A.M., 17 anni, di Battipaglia, è in coma da circa un anno e mezzo a causa di una grave lesione cerebrale dovuta a un tumore. Da dicembre 2024 non frequenta più la scuola. È in cura al Bambino Gesù di Roma e non ha mai potuto seguire le lezioni durante l’anno scolastico appena concluso.
Eppure, nei giorni scorsi, alla famiglia è arrivata una comunicazione dall’Istituto “E. Ferrari” di Battipaglia: A.M. non è stata ammessa alla classe successiva. Il motivo indicato nel documento è il “numero di assenze superiore al tetto massimo consentito”, con tutti i voti riportati come “N.C.”, non classificato.
La comunicazione arrivata via mail alla famiglia
La comunicazione della bocciatura è arrivata tramite una mail ai genitori, senza un confronto preventivo e senza altre comunicazioni dirette. Una modalità che ha profondamente ferito la famiglia, già segnata da una situazione sanitaria drammatica.
A.M. era una ragazza attiva, solare, impegnata nello scoutismo e nella pallavolo. Una vita normale, fatta di scuola, sport e amicizie, interrotta improvvisamente dalla malattia. Lo scorso anno era stata promossa, poi l’aggravarsi delle condizioni cliniche ha reso impossibile ogni presenza in classe.
Il padre: “Come può una ragazza in coma dimostrare impegno?”
Il padre ha inviato una risposta durissima alla scuola, parlando di un atto “offensivo, burocratico e disumano”. Nella lettera, il genitore ricorda che la scuola era stata formalmente informata della condizione della figlia e che la documentazione medica era stata consegnata in segreteria.
“Come può una ragazza in coma dimostrare impegno? Come può partecipare alle lezioni? Quale condotta state valutando?”, scrive il padre, chiedendo l’annullamento dello scrutinio finale, una rettifica ufficiale e chiarimenti scritti su quanto accaduto.
Il caso trasmesso all’Ufficio scolastico regionale
La vicenda è già arrivata al Ministero dell’Istruzione e del Merito. Un documento dell’Ufficio della Direzione generale per lo studente, l’inclusione, l’orientamento e il contrasto alla dispersione scolastica ha trasmesso la segnalazione all’Ufficio scolastico regionale per la Campania, chiedendo un riscontro diretto all’interessato. Nel testo si fa riferimento alla “presunta illegittimità” del provvedimento di non ammissione e alla condizione della studentessa, in coma da oltre un anno e mezzo.
“La scuola deve insegnare solidarietà”
Per la famiglia, però, il punto non è soltanto amministrativo. È soprattutto umano. “La scuola non è solo il luogo dove si impara a leggere e scrivere. È il luogo in cui si dovrebbe insegnare la solidarietà, la vita, la vicinanza”, raccontano i genitori.
Poi l’amarezza: “All’inizio dell’anno scolastico è stata organizzata una festa in onore di nostra figlia, ma a noi non è stato detto nulla. Nessun ragazzo della classe le ha mai scritto. Solo una docente continua a farlo. Gli altri dove sono? Cosa si insegna davvero? Dove sono finiti tutti i suoi amici e compagni di classe?”.
Il peso delle cure e dei trasferimenti a Roma
A rendere ancora più pesante la situazione ci sono i continui spostamenti sanitari. La famiglia racconta di dover raggiungere periodicamente Roma, al Bambino Gesù, sostenendo costi importanti per il trasporto in ambulanza. In alcuni documenti dell’ASL Salerno si evidenziano difficoltà legate alla disponibilità di ambulanze dedicate e alla gestione dei trasferimenti fuori regione, così la famiglia deve provvedere autonomamente a livello economico. Una battaglia quotidiana, dunque, fatta di cure, burocrazia, attese e spese. Su tutto, ora, pesa anche la ferita della bocciatura.
Una vicenda che chiede risposte
La storia di A.M. apre un interrogativo profondo: può una studentessa in coma essere trattata come una qualunque alunna assenteista? È questo il punto su cui la famiglia chiede chiarezza, non solo alla scuola ma anche agli organi competenti.
Dall’Istituto “E. Ferrari” di Battipaglia, al momento, si attende un eventuale chiarimento ufficiale. Intanto il caso è diventato il simbolo di una domanda più grande: quando la scuola incontra il dolore, deve limitarsi ad applicare una formula burocratica o deve ricordare la sua funzione educativa, civile e umana?

