Pagani, maxi processo al clan Fezza-De Vivo: l'Antimafia chiede quasi mille anni di carcere per 72 imputati

Sfiorano i 970 anni complessivi di reclusione le richieste di condanna formulate dal pubblico ministero della Dda Elena Guarino al termine della requisitoria per il maxi processo con rito abbreviato a carico del clan Fezza-De Vivo di Pagani come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Il procedimento conta 72 posizioni al vaglio del giudice, a fronte di soli 11 imputati che hanno scelto il rito ordinario. Le accuse spaziano dall'associazione per delinquere di stampo mafioso al narcotraffico, fino al tentato omicidio, estorsioni, detenzione di armi e riciclaggio.
Al centro della ricostruzione dell'accusa c'è la gestione dell'organizzazione, definita un "clan retto dalle donne" per il ruolo assunto dalle figure femminili durante la detenzione dei vertici al regime di 41 bis. Nello specifico, la procura ha sollecitato 19 anni di reclusione per Rita Fezza e Anna Mannoni, oltre a 12 anni per Antonietta Luna. Tra i presunti promotori del sodalizio, sono stati richiesti 20 anni di carcere per Vincenzo Confessore, Francesco Fezza, Andrea De Vivo e Antonio D'Auria Petrosino, 19 anni per Daniele Confessore e 18 anni a testa per i fratelli Michele e Gioacchino D'Auria Petrosino. Pene ridotte a 4 anni per i due collaboratori di giustizia Eugenio Ferraioli e Vincenzo Petranovic.
L'attività investigativa, culminata con la pronuncia della Cassazione che ha riconosciuto l'operatività di stampo mafioso del gruppo, ha documentato il monopolio delle piazze di spaccio con rifornimenti internazionali da Spagna e Sud America, oltre a condotte estorsive e punitive estese a tutto l'Agro Nocerino Sarnese e alla provincia di Napoli. Le prossime udienze saranno dedicate agli interventi dei legali della difesa in vista della sentenza prevista entro dicembre.
Il procedimento conta 72 posizioni al vaglio del giudice, a fronte di soli 11 imputati che hanno scelto il rito ordinario. Le accuse spaziano dall'associazione per delinquere di stampo mafioso al narcotraffico, fino al tentato omicidio, estorsioni, detenzione di armi e riciclaggio.
Pagani, maxi processo al clan Fezza-De Vivo
Al centro della ricostruzione dell'accusa c'è la gestione dell'organizzazione, definita un "clan retto dalle donne" per il ruolo assunto dalle figure femminili durante la detenzione dei vertici al regime di 41 bis. Nello specifico, la procura ha sollecitato 19 anni di reclusione per Rita Fezza e Anna Mannoni, oltre a 12 anni per Antonietta Luna. Tra i presunti promotori del sodalizio, sono stati richiesti 20 anni di carcere per Vincenzo Confessore, Francesco Fezza, Andrea De Vivo e Antonio D'Auria Petrosino, 19 anni per Daniele Confessore e 18 anni a testa per i fratelli Michele e Gioacchino D'Auria Petrosino. Pene ridotte a 4 anni per i due collaboratori di giustizia Eugenio Ferraioli e Vincenzo Petranovic.
L'attività investigativa, culminata con la pronuncia della Cassazione che ha riconosciuto l'operatività di stampo mafioso del gruppo, ha documentato il monopolio delle piazze di spaccio con rifornimenti internazionali da Spagna e Sud America, oltre a condotte estorsive e punitive estese a tutto l'Agro Nocerino Sarnese e alla provincia di Napoli. Le prossime udienze saranno dedicate agli interventi dei legali della difesa in vista della sentenza prevista entro dicembre.




