“Hai due facce come San Matteo…”: l'enigma e il mistero che si nascondono dietro il Santo di Salerno

Tra le particolarità più celebri e affascinanti del patrimonio culturale e religioso di Salerno spicca senza dubbio l'iconografia del suo Santo Patrono. Nell'impostazione visiva della Cattedrale e nelle espressioni del linguaggio popolare ricorre costantemente l'immagine dell'Apostolo bifronte, una figura enigmatica che ha dato origine anche al noto modo di dire locale.
Perché si dice “Hai due facce come San Matteo"
La spiegazione di questa raffigurazione affonda le sue radici all'interno del Duomo salernitano. Sopra il sepolcro che custodisce le reliquie sacre, nel cuore della Cripta barocca, troneggia una monumentale scultura in bronzo fonduta nel 1606 dall'artista Michelangelo Naccherino. La statua è concepita come una struttura doppia e speculare, unita per la schiena, da cui spuntano due volti diretti in direzioni opposte: un viso guarda verso la navata d'ingresso, mentre l'altro si orienta verso l'altare. Questa peculiare soluzione d'arredo fu ideata affinché i fedeli in preghiera e i sacerdoti potessero scorgere lo sguardo del Santo da qualunque punto della Cripta, evitando di volgergli le spalle durante le funzioni religiose.
L'immagine della statua a due volti ha stimolato nel tempo differenti interpretazioni culturali e spirituali. In primo luogo, il doppio volto evoca la profonda trasformazione interiore vissuta da Levi, inizialmente esattore delle tasse per l'impero e uomo del potere temporale, prima di lasciare ogni cosa per seguire il messaggio evangelico. I due volti rappresentano così la coesistenza tra la precedente vita terrena e la nuova dimensione spirituale.
Un'ulteriore lettura associa la doppia prospettiva alla conformazione stessa di Salerno, poiché un volto è idealmente proteso verso il Golfo e il mare, mentre l'altro si rivolge alle montagne dell'interno, rispecchiando l'identità di una comunità sospesa tra vocazione marittima e legame con l'entroterra. Infine, sul piano folkloristico, l'immagine del Santo bifronte è stata spesso accostata alla scaltrezza attribuita ai cittadini.
Se la satira dei territori vicini leggeva nell'espressione una sorta di ambiguità, la tradizione locale interpreta quella "doppia faccia" come un grande pregio, ovvero la capacità di mostrarsi accoglienti con gli ospiti ma al contempo fermi e risoluti di fronte alle avversità.




