Un patrimonio stimato in circa 16 milioni di euro è stato sottoposto a sequestro finalizzato alla confisca nei confronti dell’imprenditore 47enne Domenico Chiavazzo. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di Salerno – sezione Misure di prevenzione – su proposta congiunta della Procura e del Questore, ed è stato eseguito dagli agenti della Squadra Mobile, con il supporto del Servizio centrale anticrimine e della Divisione anticrimine come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Chiavazzo risulta già condannato in via definitiva per associazione per delinquere finalizzata a usura ed estorsione. Inoltre, è indagato in un procedimento più recente, coordinato dai carabinieri del Nucleo investigativo e dal gruppo Cyber Investigation del comando provinciale di Salerno, che lo indicherebbe come figura apicale di un’organizzazione dedita alla gestione illecita del gioco d’azzardo e al riciclaggio.
Le contestazioni delineano un sistema finalizzato, secondo l’accusa, anche ad agevolare consorterie criminali di stampo mafioso, tra cui il clan dei Casalesi, il gruppo D’Alessandro di Castellammare di Stabia, gli Arena-Nicoscia attivi nel Crotonese e il sodalizio Romeo-Santapaola operante tra Catania e Messina.
Il decreto di sequestro riguarda otto società con relativi compendi aziendali nelle province di Salerno, Napoli e Milano; 22 immobili e otto terreni nel Salernitano; un’imbarcazione; 25 veicoli; due orologi di lusso e numerosi rapporti finanziari. Il valore complessivo stimato supera i 16 milioni di euro. Il provvedimento è suscettibile di impugnazione e sarà sottoposto ai successivi gradi di giudizio.
L’inchiesta sul presunto giro di scommesse clandestine, distinta dal procedimento di prevenzione patrimoniale, avrebbe documentato un volume d’affari di circa 25 milioni di euro tra il 2019 e il 2022. Il meccanismo contestato prevedeva l’alterazione del funzionamento di totem per il gioco, collegati a una piattaforma parallela gestita dagli indagati. In questo modo, secondo gli investigatori, sarebbero stati elusi i controlli dei Monopoli di Stato, sottraendo all’Erario somme stimate in oltre 3 milioni di euro e aggirando i limiti normativi su puntate e vincite.
Parte dei profitti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata reinvestita in cooperative di servizi e nel settore immobiliare per giustificare flussi finanziari ritenuti sproporzionati rispetto alle attività dichiarate. Un sistema che, con il sequestro disposto dal Tribunale, subisce ora un significativo ridimensionamento sul piano patrimoniale.
Riciclaggio e scommesse illegali, patrimonio da 16 milioni sotto sequestro
L’attività trae origine da approfondite indagini patrimoniali che hanno ricostruito la consistenza e la provenienza dei beni riconducibili all’imprenditore, attivo nei comparti delle pulizie, dell’immobiliare, della nautica e, secondo gli atti, anche in ambito sanitario. Secondo l’impostazione accusatoria, parte del patrimonio sarebbe stata accumulata attraverso il reimpiego di proventi illeciti, intestando beni e quote societarie a familiari o prestanome.Chiavazzo risulta già condannato in via definitiva per associazione per delinquere finalizzata a usura ed estorsione. Inoltre, è indagato in un procedimento più recente, coordinato dai carabinieri del Nucleo investigativo e dal gruppo Cyber Investigation del comando provinciale di Salerno, che lo indicherebbe come figura apicale di un’organizzazione dedita alla gestione illecita del gioco d’azzardo e al riciclaggio.
Le contestazioni delineano un sistema finalizzato, secondo l’accusa, anche ad agevolare consorterie criminali di stampo mafioso, tra cui il clan dei Casalesi, il gruppo D’Alessandro di Castellammare di Stabia, gli Arena-Nicoscia attivi nel Crotonese e il sodalizio Romeo-Santapaola operante tra Catania e Messina.
Il decreto di sequestro riguarda otto società con relativi compendi aziendali nelle province di Salerno, Napoli e Milano; 22 immobili e otto terreni nel Salernitano; un’imbarcazione; 25 veicoli; due orologi di lusso e numerosi rapporti finanziari. Il valore complessivo stimato supera i 16 milioni di euro. Il provvedimento è suscettibile di impugnazione e sarà sottoposto ai successivi gradi di giudizio.
L’inchiesta sul presunto giro di scommesse clandestine, distinta dal procedimento di prevenzione patrimoniale, avrebbe documentato un volume d’affari di circa 25 milioni di euro tra il 2019 e il 2022. Il meccanismo contestato prevedeva l’alterazione del funzionamento di totem per il gioco, collegati a una piattaforma parallela gestita dagli indagati. In questo modo, secondo gli investigatori, sarebbero stati elusi i controlli dei Monopoli di Stato, sottraendo all’Erario somme stimate in oltre 3 milioni di euro e aggirando i limiti normativi su puntate e vincite.
Parte dei profitti, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata reinvestita in cooperative di servizi e nel settore immobiliare per giustificare flussi finanziari ritenuti sproporzionati rispetto alle attività dichiarate. Un sistema che, con il sequestro disposto dal Tribunale, subisce ora un significativo ridimensionamento sul piano patrimoniale.

