Salerno, padre accoltella il
figlio di appena sei anni: è rinchiuso nel
padiglione psichiatrico del carcere di Fuorni dallo scorso 20 giugno e, in base all'esito di una perizia, era incapace di
intendere e di
volere. L'accusa però è di
tentato omicidio aggravato. I pubblici ministeri Guglielmo Valenti e Claudia D'Alitto gli hanno notificato un avviso di
conclusione delle indagini preliminari. S.C., 43 anni salernitano, assistito dagli avvocati Paolo Toscano e Genserico Miniaci, potrebbe presto finire in una
Rems. Il piccolo e la madre si trovano in una casa famiglia.
Accoltella il figlio: "padre incapace di intendere e volere"
L'episodio è accaduto quattro mesi fa all'interno di una villetta trifamiliare, all'estrema periferia nel quartiere
Fuorni. Il bambino si trova in camera sdraiato sul letto quando il padre fa irruzione nella stanza con delle grosse
forbici da giardino in mano. Comincia a urlare contro il piccolo: «Tu non sei mio figlio». Poi lo colpisce, ripetutamente, sul lato destro del
collo.
La madre si precipita nella stanza dopo aver udito le urla del figlio. Si frappone tra il corpo del padre e quello del bambino facendogli da scudo: lo afferra tra le braccia e scappa dal vicino. L'uomo continua a colpire ma le forbici affondano nelle mani della
compagna.
Per i sostituti procuratori Guglielmo Valenti e Claudia D'Alitto non ci sono dubbi: i colpi inferti dal 43enne si legge nero su bianco nell'avviso di conclusione delle indagini preliminari «sono diretti in modo non equivoco a cagionare la morte del figlioletto».
Il bambino, affetto da disturbo dello spettro
autistico, arriva in ospedale: non è in pericolo di vita ma appare malnutrito e indossa ancora il pannolino. Scattano le indagini che ricostruiscono la dinamica di quanto accaduto.