazione di incidenza ambientale (VIncA), determinando la sospensione della conferenza di servizi in attesa degli adempimenti.
La nuova richiesta dei Pisano riguarda il forno già esistente
La novità emersa in occasione dell'udienza del 4 novembre riguarda la volontà dell'azienda di ricorrere alla valutazione preliminare ambientale per la cosiddetta Fase 1. Si tratta dell'ipotesi di riprendere l'attività utilizzando esclusivamente il forno a induzione già installato, sottoposto a Valutazione di incidenza nel 2020.
La proprietà sostiene che questa prima fase non debba essere assoggettata a nuove verifiche ambientali, trattandosi di un impianto già autorizzato e precedentemente in esercizio. Attraverso la valutazione preliminare, l'azienda intende ottenere dalla Regione un'indicazione formale sull'eventuale necessità di ulteriori procedure.
La risposta è attesa nell'arco di circa un mese e potrebbe incidere sulle successive scelte amministrative e giudiziarie. Di diverso avviso i legali dell'associazione Salute e Vita, che interpretano la nuova iniziativa come un tentativo di guadagnare tempo e puntano a ottenere una decisione nel merito della controversia.
Licenziamenti Fonderie Pisano, il futuro di 88 operai resta incerto
Mentre prosegue il confronto sulle autorizzazioni, la situazione dei dipendenti diventa sempre più delicata. L'azienda deve valutare quale percorso intraprendere per gli 88 lavoratori dello stabilimento, tra l'eventuale apertura di una procedura di licenziamento collettivo e la cessazione dell'attività produttiva.
Le due ipotesi potrebbero avere conseguenze differenti anche sul piano delle tutele economiche. Secondo il quadro prospettato nella vertenza, la cessazione dell'attività potrebbe consentire il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per circa un anno, subordinatamente ai requisiti e alle procedure previste dalla normativa.
La prospettiva dei licenziamenti, invece, alimenta la preoccupazione delle maestranze, che chiedono alla proprietà di chiarire le proprie intenzioni.
Protesta davanti alla Prefettura il 6 novembre, poi incontro al Ministero
La Fiom Cgil ha annunciato per venerdì 6 novembre una mobilitazione dei lavoratori delle Fonderie Pisano davanti alla Prefettura di Salerno. Alla manifestazione è prevista anche la partecipazione dei familiari degli operai. Un secondo appuntamento è fissato per martedì 10 novembre, alle ore 9:30, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove la vertenza tornerà al centro del confronto istituzionale.
Le richieste avanzate dai lavoratori riguardano la definizione di prospettive occupazionali concrete, la chiarezza sulle valutazioni tecniche e politiche delle istituzioni e il coinvolgimento del Comune di Salerno nelle discussioni. All'Asi viene inoltre chiesto di individuare un'area idonea alla realizzazione di un nuovo stabilimento produttivo.
Il prossimo passaggio decisivo è atteso il 2 dicembre davanti al Tar, mentre la risposta regionale sulla procedura ambientale potrebbe arrivare nelle settimane precedenti. Per gli 88 dipendenti, nel frattempo, resta aperta la questione più urgente: la continuità del lavoro e del reddito.




