A vent’anni dalla scomparsa, avvenuta il 7 febbraio 2006, il mondo dell’arte rende omaggio a Ibrahim Kodra, figura centrale della pittura del Novecento e unico artista albanese ad aver raggiunto una risonanza internazionale duratura. Un maestro che, oltre a Milano, scelse Positano come spazio privilegiato di vita e creazione.
Una formazione europea e un successo globale
Dopo gli studi in Albania e il Premio Tirana, Kodra si trasferì a Milano nel 1938 grazie a una borsa di studio reale. Qui frequentò l’Accademia di Brera, formandosi con maestri come Carrà, Carpi e Funi e conquistando il Premio Hayez. Da quel momento, la sua carriera si sviluppò tra esposizioni, riconoscimenti e un linguaggio pittorico personale, capace di fondere cubismo, segno e colore mediterraneo.
Il legame con Positano iniziò nei primi anni Sessanta e divenne presto profondo e duraturo. La città verticale rappresentò per Kodra un contrappeso ideale ai ritmi milanesi: luce, silenzio e paesaggio come fonti di ispirazione. Le lunghe permanenze gli valsero, negli anni Ottanta, la cittadinanza onoraria, riconoscimento dell’amore reciproco tra l’artista e la comunità.
Per oltre venticinque anni, Kodra soggiornò stabilmente in un albergo del centro, trasformando spesso la propria stanza in atelier improvvisato. Frequentava luoghi di incontro e dialogo tra artisti, osservava scorci e volti, assorbiva i colori del Mediterraneo che riaffioravano nelle sue tele.
Le opere e l’eredità culturale
Il primo dipinto realizzato a Positano, “Senza titolo”, segnò una fase di ricerca intensa, caratterizzata da impasti cromatici densi e da un segno gestuale che restituiva energia e spiritualità. L’opera è oggi parte della collezione comunale. Dopo la sua scomparsa, mostre e iniziative hanno continuato a raccontare questo rapporto fecondo tra artista e territorio.
Nel ventesimo anniversario della morte, Milano dedica a Kodra una mostra commemorativa, mentre Positano ne custodisce la memoria tra i luoghi e le storie che ne hanno alimentato l’arte. Ibrahim Kodra resta una figura capace di unire identità albanese, cultura italiana e respiro internazionale, lasciando un’eredità viva che parla ancora di dialogo, bellezza e Mediterraneo.

