Chi si occupa della famiglia senza uno stipendio può comunque costruire una propria posizione previdenziale ma è necessario conoscere strumenti, condizioni e modalità di accesso.
Non percepire uno stipendio per il lavoro svolto tra le mura domestiche, quindi, non significa necessariamente arrivare alla vecchiaia senza una pensione personale. È possibile costruirla, purché si conoscano le opportunità previste dalla normativa e si scelga lo strumento più adatto alla propria situazione.
Si tratta di un tema tutt'altro che secondario. Nel nostro Paese circa una persona su tre tra i 18 e i 67 anni non ha un'occupazione e non sta cercando attivamente un lavoro. Più del 30% di queste persone indica ragioni personali alla base della propria lontananza dal mercato del lavoro, una categoria nella quale rientrano in misura significativa coloro che si occupano della casa e dei familiari.
L'iscrizione non è facoltativa: si tratta di una forma di tutela prevista obbligatoriamente anche per chi presta quotidianamente attività domestiche senza avere un contratto di lavoro o ricevere una retribuzione.
La procedura di iscrizione può essere completata online attraverso il portale INAIL utilizzando SPID, CIE o CNS. L'iscrizione rappresenta inoltre una condizione necessaria per poter partecipare ai percorsi formativi destinati a questa categoria.
Il fondo è stato istituito dal decreto legislativo 565 del 1996, nell'ambito della riforma Dini, e prevede una forma di previdenza volontaria. I contributi possono essere versati direttamente dall'interessato oppure da un familiare.
L'adesione è consentita a uomini e donne tra i 16 e i 65 anni, purché non percepiscano già una pensione diretta e non svolgano un lavoro dipendente o autonomo che comporti l'iscrizione obbligatoria a un'altra gestione o cassa previdenziale. È prevista un'eccezione per chi lavora part-time quando l'orario o il livello della retribuzione non permettono di raggiungere il minimale contributivo necessario per la pensione.
Una volta raggiunto questo requisito, la pensione di vecchiaia può essere riconosciuta secondo due diverse modalità. Dai 57 anni, quando l'importo della pensione maturata raggiunge almeno 1,2 volte il valore dell'assegno sociale. Se questa condizione economica non viene raggiunta, il pagamento viene rinviato fino al compimento dei 65 anni.
Il sistema funziona con il metodo contributivo puro: l'importo della prestazione dipende quindi esclusivamente dalla quantità di contributi accumulati nel corso degli anni. Di conseguenza, a versamenti più elevati corrisponderà una pensione maggiore.
Pensione anticipata per chi si dedica alla casa: bastano versamenti da 25 euro al mese, requisiti e regole
Per chi dedica la propria vita ai lavori domestici e alla cura della famiglia non esiste una pensione specifica riservata alle casalinghe. Esistono però tre strumenti differenti che permettono di ottenere una tutela dagli infortuni, accedere a percorsi di formazione professionale e, soprattutto, costruire una posizione previdenziale autonoma che può arrivare a garantire la pensione anche a partire dai 57 anni.Non percepire uno stipendio per il lavoro svolto tra le mura domestiche, quindi, non significa necessariamente arrivare alla vecchiaia senza una pensione personale. È possibile costruirla, purché si conoscano le opportunità previste dalla normativa e si scelga lo strumento più adatto alla propria situazione.
I tre strumenti
Le norme prevedono tre percorsi distinti, destinati a esigenze differenti. Il primo riguarda chi vuole rientrare nel mondo del lavoro e necessita di aggiornare o rafforzare le proprie competenze. Il secondo offre una tutela assicurativa a chi svolge abitualmente attività domestiche. Il terzo consente invece a chi si dedica alla famiglia per gran parte della propria vita lavorativa di accumulare volontariamente contributi previdenziali.Si tratta di un tema tutt'altro che secondario. Nel nostro Paese circa una persona su tre tra i 18 e i 67 anni non ha un'occupazione e non sta cercando attivamente un lavoro. Più del 30% di queste persone indica ragioni personali alla base della propria lontananza dal mercato del lavoro, una categoria nella quale rientrano in misura significativa coloro che si occupano della casa e dei familiari.
L'assicurazione Inail
Chi svolge esclusivamente, abitualmente e senza compenso attività di cura della casa e della famiglia, con un'età compresa tra 18 e 67 anni, deve iscriversi all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici, introdotta dalla legge 493 del 1999.L'iscrizione non è facoltativa: si tratta di una forma di tutela prevista obbligatoriamente anche per chi presta quotidianamente attività domestiche senza avere un contratto di lavoro o ricevere una retribuzione.
Importi e condizioni
Nel 2026 il premio annuale dell'assicurazione ammonta a 24 euro. Non tutti, però, sono tenuti a sostenerne il costo. L'esonero completo, con il premio pagato dallo Stato, riguarda chi ha un reddito personale lordo non superiore a 4.648,11 euro oppure un reddito familiare lordo complessivo entro 9.296,22 euro.La procedura di iscrizione può essere completata online attraverso il portale INAIL utilizzando SPID, CIE o CNS. L'iscrizione rappresenta inoltre una condizione necessaria per poter partecipare ai percorsi formativi destinati a questa categoria.
Il fondo per la formazione
Per le persone che intendono tornare a lavorare è disponibile, dal 2020, anche un fondo specifico finanziato con 3 milioni di euro ogni anno. Le risorse vengono utilizzate per sostenere corsi e percorsi finalizzati a sviluppare competenze professionali e digitali di chi è rimasto fuori dal mercato occupazionale, con l'obiettivo di facilitare un nuovo ingresso nel mondo del lavoro. Possono accedervi le persone tra i 18 e i 67 anni che siano regolarmente iscritte all'assicurazione INAIL contro gli infortuni domestici.Il fondo previdenziale
Chi invece sceglie di dedicarsi alla famiglia per tutta la propria vita lavorativa può ricorrere al Fondo di previdenza per le persone che svolgono lavori di cura non retribuiti derivanti da responsabilità familiari.Il fondo è stato istituito dal decreto legislativo 565 del 1996, nell'ambito della riforma Dini, e prevede una forma di previdenza volontaria. I contributi possono essere versati direttamente dall'interessato oppure da un familiare.
L'adesione è consentita a uomini e donne tra i 16 e i 65 anni, purché non percepiscano già una pensione diretta e non svolgano un lavoro dipendente o autonomo che comporti l'iscrizione obbligatoria a un'altra gestione o cassa previdenziale. È prevista un'eccezione per chi lavora part-time quando l'orario o il livello della retribuzione non permettono di raggiungere il minimale contributivo necessario per la pensione.
Quanto bisogna versare
Nel 2026 il contributo minimo è pari a 25,82 euro al mese. Nell'arco di un anno ciò corrisponde a 309,84 euro, necessari per ottenere un anno completo di contribuzione. Per maturare il diritto alla pensione servono almeno cinque anni di contributi, equivalenti a un esborso minimo complessivo di 1.549,20 euro.Una volta raggiunto questo requisito, la pensione di vecchiaia può essere riconosciuta secondo due diverse modalità. Dai 57 anni, quando l'importo della pensione maturata raggiunge almeno 1,2 volte il valore dell'assegno sociale. Se questa condizione economica non viene raggiunta, il pagamento viene rinviato fino al compimento dei 65 anni.
Il sistema funziona con il metodo contributivo puro: l'importo della prestazione dipende quindi esclusivamente dalla quantità di contributi accumulati nel corso degli anni. Di conseguenza, a versamenti più elevati corrisponderà una pensione maggiore.

