È diventata definitiva la condanna per truffa online a carico di un 31enne originario di Salerno, accusato di aver incassato somme di denaro provenienti da raggiri informatici attraverso una carta Postepay a lui intestata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dalla difesa, confermando integralmente la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Sassari nel maggio 2025.
Bocciata la tesi del furto d’identità
Al centro del ricorso vi era la presunta estraneità dell’imputato ai fatti. Secondo la linea difensiva, la carta prepagata sarebbe stata attivata da terzi a sua insaputa, ipotizzando un caso di furto d’identità. Una ricostruzione che i giudici hanno giudicato priva di fondamento.
Dalle indagini è infatti emerso che la Postepay era stata regolarmente rilasciata previa esibizione della carta d’identità e della tessera sanitaria dell’imputato, documenti che non risultavano mai denunciati come smarriti o rubati. Un elemento ritenuto decisivo per attribuire al 31enne la piena responsabilità dell’uso dello strumento di pagamento.
Ricorso inammissibile anche sul piano procedurale
La Suprema Corte ha inoltre evidenziato come il ricorso fosse carente sotto il profilo procedurale, limitandosi a riproporre contestazioni già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Le motivazioni della sentenza d’appello sono state giudicate coerenti e prive di contraddizioni logiche.
Respinta anche la richiesta di concessione delle attenuanti generiche, con conseguente conferma della pena e l’obbligo per l’imputato di versare 3mila euro alla Cassa delle ammende.
Condanna definitiva
Con la decisione degli ermellini si chiude definitivamente il procedimento giudiziario. La vicenda rappresenta l’ennesimo richiamo sull’attenzione delle autorità verso le truffe informatiche, sempre più diffuse attraverso l’uso illecito di carte prepagate e strumenti di pagamento elettronici.

