Nel secondo dopoguerra l’Italia era attraversata da una forte spinta verso la ricostruzione e il progresso. Anche Positano, allora piccolo borgo di pescatori affacciato sulla Costiera Amalfitana, iniziava a intravedere una nuova vocazione turistica. In questo clima di entusiasmo e progettualità, nell’aprile del 1948 prese forma un’idea tanto ambiziosa quanto discussa: realizzare un collegamento rotabile diretto verso la spiaggia.
Un progetto che racconta un’epoca
A distanza di decenni, una storica immagine d’archivio riporta alla luce quella visione mai realizzata. Non si tratta soltanto di un progetto infrastrutturale, ma di uno spaccato culturale che racconta come si immaginava il futuro in quegli anni: accessibilità, modernità, apertura al mondo. Un’idea di progresso che oggi appare distante, ma che allora sembrava necessaria.
Nel racconto di quella stagione emerge la figura di Rosalba De Lucia, per lungo tempo punto di riferimento dell’Azienda di Soggiorno e Turismo. Con visione e sensibilità, De Lucia contribuì in modo determinante alla costruzione dell’identità moderna di Positano, cercando un equilibrio tra sviluppo e tutela del paesaggio, tra ambizione e rispetto del territorio.
Un investimento importante per l’epoca
Il progetto, promosso durante l’amministrazione Sersale, prevedeva uno stanziamento di 25 milioni di lire, una cifra considerevole per il periodo. L’obiettivo era chiaro: rendere il paese più accessibile, favorire il turismo nascente e garantire collegamenti più agevoli tra il centro e il mare. Un’idea che, sulla carta, prometteva crescita economica e stabilità.
Il collegamento rotabile verso la spiaggia, però, non vide mai la luce. Le ragioni furono diverse: difficoltà tecniche, costi elevati e, forse, una maggiore consapevolezza del valore paesaggistico e identitario di Positano. Col tempo, quella rinuncia è diventata uno dei grandi “bivi” della storia locale.
Progresso o tutela? Una domanda ancora aperta
La mancata realizzazione di quella strada solleva ancora oggi un interrogativo affascinante: fu una scelta giusta o un’occasione persa? Se da un lato un accesso carrabile avrebbe semplificato la vita quotidiana e accelerato lo sviluppo turistico, dall’altro avrebbe potuto alterare in modo irreversibile l’equilibrio del paesaggio.
Le scale, i vicoli, il continuo saliscendi fanno oggi parte dell’anima di Positano, di quell’esperienza autentica che milioni di visitatori continuano a cercare.
Una modernità arrivata comunque
Nel tempo, Positano ha conosciuto comunque forme di “invasione” moderna: via mare, con l’approdo, e via terra, con collegamenti funzionali ai servizi, come quelli legati al depuratore. Mai però un vero accesso rotabile diretto alla spiaggia, a conferma di una modernizzazione parziale e controllata.
Quell’immagine del 1948, che sembra collegare piazza dei Mulini alla scala Trara Genoino o forse alla Via Pasitea, oggi non è solo un documento storico. È uno specchio sul presente, che invita a riflettere su come immaginiamo lo sviluppo e su quali compromessi siamo disposti ad accettare.
Forse, senza saperlo, Positano ha scelto la lentezza, la complessità e la bellezza. O forse è stata semplicemente la storia a decidere. Resta il fatto che anche ciò che non è stato costruito ha contribuito a rendere Positano ciò che è oggi.

