Una docente di materie letterarie di Sarno potrà continuare a insegnare fino a 71 anni per maturare i requisiti necessari alla pensione minima. La vicenda, destinata a far discutere, riguarda un’insegnante di 67 anni che, dopo decenni trascorsi nel mondo della scuola, rischiava di restare senza tutela previdenziale.
La professoressa ha alle spalle 18 anni di docenza maturati attraverso un lungo percorso da precaria. Un periodo non sufficiente, però, a raggiungere i 20 anni di contribuzione minima richiesti per accedere alla pensione.
Il caso della docente di Sarno
La storia della docente sarnese mette in luce una situazione paradossale.
Pur avendo lavorato per anni nella scuola, l’insegnante non aveva ancora maturato i contributi necessari per ottenere la pensione minima. Per questo motivo, il proseguimento dell’attività lavorativa rappresenta per lei l’unica strada concreta per completare il biennio contributivo mancante.
In assenza di nuovi incarichi, la docente avrebbe rischiato di perdere sia la possibilità di lavorare sia quella di raggiungere il requisito previdenziale minimo.
Una vicenda simbolo del precariato scolastico
Il caso riporta al centro dell’attenzione il tema del precariato nella scuola italiana.
Molti docenti, per anni, vivono una condizione fatta di incarichi temporanei, supplenze assegnate anche all’ultimo momento, trasferte improvvise e spostamenti continui tra province e regioni diverse.
Una realtà che spesso costringe gli insegnanti a conciliare passione, necessità economiche e grande incertezza professionale, con stipendi non sempre proporzionati ai sacrifici richiesti.
La decisione del Tribunale di Nocera Inferiore
A intervenire sulla vicenda è stato il Giudice del Lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore, Aldo Rizzo, che ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Antimo Buonamano.
La decisione consente alla docente di restare iscritta nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze, le Gps, per il biennio 2026/2027 - 2027/2028.
In questo modo l’insegnante potrà continuare a ricevere incarichi e proseguire il proprio percorso lavorativo fino alla maturazione dei requisiti pensionistici.
Il rischio dell’esclusione dalle Gps
Secondo quanto evidenziato dal magistrato, l’esclusione dalle graduatorie avrebbe privato la docente della sua unica fonte di reddito.
Non solo. L’impossibilità di restare nelle Gps avrebbe compromesso anche la possibilità concreta di raggiungere il minimo contributivo necessario per la pensione.
La permanenza in graduatoria viene quindi considerata decisiva per evitare una condizione di grave difficoltà economica e previdenziale.
Potrà completare i contributi fino a 71 anni
Grazie all’ordinanza, la docente potrà continuare a insegnare fino al compimento dei 71 anni, età entro la quale dovrebbe maturare i 20 anni di anzianità contributiva.
Il caso potrebbe assumere rilievo anche oltre il territorio sarnese, perché tocca un nodo delicato del sistema scolastico: la tutela dei lavoratori precari che, pur avendo prestato servizio per molti anni, non riescono a raggiungere in tempo i requisiti per la pensione.
La posizione del legale
L’avvocato Antimo Buonamano ha definito l’ordinanza una vittoria di civiltà giuridica e di equità sociale per molti lavoratori precari della scuola.
Secondo il legale, non può essere giustificata una disparità di trattamento tra docenti a tempo determinato e colleghi di ruolo, soprattutto quando è in gioco il raggiungimento del minimo pensionistico.
Il riferimento è anche all’articolo 38 della Costituzione e alla normativa europea sul lavoro a tempo determinato.
Un precedente per il mondo della scuola
La vicenda della docente di Sarno apre una riflessione più ampia sui diritti dei precari della scuola, sulle tutele previdenziali e sulla necessità di evitare che anni di servizio non garantiscano una vecchiaia dignitosa.
Il caso mette in evidenza le fragilità di un sistema in cui il lavoro svolto per lungo tempo non sempre si traduce in sicurezza economica e riconoscimento pieno dei diritti.

