Rapporto lavoratori-pensionati nel Salernitano: in provincia si contano 52 assegni ogni 100 occupati

Una analisi condotta sugli imponibili Irpef 2024 traccia la mappa del rapporto tra la popolazione attiva e i pensionati nella provincia di Salerno come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
La media del territorio si assesta al 51,7%, ovvero circa 52 cedolini ogni 100 stipendi, una cifra contenuta rispetto al parametro nazionale del 65% ma fortemente condizionata dalla presenza di occupazioni precarie o stagionali lungo il litorale e nei nodi logistici.
Spostando lo sguardo verso la Piana del Sele, il comparto agricolo e dei trasporti mantiene un equilibrio costante con Capaccio al 41%, Eboli al 42%, Pontecagnano al 44%, Battipaglia al 46% e Bellizzi al 49%. Nei Picentini la situazione varia a seconda dell'altitudine, passando dal 35,5% di Montecorvino Pugliano al 56% di Giffoni Valle Piana e al 59% di Acerno. Scenario analogo nel Vallo di Diano e nell'Alto Sele, dove lo snodo produttivo di Atena Lucana registra il 44%, rispetto al 54% di Polla, al 55% di Sala Consilina, al 62% di Sassano e al 65% di Padula, fino a raggiungere vette dell'86% a Ricigliano, Santomenna e Castelnuovo di Conza.
Nelle località turistiche e nel Cilento, infine, il rapporto cambia in maniera marcata tra la fascia costiera e le zone interne. Se Positano registra appena 39 pensionati ogni 100 occupati, Amalfi sale al 51% e Cetara al 64%. Nel Cilento marinaro San Giovanni a Piro e Sapri sfiorano il 61%, mentre Ispani supera il 73%. L'incremento tocca le cifre più elevate nei piccoli borghi dell'entroterra cilentano, dove si raggiungono i primati di Campora con il 137,7% e Sacco con quasi 145 pensionati ogni 100 lavoratori attivi, confermando come gli assegni previdenziali rappresentino un fondamentale ammortizzatore economico per il sostegno delle giovani generazioni.
La media del territorio si assesta al 51,7%, ovvero circa 52 cedolini ogni 100 stipendi, una cifra contenuta rispetto al parametro nazionale del 65% ma fortemente condizionata dalla presenza di occupazioni precarie o stagionali lungo il litorale e nei nodi logistici.
Il rapporto lavoratori-pensionati nel Salernitano
Il quadro economico evidenzia profonde spaccature territoriali. Nell'Agro nocerino sarnese, San Valentino Torio vanta uno degli indici più bassi con 34 pensionati ogni 100 lavoratori, seguito da Castel San Giorgio al 39,5% e Angri al 40%, mentre Nocera Inferiore sfiora la media provinciale attestandosi al 52%. Nei centri urbani più grandi come Cava de' Tirreni e Salerno le quote salgono rispettivamente al 56% e al 59%, specchio dell'invecchiamento della popolazione e del ridimensionamento del posto fisso industriale o impiegatizio. Nella Valle dell'Irno le cifre spaziano dal 42% di Fisciano al 47% di Pellezzano.Spostando lo sguardo verso la Piana del Sele, il comparto agricolo e dei trasporti mantiene un equilibrio costante con Capaccio al 41%, Eboli al 42%, Pontecagnano al 44%, Battipaglia al 46% e Bellizzi al 49%. Nei Picentini la situazione varia a seconda dell'altitudine, passando dal 35,5% di Montecorvino Pugliano al 56% di Giffoni Valle Piana e al 59% di Acerno. Scenario analogo nel Vallo di Diano e nell'Alto Sele, dove lo snodo produttivo di Atena Lucana registra il 44%, rispetto al 54% di Polla, al 55% di Sala Consilina, al 62% di Sassano e al 65% di Padula, fino a raggiungere vette dell'86% a Ricigliano, Santomenna e Castelnuovo di Conza.
Nelle località turistiche e nel Cilento, infine, il rapporto cambia in maniera marcata tra la fascia costiera e le zone interne. Se Positano registra appena 39 pensionati ogni 100 occupati, Amalfi sale al 51% e Cetara al 64%. Nel Cilento marinaro San Giovanni a Piro e Sapri sfiorano il 61%, mentre Ispani supera il 73%. L'incremento tocca le cifre più elevate nei piccoli borghi dell'entroterra cilentano, dove si raggiungono i primati di Campora con il 137,7% e Sacco con quasi 145 pensionati ogni 100 lavoratori attivi, confermando come gli assegni previdenziali rappresentino un fondamentale ammortizzatore economico per il sostegno delle giovani generazioni.




