Ha rifiutato il ricovero in un reparto maschile dopo sei giorni trascorsi su una barella del pronto soccorso. È quanto accaduto a Iolanda, donna transgender, protagonista di un caso che ha acceso il dibattito sui diritti e la dignità delle persone trans all’interno delle strutture sanitarie. La vicenda si è verificata presso l’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, dove alla paziente sarebbe stata proposta una sistemazione in una stanza condivisa con cinque uomini. Una soluzione che Iolanda ha definito “lesiva della propria dignità”, scegliendo di lasciare l’ospedale nonostante le condizioni di salute precarie.
La posizione dei sanitari e l’intervento delle associazioni
Secondo quanto riferito dalle associazioni che hanno seguito il caso, il personale sanitario avrebbe motivato la scelta sostenendo che, dal punto di vista biologico, la paziente fosse da considerare uomo e quindi non ricoverabile in reparti femminili. Una posizione che ha generato forti proteste da parte del mondo associativo.
A denunciare l’episodio è stata l’Associazione Trans Napoli, che ha parlato di una situazione di grave disagio psicologico e di una mancata tutela del diritto alla salute. Dopo il rifiuto del ricovero, è scattata una rete di supporto che ha coinvolto attivisti e rappresentanti istituzionali.
La svolta con l’intervento di Roberto Fico
Determinante si è rivelato l’intervento del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che in serata ha avviato una mediazione diretta con i vertici dell’ospedale. Dopo ore di confronto, la Direzione Sanitaria ha riconosciuto le criticità emerse.
In una nota diffusa successivamente, è stato confermato che l’azienda ospedaliera ha presentato scuse ufficiali alla paziente, garantendo una sistemazione rispettosa della sua identità di genere e della sua persona.
Verso nuove linee guidaIl caso ha aperto una riflessione più ampia sulla necessità di protocolli chiari e condivisi per l’accoglienza delle persone transgender negli ospedali. Dalla Regione è arrivata la disponibilità ad avviare un percorso per la definizione di linee guida specifiche, affinché episodi simili non si ripetano.
L’obiettivo, ribadiscono associazioni e istituzioni, è uno solo: garantire il diritto alla salute nel pieno rispetto della dignità di ogni cittadino, senza discriminazioni e senza ambiguità interpretative.

