Cronaca

Rideterminate le pene per il delitto di Mario Solimeno a Eboli: cade l'aggravante della premeditazione per i fratelli Celso

Occhio di SalernoPubblicato il
Rideterminate le pene per il delitto di Mario Solimeno a Eboli: cade l'aggravante della premeditazione per i fratelli Celso
Si è concluso con un verdetto che ridimensiona le istanze dell'accusa il processo per l'agguato fatale a Mario Solimeno, l'artigiano 29enne stroncato ad Eboli nell'autunno del 2022 come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.

I magistrati salernitani, guidati dal presidente Domenico Diograzia, hanno inflitto 15 anni e 8 mesi di carcere a Giuseppe Celso, mentre per i suoi consanguinei Felice e Gaetano la condanna si è attestata sui 14 anni e 8 mesi a testa.

Rideterminate le pene per il delitto di Mario Solimeno a Eboli

La Corte ha cancellato la prospettiva del carcere a vita non ravvisando né l'impianto della premeditazione né la recidiva, sconfessando così i massimi edittali sollecitati dalla Procura, che puntava all'ergastolo per i primi due imputati e a 24 anni per il terzo. Ha trovato ampio accoglimento la linea difensiva tracciata dal legale Giuseppe Russo, abile nel far valere gli accertamenti tecnici rispetto alla ricostruzione inquirente.

La vicenda affonda le sue radici nei violentissimi contrasti maturati per il dominio sulle piazze di spaccio nel quartiere Pescara. Il pomeriggio del 29 settembre 2022 Mario Solimeno, presente in auto con il congiunto Jonhatan, Antonio Guarro e un quarto soggetto, era accorso in aiuto della sorella Maria. L'abitazione di quest'ultima e del marito era finita nel mirino della rappresaglia dei Celso, arrivata all'indomani dell'intimidazione subita dalla loro madre, contro la cui finestra erano stati sparati vari proiettili da quattro uomini travisati in sella a due ciclomotori.

Durante la successiva spedizione punitiva, il 29enne rimase trafitto al collo da una pallottola; il ricovero d'urgenza nel nosocomio partenopeo non bastò a salvargli la vita, terminata dopo quasi un mese di sofferenze. Spazio centrale nel dibattimento ha occupato il duello peritale sulla traiettoria dello sparo: l'esperto Carmelo Famà collocava il killer all'esterno della vettura a circa 4 metri e mezzo di distanza, mentre il consulente della difesa teorizzava il fuoco dall'interno dell'abitacolo. In aula si sono costituiti la madre, la consorte e i figli in tenera età della vittima con la tutela dell'avvocato Stefania Pierro, in attesa che vengano pubblicate le motivazioni a base del dispositivo.
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