A oltre quindici anni dall'omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, il figlio Antonio ripercorre omissioni, timori e testimonianze che oggi assumono un nuovo peso nel processo.
Caso Vassallo, il figlio: «Le paure di allora oggi aiutano a capire»
A più di quindici anni dall’assassinio di Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” di Pollica ucciso il 5 settembre 2010, emergono nuove considerazioni dalla famiglia. A intervenire è Antonio Vassallo, che torna su decisioni, esitazioni e timori maturati nei giorni successivi al delitto.
Il familiare riconosce come, in diverse occasioni, fossero state mosse critiche all’attività investigativa iniziale, ma ammette che anche la famiglia commise valutazioni errate. Il riferimento riguarda quanto riferito all’epoca da una persona molto vicina al sindaco, con la quale Vassallo era solito incontrarsi all’enoteca del porto di Acciaroli, luogo di frequenti conversazioni.
Dopo l’omicidio, quell’uomo – identificato come Pierluca – si sarebbe avvicinato ai familiari parlando di presunti traffici di droga e del coinvolgimento di figure considerate influenti, sostenendo che il primo cittadino avesse scoperto elementi rilevanti e fosse pronto a denunciarli. Tuttavia, la paura di esporsi, di non ricevere adeguata protezione e perfino di non essere creduto dagli investigatori lo avrebbe frenato. «Non gli credemmo», riconosce oggi Antonio Vassallo, spiegando che appariva inaccettabile l’ipotesi di un possibile coinvolgimento di un ufficiale dell’Arma.
Con il passare del tempo e alla luce degli atti giudiziari, il quadro appare più complesso. Emergono riferimenti a pressioni, intimidazioni e minacce che sarebbero state rivolte a Pierluca, incluso un episodio di aggressione pubblica sul porto di Acciaroli e una perquisizione domiciliare. Ogni tentativo di raccontare quanto sapeva avrebbe comportato conseguenze sempre più gravose.
Sotto il peso del timore, l’uomo avrebbe successivamente ritrattato alcune dichiarazioni, sostenendo che fossero state interpretate in modo errato. Quelle incongruenze, oggi, assumono un ruolo centrale nell’ambito del procedimento.
Il processo sull’omicidio di Angelo Vassallo è stato avviato quest’anno, ma a distanza di oltre quindici anni restano ancora sconosciuti sia l’autore materiale sia eventuali mandanti. Secondo Antonio Vassallo, proprio le paure e i cambiamenti nelle versioni rese nel tempo rappresentano oggi elementi utili per comprendere con maggiore chiarezza quanto accaduto.

