Un commento ritenuto offensivo pubblicato sotto un contenuto sponsorizzato sui social network si è trasformato in una richiesta di risarcimento danni da circa 10mila euro. Protagonista della vicenda una cittadina del Vallo di Diano che, nelle scorse settimane, si è vista notificare un atto di messa in mora per presunta “diffamazione aggravata” in sede civile.
A distanza di poche settimane è arrivata la richiesta formale di risarcimento danni. L’azione è stata incardinata in sede civile e contesta una diffamazione aggravata, fattispecie che può configurarsi quando l’offesa viene arrecata attraverso mezzi di pubblicità, come nel caso dei social network, potenzialmente idonei a raggiungere un numero indeterminato di persone.
La donna è ora assistita dall’avvocato Enrico d’Amato. È stata attivata e accettata la procedura di negoziazione assistita, strumento previsto dall’ordinamento per tentare una soluzione conciliativa prima dell’eventuale instaurazione di un giudizio ordinario. Gli aspetti procedurali restano in corso e non risultano, allo stato, decisioni definitive.
La vicenda riporta l’attenzione sui profili di responsabilità connessi all’utilizzo dei social network. I commenti pubblicati online, anche se digitati in pochi secondi, possono integrare ipotesi di illecito civile e, in determinati casi, penale. La giurisprudenza consolidata considera infatti le piattaforme digitali strumenti di diffusione potenzialmente amplificata, con conseguente aggravamento della condotta in presenza di espressioni ritenute diffamatorie.
Il legale della donna ha richiamato alla prudenza nell’utilizzo dei social, sottolineando la necessità di valutare attentamente le conseguenze giuridiche delle proprie esternazioni. In caso di ricezione di una richiesta risarcitoria, è consigliabile rivolgersi tempestivamente a un professionista per verificare la sussistenza dei presupposti della domanda e le eventuali strategie difensive.
Commento offensivo sui social, richiesta di 10mila euro per diffamazione
Secondo quanto ricostruito, la donna, mentre scorreva le storie sui social, si sarebbe imbattuta nel profilo suggerito di una influencer molto seguita, con circa 500mila follower. Dopo aver letto alcune dichiarazioni pubblicate dalla giovane, avrebbe deciso di commentare pubblicamente utilizzando espressioni dai toni ritenuti lesivi.A distanza di poche settimane è arrivata la richiesta formale di risarcimento danni. L’azione è stata incardinata in sede civile e contesta una diffamazione aggravata, fattispecie che può configurarsi quando l’offesa viene arrecata attraverso mezzi di pubblicità, come nel caso dei social network, potenzialmente idonei a raggiungere un numero indeterminato di persone.
La donna è ora assistita dall’avvocato Enrico d’Amato. È stata attivata e accettata la procedura di negoziazione assistita, strumento previsto dall’ordinamento per tentare una soluzione conciliativa prima dell’eventuale instaurazione di un giudizio ordinario. Gli aspetti procedurali restano in corso e non risultano, allo stato, decisioni definitive.
La vicenda riporta l’attenzione sui profili di responsabilità connessi all’utilizzo dei social network. I commenti pubblicati online, anche se digitati in pochi secondi, possono integrare ipotesi di illecito civile e, in determinati casi, penale. La giurisprudenza consolidata considera infatti le piattaforme digitali strumenti di diffusione potenzialmente amplificata, con conseguente aggravamento della condotta in presenza di espressioni ritenute diffamatorie.
Il legale della donna ha richiamato alla prudenza nell’utilizzo dei social, sottolineando la necessità di valutare attentamente le conseguenze giuridiche delle proprie esternazioni. In caso di ricezione di una richiesta risarcitoria, è consigliabile rivolgersi tempestivamente a un professionista per verificare la sussistenza dei presupposti della domanda e le eventuali strategie difensive.

