Taranto, bambina di 9 anni esclusa dalla mensa scolastica per un debito di 12,80 euro: la denuncia del padre e la replica del Comune

Una bambina di nove anni non può usufruire della mensa scolastica a causa di un debito relativo all'anno precedente. È quanto denuncia il padre di un'alunna di Taranto, che contesta la decisione dell'amministrazione comunale e la gestione della vicenda. Al centro della controversia c'è anche l'importo dell'insoluto: secondo il genitore ammonterebbe a 12,80 euro, mentre il Comune parla di una morosità di circa 38 euro, superiore al limite consentito dal regolamento. La famiglia ha presentato una diffida, chiedendo il ripristino del servizio e riservandosi eventuali azioni legali.
La vicenda è iniziata martedì 3 novembre, in occasione dell'avvio della refezione scolastica, quando il padre ha ricevuto una telefonata dall'istituto frequentato dalla figlia.
Bambina senza mensa, la telefonata della scuola al padre
Secondo il racconto del genitore, il personale scolastico gli avrebbe chiesto di andare a prendere la bambina alle 13, anziché al consueto orario delle 16:15. Il motivo sarebbe stato un mancato pagamento riferito al precedente anno scolastico, che avrebbe impedito alla piccola di accedere al servizio di refezione.
Una comunicazione che ha provocato la reazione della famiglia, soprattutto per le conseguenze sulla quotidianità della figlia. «Vedere una bambina allontanata dall'istituto scolastico e dai compagni di classe in quel modo è devastante. Siamo rimasti scioccati», ha dichiarato il padre, sostenendo che la decisione abbia inciso anche sulla frequenza scolastica.
Il genitore afferma inoltre di non aver ricevuto alcun diniego al momento dell'iscrizione al servizio mensa.
Il debito contestato: 38 euro per il Comune, 12,80 per la famiglia
Uno degli aspetti ancora controversi riguarda la somma effettivamente dovuta. Il padre sostiene di aver ricevuto indicazioni differenti nel tentativo di chiarire la propria posizione amministrativa.
Inizialmente gli sarebbe stato comunicato un insoluto di 38,40 euro. Successivamente, secondo il suo racconto, avrebbe ricevuto uno screenshot privo di intestazione dal quale risultava un saldo negativo di 12,80 euro.
Una discrepanza che il genitore chiede di chiarire, contestando anche la decisione di impedire alla figlia di usufruire del servizio.
La replica del Comune di Taranto: «Famiglia già informata»
Una versione differente arriva dall'assessora comunale alla Pubblica istruzione, Maria Lucia Simeone. Secondo l'amministrazione, la famiglia era stata informata della morosità già il 15 aprile 2026, mentre il debito risultava consultabile attraverso la piattaforma utilizzata per la prenotazione dei pasti.
L'assessora ha precisato che l'insoluto ammontava a circa 38 euro, oltre la soglia di 30 euro prevista dal regolamento comunale. Ha inoltre sostenuto che la bambina avesse già usufruito gratuitamente della refezione per diversi mesi.
Quanto alle modalità dell'episodio, Simeone ha spiegato che la famiglia era stata avvertita in anticipo dalla scuola, consentendo ai genitori di prelevare la figlia prima del pranzo. Il Comune contesta dunque che la piccola sia stata privata del pasto davanti ai compagni.
Diffida al Comune, la famiglia chiede il ripristino della mensa
La controversia è arrivata formalmente all'attenzione dell'amministrazione attraverso una diffida presentata dall'avvocato Fabrizio Del Vecchio, che assiste il padre. Il legale chiede il ripristino del servizio di refezione, riservandosi di rivolgersi all'autorità giudiziaria anche per un eventuale risarcimento dei danni.
Anche oggi la bambina non ha potuto usufruire della mensa. Alla famiglia sarebbe stato comunicato che la riammissione è subordinata alla regolarizzazione della posizione debitoria. Il padre, però, insiste soprattutto sulle conseguenze emotive dell'accaduto per la figlia. Per evitare di farle percepire la situazione come un'esclusione, le ha raccontato che avrebbe pranzato dalla nonna, dove l'aspettava la pasta al forno.
«Io devo tutelare la mia bambina», ha spiegato.
Restano quindi da chiarire sia l'importo effettivo del debito sia le modalità con cui è stata gestita la sospensione del servizio, mentre la famiglia attende una soluzione che consenta alla piccola di tornare a pranzare a scuola con i compagni.



