Tra storia, miracoli e devozione popolare: la leggenda di San Matteo e il suo legame indissolubile con Salerno

Per Salerno il 21 settembre rappresenta molto più di una semplice data sul calendario: è l'apice di un sentimento identitario profondo che fonde spiritualità, narrazione storica e memoria collettiva. Il rapporto di venerazione tra la comunità salernitana e il suo Santo Patrono affonda le proprie radici nelle Sacre Scritture, attraversando i secoli tra peregrinazioni reliquiarie, insediamenti di grandi regnanti e prodigi tramandati di generazione in generazione.
Tra storia, miracoli e devozione popolare: la leggenda di San Matteo
La vicenda spirituale dell'Apostolo trova la sua genesi nel racconto evangelico: Levi, figlio di Alfeo, esercita la professione di pubblicano presso il banco delle imposte quando l'incontro con Gesù ne trasforma radicalmente l'esistenza, spingendolo ad abbandonare ogni bene materiale per abbracciare la predicazione. Dopo la morte, collocata storicamente intorno al 69 d.C., si apre una complessa traiettoria legata alla conservazione dei suoi resti mortali.
Secondo la tradizione, le spoglie dell'Evangelista affrontarono un lungo tragitto dall'Africa alla Bretagna, fino al loro ritrovamento nell'antica città di Velia nel 954 d.C. Fu il principe longobardo Gisulfo I a volerne la traslazione a Salerno. La svolta monumentale avvenne con l'avvento della dominazione normanna: Roberto il Guiscardo, d'intesa con l'arcivescovo Alfano I, volle erigere la maestosa Cattedrale per offrire adeguata sepoltura al Santo. Nel 1081 le spoglie trovarono infine collocazione all'interno della Cripta, primo nucleo portato a compimento del duomo salernitano.
Il miracolo del 1544 e la celebre promessa: «Salerno è mia, io la difendo»
Il momento cardine in cui il folklore e la fede cittadina si saldano in un unico corpo sociale risale al 27 giugno 1544. Nel pieno delle incursioni saracene lungo le coste tirreniche ad opera dell'ammiraglio ottomano Khair ad-Din, noto come Barbarossa, la flotta nemica si posizionò minacciosa nello specchio d'acqua dinanzi al Golfo salernitano.
Mentre la popolazione si raccoglieva in preghiera invocando la salvezza, un improvviso e violento cataclisma meteorologico si scatenò sul mare, affondando e disperdendo i vascelli nemici. La pietà popolare attribuisce quell'evento alla manifestazione diretta dell'Apostolo, apparso tra le nubi per pronunciare la celebre rassicurazione: «Salerno è mia, io la difendo».
Questo motto è divenuto il simbolo stesso della protezione patronale ed è impresso sul Panno che viene issato nell'Atrio del Duomo ogni 21 agosto in occasione del rito dell'Alzata del Panno, l'evento liturgico che apre ufficialmente il periodo di preparazione alla festività di settembre.
Il rito della processione e le storiche "paranze"
Il 21 settembre la rievocazione di questo patto di protezione si concretizza nel corteo religioso che attraversa la città antica e le vie principali del centro. Il simulacro argenteo di San Matteo – tradizionalmente ricoperto di omaggi floreali – non sfila in solitudine, ma viene scortato da un'imponente rappresentanza di figure venerate:
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I Martiri salernitani: Le statue di Sant'Anthes (o Ante), San Gaio e San Fortunato.
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San Giuseppe: La cui maestosa struttura lignea precede i busti dei Santi.
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Papa Gregorio VII: Il pontefice deceduto in esilio a Salerno, i cui resti riposano all'interno della stessa Cattedrale.
A condurre a spalla i pesanti simulacri sono le storiche "paranze" dei portatori, il cui incedere cadenzato scandisce il passo dell'intera processione. Il momento di massima tensione emotiva e partecipazione popolare si consuma all'arrivo dinanzi alla Cattedrale, quando i portatori affrontano in corsa la faticosa scalinata d'ingresso al Duomo, prima di congedare la cittadinanza tra i profumi dell'enogastronomia locale e i tradizionali fuochi pirotecnici sul mare.




