Se il semaforo di via Monsignor Saverio Cinque rappresenta oggi l’emergenza più evidente per la viabilità, la fragilità più profonda affonda invece nella storia stessa della strada che conduce alle frazioni alte di Positano. Una fragilità racchiusa in un nome che non lascia spazio a interpretazioni: “Montagna Spaccata”.
Una strada nata dalla roccia e dalla dinamite
Il toponimo non è frutto di suggestione popolare. Oltre mezzo secolo fa, quel collegamento non esisteva. Per creare una via moderna verso Nocelle e Montepertuso, fu necessario intervenire in modo drastico: la montagna venne letteralmente aperta con l’uso di esplosivi, ricavando la carreggiata da un costone roccioso impervio.
Un’opera strategica e indispensabile per lo sviluppo del territorio, ma realizzata con tecniche che hanno lasciato segni profondi e permanenti nella struttura del versante.
Una cicatrice mai davvero rimarginata
Dopo la realizzazione della strada, quella parete rocciosa non è mai stata interessata da un intervento di bonifica strutturale definitivo, capace di consolidare in modo duraturo le fratture provocate dalle esplosioni. La “Montagna Spaccata” è rimasta così: uno spettacolare balcone naturale sospeso tra panorama e instabilità.
Negli anni, la mancanza di un’opera risolutiva ha trasformato quella ferita in una criticità cronica, nota a residenti e tecnici, ma mai completamente affrontata.
Maltempo e rischio costante
Ogni evento meteorologico intenso riporta il problema in primo piano. Piogge abbondanti e condizioni avverse aumentano il rischio di caduta massi e piccoli smottamenti, rendendo la strada non solo congestionata, ma potenzialmente pericolosa. Un rischio che cresce in modo esponenziale nei periodi di maggiore traffico, quando centinaia di veicoli, tra residenti e mezzi turistici, percorrono quotidianamente quel tratto.
Parlare di sicurezza, dunque, non può limitarsi alla gestione temporanea del traffico o ai sensi unici alternati. Significa riconoscere che quella strada, nata dalla dinamite più di cinquant’anni fa, necessita di un monitoraggio costante e di interventi strutturali adeguati.
Tra il diritto alla mobilità dei cittadini e la pressione del turismo, c’è la stabilità di un versante che non può essere affidata al caso. La “Montagna Spaccata” non è solo un luogo simbolico: è una responsabilità irrisolta che Positano porta con sé da mezzo secolo.

