È entrata nel vivo la nuova campagna di scavi archeologici nell’alveo della cavità carsica delle Grotte di Pertosa-Auletta, uno dei siti naturalistici e storici più straordinari d’Europa. Il complesso è infatti l’unico sistema speleologico europeo attraversato da un fiume sotterraneo navigabile, che riemerge all’esterno per confluire nel Tanagro. Le attività di scavo si svolgono in condizioni estreme: gli speleo-archeologi operano immersi nell’acqua e nel fango, sospesi lungo le pareti della grotta, con l’obiettivo di recuperare reperti antichissimi senza alterarne il delicato contesto stratigrafico.
Reperti tra sacro e quotidiano
Le indagini archeologiche stanno restituendo un quadro sempre più chiaro dell’uso storico della grotta, in particolare tra età ellenistica e periodo romano-imperiale. Le precedenti campagne, concentrate nell’area dell’ingresso, hanno portato alla luce numerose lucerne in terracotta, ornamenti personali, monete e resti combusti, elementi che suggeriscono la presenza di attività rituali e votive protratte nel tempo.
La disposizione dei materiali e la loro tipologia indicano che questa porzione della cavità fosse destinata a pratiche cultuali, probabilmente legate al carattere sacro dell’acqua, considerata fonte di vita e di rigenerazione dalle popolazioni antiche.
Un luogo abitato per millenni
Le Grotte di Pertosa-Auletta si confermano un sito abitato e frequentato ininterrottamente per migliaia di anni. Le tracce più antiche rimandano alla preistoria, quando l’area era probabilmente legata alla pastorizia, alla lavorazione del latte e alla tessitura, come dimostrano resti di telai e manufatti legati alla vita quotidiana.
Le stratificazioni successive raccontano un utilizzo continuo: dall’età classica fino al Medioevo, con reperti databili tra il Quattrocento e il Cinquecento, fino all’epoca contemporanea. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la grotta fu utilizzata come rifugio e conserva ancora iscrizioni in ebraico lasciate da soldati israeliani.
Tecnica e alta specializzazione
Lo scavo in ambiente ipogeo richiede competenze altamente specialistiche. Il lavoro stratigrafico, reso complesso dalla presenza costante dell’acqua, impone una documentazione meticolosa con rilievi fotografici e conservazione dei reperti, in particolare quelli organici, che vengono mantenuti immersi per consentire successive analisi scientifiche.
Tra i materiali recuperati figurano anche resti faunistici, ossa di volatili, residui combusti e frammenti microscopici, testimonianze fondamentali per ricostruire l’evoluzione del rapporto tra uomo, ambiente e sacralità.
Ricerca, sostenibilità e comunità
Gli scavi rappresentano anche un esempio concreto di sostenibilità applicata ai beni culturali: l’acqua, elemento centrale del sito, ha permesso la conservazione straordinaria dei reperti nel tempo, offrendo oggi una finestra privilegiata sul passato.
Il progetto rafforza inoltre il legame tra le grotte e la comunità locale, che vive il sito come patrimonio condiviso e motore di crescita culturale e sociale. Le attività di ricerca coinvolgono studiosi, tecnici e operatori, contribuendo a creare un forte senso di appartenenza.
Uno scrigno ancora da esplorare
La campagna in corso è solo una parte di un lavoro destinato a proseguire. Le potenzialità del sito sono enormi e richiedono ulteriori risorse e finanziamenti per ampliare l’area di scavo e approfondire lo studio dei materiali già emersi.
Le Grotte di Pertosa-Auletta continuano così a raccontare una storia millenaria, dove natura, spiritualità e civiltà si intrecciano in uno dei contesti archeologici più affascinanti del Mediterraneo.

