Emergono nuovi e drammatici dettagli sull’omicidio di Gaetano Russo, 61 anni, storico panettiere, ucciso all’interno della sua attività commerciale da Andrea Sirica, 34 anni, pluripregiudicato come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
A parlare sono i figli della vittima, che ricostruiscono quanto accaduto e il contesto umano e familiare spezzato da una violenza improvvisa e brutale.
Secondo quanto riferito dai familiari, Sirica era una persona conosciuta dalla famiglia. Aveva citofonato come altre volte e la porta gli era stata aperta senza sospetti. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, ora al vaglio degli inquirenti, mostrerebbero l’uomo muoversi con sicurezza all’interno dell’esercizio, chiamare i presenti per nome e chiedere di disattivare i sistemi di controllo. Un comportamento che, stando ai racconti, denoterebbe piena lucidità.
Cristina Russo, 19 anni, era presente nel negozio al momento dell’aggressione. Ha tentato di intervenire, riportando una ferita alla mano. È stata il padre a frapporsi tra lei e l’assalitore. Le coltellate inferte a Gaetano Russo sarebbero state numerose e violente. L’uomo è morto nel tentativo di proteggere i figli. Poco distante, nell’abitazione sovrastante, la figlia maggiore Maria Angela, 33 anni, ha udito le urla ed è scesa in strada, rendendosi conto immediatamente della gravità della situazione.
I figli raccontano di un padre dedito esclusivamente al lavoro e alla famiglia, punto di riferimento non solo per loro ma per l’intero quartiere. Un uomo descritto come generoso, abituato ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, compreso lo stesso Sirica, che negli anni avrebbe ricevuto sostegno materiale e umano da Gaetano Russo.
Ora la famiglia chiede giustizia. Raimondo Russo, il figlio, invoca una risposta ferma delle istituzioni e l’applicazione rigorosa della legge. Lunedì verrà conferito l’incarico al medico legale per l’autopsia, che dovrà chiarire dinamica e portata delle lesioni mortali.
Intanto la bottega resta chiusa. Davanti alle serrande abbassate si susseguono fiori, candele e messaggi. La sera scorsa cittadini e conoscenti si sono fermati in silenzio per un momento di raccoglimento. Tra le immagini lasciate, una fotografia di Gaetano Russo con il pane tra le mani, simbolo di un lavoro e di una vita spesi per gli altri.
A parlare sono i figli della vittima, che ricostruiscono quanto accaduto e il contesto umano e familiare spezzato da una violenza improvvisa e brutale.
Si è frapposto tra il killer e i figli: così Gaetano Russo è stato ucciso
Il delitto si è consumato nel negozio di alimentari situato al piano terra del civico 4 di via Falciani, a ridosso di piazza Sabotino. Un luogo quotidiano, frequentato dalla comunità, trasformato in pochi istanti in scena di sangue. La lama utilizzata per l’aggressione sarebbe stata prelevata direttamente dal bancone della salumeria. Tra gli scaffali sono ancora visibili i segni dei rilievi della polizia scientifica, insieme alle tracce ematiche che raccontano la ferocia dell’attacco.Secondo quanto riferito dai familiari, Sirica era una persona conosciuta dalla famiglia. Aveva citofonato come altre volte e la porta gli era stata aperta senza sospetti. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, ora al vaglio degli inquirenti, mostrerebbero l’uomo muoversi con sicurezza all’interno dell’esercizio, chiamare i presenti per nome e chiedere di disattivare i sistemi di controllo. Un comportamento che, stando ai racconti, denoterebbe piena lucidità.
Cristina Russo, 19 anni, era presente nel negozio al momento dell’aggressione. Ha tentato di intervenire, riportando una ferita alla mano. È stata il padre a frapporsi tra lei e l’assalitore. Le coltellate inferte a Gaetano Russo sarebbero state numerose e violente. L’uomo è morto nel tentativo di proteggere i figli. Poco distante, nell’abitazione sovrastante, la figlia maggiore Maria Angela, 33 anni, ha udito le urla ed è scesa in strada, rendendosi conto immediatamente della gravità della situazione.
I figli raccontano di un padre dedito esclusivamente al lavoro e alla famiglia, punto di riferimento non solo per loro ma per l’intero quartiere. Un uomo descritto come generoso, abituato ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, compreso lo stesso Sirica, che negli anni avrebbe ricevuto sostegno materiale e umano da Gaetano Russo.
Ora la famiglia chiede giustizia. Raimondo Russo, il figlio, invoca una risposta ferma delle istituzioni e l’applicazione rigorosa della legge. Lunedì verrà conferito l’incarico al medico legale per l’autopsia, che dovrà chiarire dinamica e portata delle lesioni mortali.
Intanto la bottega resta chiusa. Davanti alle serrande abbassate si susseguono fiori, candele e messaggi. La sera scorsa cittadini e conoscenti si sono fermati in silenzio per un momento di raccoglimento. Tra le immagini lasciate, una fotografia di Gaetano Russo con il pane tra le mani, simbolo di un lavoro e di una vita spesi per gli altri.

