Il Porto di Salerno sarà uno dei punti nevralgici della mobilitazione internazionale proclamata per la giornata del 6 febbraio dall’Unione Sindacale di Base nell’ambito dello sciopero che coinvolgerà complessivamente 21 scali tra il Mediterraneo e il Nord Europa. Al centro della protesta, il rifiuto dei lavoratori portuali di essere coinvolti nelle attività legate alla logistica bellica e la richiesta di migliori condizioni salariali e di sicurezza.
Alla mobilitazione prenderanno parte, oltre alla struttura regionale dell’Usb, numerose associazioni e una rete di movimenti che da mesi portano avanti iniziative di sensibilizzazione sul ruolo dei porti italiani, e in particolare di quello di Salerno, nei traffici di armamenti e di materiale definito “dual use”, ossia utilizzabile sia in ambito civile sia militare. Un’attenzione che si è intensificata in concomitanza con le proteste contro il conflitto in Palestina e il presunto coinvolgimento degli scali europei nei flussi logistici diretti verso Israele.
La piattaforma rivendicativa dello sciopero non si limita alla contrarietà al trasporto di carichi bellici e alla progressiva militarizzazione dei porti. Tra i punti centrali figurano anche le richieste legate al potere d’acquisto dei salari, eroso dall’aumento del costo della vita, e alla necessità di garantire standard adeguati di sicurezza e tutela per i lavoratori. Secondo l’Usb, all’interno dei sistemi portuali tali garanzie non sarebbero sempre assicurate dalle aziende operanti negli scali.
Nel caso specifico di Salerno, la protesta assume una valenza più ampia e coinvolge anche le ricadute territoriali dell’ampliamento del Porto Commerciale. La mobilitazione punta a richiamare l’attenzione sugli effetti ambientali e urbanistici degli interventi di potenziamento infrastrutturale avviati negli ultimi anni. In questo contesto, il Porto viene descritto non solo come un nodo logistico strategico, ma anche come un elemento centrale nelle trasformazioni del territorio circostante.
A sottolineare le ragioni della protesta è Paolo Bordino, esponente dell’Esecutivo regionale confederale Usb, secondo cui lo scalo salernitano rappresenterebbe un simbolo di un modello economico legato alla guerra e caratterizzato da un impatto negativo sia sul piano sociale che ambientale. Bordino ha inoltre evidenziato come il sindacato abbia da tempo richiesto un confronto con le autorità competenti nella gestione del sistema portuale, senza aver ricevuto risposte ufficiali.
Sciopero internazionale dei porti, Salerno si ferma
Lo slogan scelto per l’iniziativa, “I portuali non lavorano per la guerra”, sintetizza le motivazioni alla base della mobilitazione, che si inserisce in un contesto più ampio di contestazione delle dinamiche internazionali e dei riflessi economici e sociali sui territori portuali. In Campania, la manifestazione si concentrerà nello scalo salernitano, dove è previsto un presidio a partire dalle ore 16.30 in via Ligea, all’ingresso del Porto Commerciale.Alla mobilitazione prenderanno parte, oltre alla struttura regionale dell’Usb, numerose associazioni e una rete di movimenti che da mesi portano avanti iniziative di sensibilizzazione sul ruolo dei porti italiani, e in particolare di quello di Salerno, nei traffici di armamenti e di materiale definito “dual use”, ossia utilizzabile sia in ambito civile sia militare. Un’attenzione che si è intensificata in concomitanza con le proteste contro il conflitto in Palestina e il presunto coinvolgimento degli scali europei nei flussi logistici diretti verso Israele.
La piattaforma rivendicativa dello sciopero non si limita alla contrarietà al trasporto di carichi bellici e alla progressiva militarizzazione dei porti. Tra i punti centrali figurano anche le richieste legate al potere d’acquisto dei salari, eroso dall’aumento del costo della vita, e alla necessità di garantire standard adeguati di sicurezza e tutela per i lavoratori. Secondo l’Usb, all’interno dei sistemi portuali tali garanzie non sarebbero sempre assicurate dalle aziende operanti negli scali.
Nel caso specifico di Salerno, la protesta assume una valenza più ampia e coinvolge anche le ricadute territoriali dell’ampliamento del Porto Commerciale. La mobilitazione punta a richiamare l’attenzione sugli effetti ambientali e urbanistici degli interventi di potenziamento infrastrutturale avviati negli ultimi anni. In questo contesto, il Porto viene descritto non solo come un nodo logistico strategico, ma anche come un elemento centrale nelle trasformazioni del territorio circostante.
A sottolineare le ragioni della protesta è Paolo Bordino, esponente dell’Esecutivo regionale confederale Usb, secondo cui lo scalo salernitano rappresenterebbe un simbolo di un modello economico legato alla guerra e caratterizzato da un impatto negativo sia sul piano sociale che ambientale. Bordino ha inoltre evidenziato come il sindacato abbia da tempo richiesto un confronto con le autorità competenti nella gestione del sistema portuale, senza aver ricevuto risposte ufficiali.

