San Matteo 2026, la lettera dell’arcivescovo Bellandi al patrono di Salerno: «Stiamo correndo il rischio di rassegnarci alla guerra»

Una lettera simbolicamente rivolta al santo patrono di Salerno, San Matteo, scritta dall'arcivescovo Bellandi. Nell’omelia pronunciata in Duomo prima della Raccolta della Manna, l’arcivescovo ha richiamato l’attenzione sul lavoro, sui giovani che lasciano il territorio e sulla necessità di una comunità ecclesiale accogliente. Lo riporta SalernoToday.
Fratelli e sorelle carissimi, quest’anno desidero affidare le mie considerazioni alla forma di una sorta di “lettera”, rivolta direttamente al nostro Santo Patrono, con quella spontaneità e quella familiarità che appartengono alle parole scritte per una persona alla quale si è affezionati.
Amatissimo san Matteo, da molti secoli Salerno conserva le tue reliquie all’interno di questa Cattedrale; ma, ancora più profondamente, vuole custodire il tuo esempio, accogliere il messaggio del tuo Vangelo e consegnarti le proprie felicità e le proprie sofferenze. In questi giorni la città celebra la festa. Le vie si animano, le campane accompagnano le giornate, il tuo nome torna a essere pronunciato da tutti, mentre ci avviciniamo alla solennità, quando al mattino celebreremo l’Eucaristia insieme a numerosi sacerdoti e alla sera vivremo il passaggio della processione, raccolti in un unico abbraccio: persone anziane e bambini, nuclei familiari e comitive di amici, salernitani da generazioni e persone arrivate più recentemente.
Eppure, nel nostro intimo sappiamo – e certamente lo sai anche tu – che una celebrazione realmente cristiana non può essere soltanto il ripetersi di un’usanza. Deve diventare un momento d’incontro capace di produrre un cambiamento nella nostra vita: tu conosci più di chiunque altro la potenza di una chiamata capace di trasformare un’esistenza. Il Vangelo lo racconta in maniera essenziale: Gesù ti vide al banco delle imposte – concentrato esclusivamente sul denaro, ma ormai intrappolato in un’esistenza segnata dalla rassegnazione – e ti rivolse una sola parola: «Seguimi». Tu allora ti alzasti immediatamente e andasti dietro di lui. Eri abituato, Matteo, a fare i conti con il denaro, a valutare ogni cosa secondo il tornaconto e il guadagno, ma Gesù posò su di te il suo sguardo e ti riconsegnò una prospettiva. Non ti rivolse un lungo insegnamento e non attese che diventassi diverso o migliore. Ti chiamò nella condizione in cui eri. Riconobbe dentro di te ciò che gli altri avevano smesso di riconoscere. Là dove tanti vedevano solamente un esattore e un peccatore, Gesù scoprì un possibile discepolo, un apostolo, un evangelista.
Caro san Matteo, chiedi al Signore di tornare a percorrere le strade della nostra città e di rivolgere a ogni persona quella medesima parola che un giorno ascoltasti tu: «Seguimi»! Abbiamo bisogno di liberarci da tante forme di rassegnazione; ci occorre recuperare la forza di cambiare e di guardare con fiducia alla possibilità di un futuro migliore, in ogni ambito della vita.
Ti consegniamo innanzitutto il nostro desiderio di pace. Ci troviamo in un’epoca segnata da conflitti, sopraffazioni e contrapposizioni. Le guerre che si combattono vicino a noi e quelle che avvengono lontano raggiungono quotidianamente le nostre abitazioni attraverso fotografie e filmati di devastazioni, bambini terrorizzati e famiglie obbligate a lasciare le proprie case. Esiste il rischio concreto di fare l’abitudine persino alla guerra, come se rappresentasse una realtà inevitabile; di accettare l’idea che la potenza militare debba necessariamente avere l’ultima parola. Ma il Vangelo da te trasmesso ci insegna che la pace può essere raggiunta, perché anche il cuore dell’essere umano può trasformarsi. Tu stesso ne sei una testimonianza: l’incontro con Cristo ti condusse dalla mentalità dell’accumulazione alla libertà della condivisione, dalla ricerca del proprio interesse alla disponibilità a servire il Regno di Dio. Intercedi allora affinché venga ridotta la violenza di chi detiene il potere e venga superata l’indifferenza dei popoli. Consegnaci una pace che non significhi semplicemente assenza di combattimenti, ma riconoscimento del valore di ogni essere umano, impegno per la giustizia, disponibilità al perdono e desiderio di ricominciare. Fa’ inoltre che la pace nasca anche nelle nostre relazioni: nelle famiglie, negli ambienti professionali, nella politica e nelle comunità ecclesiali. Quante volte chiediamo la pace per il mondo mentre continuiamo ad alimentare piccoli conflitti quotidiani attraverso parole aggressive, giudizi, competizioni e rancori che non abbiamo saputo lasciare alle spalle! Ricordaci che non possiamo pretendere dai popoli ciò che per primi non siamo capaci di praticare nei rapporti con gli altri.
Caro san Matteo, consegniamo alla tua protezione anche la condizione economica e sociale della nostra città e del territorio circostante. Tu hai conosciuto direttamente la forza esercitata dal denaro. Proprio per questo puoi sostenerci nel costruire un modello economico che non faccia del profitto un assoluto e non emargini le persone più vulnerabili. Rivolgi il tuo sguardo alle famiglie che guardano con apprensione al domani, a chi è rimasto senza occupazione, a quanti affrontano situazioni di instabilità, agli anziani che incontrano difficoltà nel sostenere le spese di ogni giorno, agli imprenditori corretti che continuano a impegnarsi senza arrendersi, ai commercianti, agli artigiani, ai pescatori e a tutti coloro che con sacrificio contribuiscono quotidianamente alla vita della nostra comunità. Concedi discernimento e responsabilità a coloro che governano la cosa pubblica e a quanti ricoprono incarichi nel mondo economico e sociale. Fa’ sì che l’occupazione non rappresenti una possibilità riservata a pochi, ma un diritto connesso alla dignità umana. Difendici dalla corruzione, dalle condotte illegali, dagli abusi e dalla ricerca di soluzioni facili che danneggiano l’interesse collettivo. Aiutaci a comprendere che una città può dirsi realmente cresciuta non semplicemente quando aumentano le proprie entrate, ma quando nessuna persona viene lasciata indietro; quando la ricchezza genera occupazione dignitosa; quando lo sviluppo procede insieme alla solidarietà; quando chi dispone di maggiori risorse riconosce di avere un dovere nei confronti di chi ne possiede meno.
Affidiamo a te soprattutto i nostri giovani. Molti di loro devono lasciare il territorio per proseguire gli studi oppure per trovare un’occupazione. Andare via può rappresentare una possibilità importante, ma non dovrebbe trasformarsi in un obbligo. San Matteo, aiutaci a non abbandonare i ragazzi. Fa’ che possano incontrare adulti disposti ad ascoltarli e sostenerli, non persone disilluse che si limitano a ripetere che ogni cosa è destinata ad andare male. Intercedi perché possano avere opportunità di studio, formazione, occupazione, impegno civile e volontariato. Stai loro vicino quando affrontano la solitudine, l’insicurezza di non sentirsi adeguati, le difficoltà sentimentali o l’ansia per ciò che verrà. Soprattutto, permetti loro di incontrare lo sguardo di Gesù. Quello stesso sguardo che un giorno si posò su di te al banco delle imposte: uno sguardo che non giudica, che non condanna una persona al proprio passato, che non identifica l’essere umano con i suoi sbagli, ma indica una possibilità nuova. Fa’ che ogni ragazzo possa ascoltare queste parole: «Non sei privo di valore. Non sei semplicemente l’immagine che gli altri hanno costruito di te. Non sei definito dalle tue sconfitte. Dio ti chiama, crede nelle tue possibilità e affida anche a te una parte del futuro».
Caro san Matteo, affidiamo oggi alla tua intercessione anche la nostra Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci ha indicato una strada precisa: vivere in modo coerente con la chiamata ricevuta, «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandoci a vicenda nell’amore», impegnandoci a custodire l’unità dello Spirito attraverso il vincolo della pace. Sono parole che riguardano direttamente la nostra comunità. Aiutaci a costruire una Chiesa unita, senza confondere l’unità con l’omologazione, nella quale tutti debbano necessariamente avere le stesse idee o comportarsi nello stesso modo, ma vivendo una comunione nella quale le differenti capacità contribuiscano alla medesima missione. Proteggi i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate e tutti i fedeli laici. Aiutaci a superare l’egoismo, le divisioni e le rivalità. Insegnaci a valorizzare ciò che gli altri realizzano, a lavorare insieme con lealtà, a sostenerci «nell’amore», come insegna san Paolo, mettendo l’interesse della Chiesa al di sopra delle nostre aspirazioni personali. I talenti che ci sono stati affidati non appartengono esclusivamente a noi: sono doni ricevuti «per edificare il corpo di Cristo», fino al raggiungimento della pienezza della fede. Rendici una comunità ecclesiale maggiormente capace di annunciare il Vangelo: meno concentrata sulla difesa delle proprie posizioni e più pronta ad andare incontro alle persone; meno chiusa nelle proprie problematiche e più disponibile ad ascoltare il dolore e la sofferenza di chi attraversa momenti difficili. Nel racconto evangelico, dopo averti chiamato, Gesù si siede a tavola insieme a pubblicani e peccatori. Quella mensa diventa il simbolo della Chiesa che desideriamo essere: una casa accessibile, dove nessuno percepisca di essere escluso per sempre; una comunità che non considera il male accettabile, ma continua a credere nella possibilità di cambiare; una famiglia capace di offrire ascolto, sostegno e misericordia a chi porta una ferita. Gesù afferma: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati». Aiutaci a non fare della Chiesa uno spazio riservato a chi si considera senza difetti. Rendici capaci di andare alla ricerca di chi si è allontanato e di stare accanto, con rispetto e perseveranza, a chi sta cercando di ripartire.
«Misericordia io voglio e non sacrifici»: queste parole diventino il centro della nostra attività pastorale. Una celebrazione solenne, una processione suggestiva e una tradizione secolare perderebbero il loro significato se non ci aiutassero a diventare persone più misericordiose. Non possiamo venerare le tue reliquie e contemporaneamente dimenticare il Cristo sofferente che incontriamo nei poveri. Non possiamo accompagnare per le vie cittadine la tua immagine e nello stesso tempo evitare chi ci chiede sostegno. Ti domandiamo quindi di diventare una Chiesa che mette la carità al centro: non come compito affidato soltanto a pochi volontari, ma come dimensione essenziale dell’intera comunità. Una Chiesa capace non soltanto di dare qualcosa, ma anche di fermarsi, prestare ascolto, condividere e camminare accanto a chi incontra difficoltà.
Carissimo san Matteo, vogliamo terminare questa nostra lettera ritornando all’inizio di quella storia raccontata dal Vangelo. Gesù passa, ti nota e ti chiama. Tu ti alzi. Anche oggi il Signore attraversa Salerno e rivolge a noi la sua chiamata. Ottienici la capacità di non restare immobili. Aiutaci a uscire dall’apatia, dal pessimismo e dal timore. Insegnaci a camminare dietro Cristo insieme agli altri, come un unico corpo e sostenuti dalla stessa speranza. San Matteo, apostolo ed evangelista, nostro amatissimo Patrono, intercedi per noi, per la nostra Chiesa e per la nostra città. Amen.
San Matteo 2026, la lettera dell’arcivescovo Bellandi al patrono di Salerno: «Stiamo correndo il rischio di rassegnarci alla guerra»
Una missiva simbolicamente rivolta al santo patrono della città. È questa la modalità scelta dall’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Andrea Bellandi, per sviluppare la riflessione proposta questa sera nella Cattedrale, durante la celebrazione eucaristica che ha anticipato il rito della Raccolta della Manna, alla vigilia delle celebrazioni dedicate a San Matteo. «Una ricorrenza davvero cristiana non può esaurirsi in una consuetudine da riproporre», ha affermato il presule. «Deve diventare un’occasione di incontro in grado di modificare qualcosa nella nostra esistenza».
Il testo completo dell’omelia
Fratelli e sorelle carissimi, quest’anno desidero affidare le mie considerazioni alla forma di una sorta di “lettera”, rivolta direttamente al nostro Santo Patrono, con quella spontaneità e quella familiarità che appartengono alle parole scritte per una persona alla quale si è affezionati.Amatissimo san Matteo, da molti secoli Salerno conserva le tue reliquie all’interno di questa Cattedrale; ma, ancora più profondamente, vuole custodire il tuo esempio, accogliere il messaggio del tuo Vangelo e consegnarti le proprie felicità e le proprie sofferenze. In questi giorni la città celebra la festa. Le vie si animano, le campane accompagnano le giornate, il tuo nome torna a essere pronunciato da tutti, mentre ci avviciniamo alla solennità, quando al mattino celebreremo l’Eucaristia insieme a numerosi sacerdoti e alla sera vivremo il passaggio della processione, raccolti in un unico abbraccio: persone anziane e bambini, nuclei familiari e comitive di amici, salernitani da generazioni e persone arrivate più recentemente.
Eppure, nel nostro intimo sappiamo – e certamente lo sai anche tu – che una celebrazione realmente cristiana non può essere soltanto il ripetersi di un’usanza. Deve diventare un momento d’incontro capace di produrre un cambiamento nella nostra vita: tu conosci più di chiunque altro la potenza di una chiamata capace di trasformare un’esistenza. Il Vangelo lo racconta in maniera essenziale: Gesù ti vide al banco delle imposte – concentrato esclusivamente sul denaro, ma ormai intrappolato in un’esistenza segnata dalla rassegnazione – e ti rivolse una sola parola: «Seguimi». Tu allora ti alzasti immediatamente e andasti dietro di lui. Eri abituato, Matteo, a fare i conti con il denaro, a valutare ogni cosa secondo il tornaconto e il guadagno, ma Gesù posò su di te il suo sguardo e ti riconsegnò una prospettiva. Non ti rivolse un lungo insegnamento e non attese che diventassi diverso o migliore. Ti chiamò nella condizione in cui eri. Riconobbe dentro di te ciò che gli altri avevano smesso di riconoscere. Là dove tanti vedevano solamente un esattore e un peccatore, Gesù scoprì un possibile discepolo, un apostolo, un evangelista.
Caro san Matteo, chiedi al Signore di tornare a percorrere le strade della nostra città e di rivolgere a ogni persona quella medesima parola che un giorno ascoltasti tu: «Seguimi»! Abbiamo bisogno di liberarci da tante forme di rassegnazione; ci occorre recuperare la forza di cambiare e di guardare con fiducia alla possibilità di un futuro migliore, in ogni ambito della vita.
Ti consegniamo innanzitutto il nostro desiderio di pace. Ci troviamo in un’epoca segnata da conflitti, sopraffazioni e contrapposizioni. Le guerre che si combattono vicino a noi e quelle che avvengono lontano raggiungono quotidianamente le nostre abitazioni attraverso fotografie e filmati di devastazioni, bambini terrorizzati e famiglie obbligate a lasciare le proprie case. Esiste il rischio concreto di fare l’abitudine persino alla guerra, come se rappresentasse una realtà inevitabile; di accettare l’idea che la potenza militare debba necessariamente avere l’ultima parola. Ma il Vangelo da te trasmesso ci insegna che la pace può essere raggiunta, perché anche il cuore dell’essere umano può trasformarsi. Tu stesso ne sei una testimonianza: l’incontro con Cristo ti condusse dalla mentalità dell’accumulazione alla libertà della condivisione, dalla ricerca del proprio interesse alla disponibilità a servire il Regno di Dio. Intercedi allora affinché venga ridotta la violenza di chi detiene il potere e venga superata l’indifferenza dei popoli. Consegnaci una pace che non significhi semplicemente assenza di combattimenti, ma riconoscimento del valore di ogni essere umano, impegno per la giustizia, disponibilità al perdono e desiderio di ricominciare. Fa’ inoltre che la pace nasca anche nelle nostre relazioni: nelle famiglie, negli ambienti professionali, nella politica e nelle comunità ecclesiali. Quante volte chiediamo la pace per il mondo mentre continuiamo ad alimentare piccoli conflitti quotidiani attraverso parole aggressive, giudizi, competizioni e rancori che non abbiamo saputo lasciare alle spalle! Ricordaci che non possiamo pretendere dai popoli ciò che per primi non siamo capaci di praticare nei rapporti con gli altri.
Caro san Matteo, consegniamo alla tua protezione anche la condizione economica e sociale della nostra città e del territorio circostante. Tu hai conosciuto direttamente la forza esercitata dal denaro. Proprio per questo puoi sostenerci nel costruire un modello economico che non faccia del profitto un assoluto e non emargini le persone più vulnerabili. Rivolgi il tuo sguardo alle famiglie che guardano con apprensione al domani, a chi è rimasto senza occupazione, a quanti affrontano situazioni di instabilità, agli anziani che incontrano difficoltà nel sostenere le spese di ogni giorno, agli imprenditori corretti che continuano a impegnarsi senza arrendersi, ai commercianti, agli artigiani, ai pescatori e a tutti coloro che con sacrificio contribuiscono quotidianamente alla vita della nostra comunità. Concedi discernimento e responsabilità a coloro che governano la cosa pubblica e a quanti ricoprono incarichi nel mondo economico e sociale. Fa’ sì che l’occupazione non rappresenti una possibilità riservata a pochi, ma un diritto connesso alla dignità umana. Difendici dalla corruzione, dalle condotte illegali, dagli abusi e dalla ricerca di soluzioni facili che danneggiano l’interesse collettivo. Aiutaci a comprendere che una città può dirsi realmente cresciuta non semplicemente quando aumentano le proprie entrate, ma quando nessuna persona viene lasciata indietro; quando la ricchezza genera occupazione dignitosa; quando lo sviluppo procede insieme alla solidarietà; quando chi dispone di maggiori risorse riconosce di avere un dovere nei confronti di chi ne possiede meno.
Affidiamo a te soprattutto i nostri giovani. Molti di loro devono lasciare il territorio per proseguire gli studi oppure per trovare un’occupazione. Andare via può rappresentare una possibilità importante, ma non dovrebbe trasformarsi in un obbligo. San Matteo, aiutaci a non abbandonare i ragazzi. Fa’ che possano incontrare adulti disposti ad ascoltarli e sostenerli, non persone disilluse che si limitano a ripetere che ogni cosa è destinata ad andare male. Intercedi perché possano avere opportunità di studio, formazione, occupazione, impegno civile e volontariato. Stai loro vicino quando affrontano la solitudine, l’insicurezza di non sentirsi adeguati, le difficoltà sentimentali o l’ansia per ciò che verrà. Soprattutto, permetti loro di incontrare lo sguardo di Gesù. Quello stesso sguardo che un giorno si posò su di te al banco delle imposte: uno sguardo che non giudica, che non condanna una persona al proprio passato, che non identifica l’essere umano con i suoi sbagli, ma indica una possibilità nuova. Fa’ che ogni ragazzo possa ascoltare queste parole: «Non sei privo di valore. Non sei semplicemente l’immagine che gli altri hanno costruito di te. Non sei definito dalle tue sconfitte. Dio ti chiama, crede nelle tue possibilità e affida anche a te una parte del futuro».
Caro san Matteo, affidiamo oggi alla tua intercessione anche la nostra Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno. Nella seconda lettura l’apostolo Paolo ci ha indicato una strada precisa: vivere in modo coerente con la chiamata ricevuta, «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandoci a vicenda nell’amore», impegnandoci a custodire l’unità dello Spirito attraverso il vincolo della pace. Sono parole che riguardano direttamente la nostra comunità. Aiutaci a costruire una Chiesa unita, senza confondere l’unità con l’omologazione, nella quale tutti debbano necessariamente avere le stesse idee o comportarsi nello stesso modo, ma vivendo una comunione nella quale le differenti capacità contribuiscano alla medesima missione. Proteggi i sacerdoti, i diaconi, le persone consacrate e tutti i fedeli laici. Aiutaci a superare l’egoismo, le divisioni e le rivalità. Insegnaci a valorizzare ciò che gli altri realizzano, a lavorare insieme con lealtà, a sostenerci «nell’amore», come insegna san Paolo, mettendo l’interesse della Chiesa al di sopra delle nostre aspirazioni personali. I talenti che ci sono stati affidati non appartengono esclusivamente a noi: sono doni ricevuti «per edificare il corpo di Cristo», fino al raggiungimento della pienezza della fede. Rendici una comunità ecclesiale maggiormente capace di annunciare il Vangelo: meno concentrata sulla difesa delle proprie posizioni e più pronta ad andare incontro alle persone; meno chiusa nelle proprie problematiche e più disponibile ad ascoltare il dolore e la sofferenza di chi attraversa momenti difficili. Nel racconto evangelico, dopo averti chiamato, Gesù si siede a tavola insieme a pubblicani e peccatori. Quella mensa diventa il simbolo della Chiesa che desideriamo essere: una casa accessibile, dove nessuno percepisca di essere escluso per sempre; una comunità che non considera il male accettabile, ma continua a credere nella possibilità di cambiare; una famiglia capace di offrire ascolto, sostegno e misericordia a chi porta una ferita. Gesù afferma: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati». Aiutaci a non fare della Chiesa uno spazio riservato a chi si considera senza difetti. Rendici capaci di andare alla ricerca di chi si è allontanato e di stare accanto, con rispetto e perseveranza, a chi sta cercando di ripartire.
«Misericordia io voglio e non sacrifici»: queste parole diventino il centro della nostra attività pastorale. Una celebrazione solenne, una processione suggestiva e una tradizione secolare perderebbero il loro significato se non ci aiutassero a diventare persone più misericordiose. Non possiamo venerare le tue reliquie e contemporaneamente dimenticare il Cristo sofferente che incontriamo nei poveri. Non possiamo accompagnare per le vie cittadine la tua immagine e nello stesso tempo evitare chi ci chiede sostegno. Ti domandiamo quindi di diventare una Chiesa che mette la carità al centro: non come compito affidato soltanto a pochi volontari, ma come dimensione essenziale dell’intera comunità. Una Chiesa capace non soltanto di dare qualcosa, ma anche di fermarsi, prestare ascolto, condividere e camminare accanto a chi incontra difficoltà.
Carissimo san Matteo, vogliamo terminare questa nostra lettera ritornando all’inizio di quella storia raccontata dal Vangelo. Gesù passa, ti nota e ti chiama. Tu ti alzi. Anche oggi il Signore attraversa Salerno e rivolge a noi la sua chiamata. Ottienici la capacità di non restare immobili. Aiutaci a uscire dall’apatia, dal pessimismo e dal timore. Insegnaci a camminare dietro Cristo insieme agli altri, come un unico corpo e sostenuti dalla stessa speranza. San Matteo, apostolo ed evangelista, nostro amatissimo Patrono, intercedi per noi, per la nostra Chiesa e per la nostra città. Amen.




