La Procura della Repubblica di Nocera Inferiore ha chiesto l’archiviazione dell’indagine relativa al decesso di Davide Calabrese, 18enne di Pagani, studente del liceo “Mangino”, morto lo scorso marzo in Spagna durante una gita scolastica a Malaga. L’unica persona iscritta nel registro degli indagati era la docente accompagnatrice, nei cui confronti era stato ipotizzato il reato di abbandono di persona.
La famiglia del ragazzo, assistita dall’avvocato Giuseppe Ferlisi, ha però presentato formale opposizione alla richiesta di archiviazione. Secondo la parte offesa, la ricostruzione dei fatti sarebbe diversa rispetto a quella accolta dalla Procura e vi sarebbero elementi che meritano ulteriori approfondimenti. La vicenda potrebbe ora approdare dinanzi al Gip del Tribunale di Nocera Inferiore, chiamato a valutare l’opposizione in camera di consiglio.
I fatti risalgono al 24 marzo, quando il 18enne, impegnato nel viaggio di istruzione con la classe, avrebbe accusato i primi malori nel corso della mattinata. In base alla ricostruzione acquisita agli atti, il giovane fece rientro in albergo insieme alla docente. La dinamica delle ore successive costituisce il nodo centrale dell’inchiesta. Secondo diverse testimonianze, il ragazzo avrebbe avuto tre episodi di malessere nell’arco della giornata.
La difesa della famiglia ha ricostruito nel dettaglio gli spostamenti del giovane tra le 12 e le 18.25, soffermandosi sulle modalità e sui tempi dell’assistenza prestata. Solo in tarda serata sarebbe stato allertato un medico, che avrebbe riscontrato condizioni critiche, con stato cianotico e difficoltà nella deambulazione. Il 18enne fu quindi trasportato in pronto soccorso e successivamente ricoverato in terapia intensiva in un altro presidio sanitario. Nonostante un intervento chirurgico, il quadro clinico si aggravò fino al decesso.
Nell’atto di opposizione vengono richiamati testimonianze, messaggi e ulteriori elementi che, secondo la parte civile, delineerebbero possibili responsabilità. Spetterà ora al Gip decidere se accogliere la richiesta di archiviazione, disporre nuove indagini o valutare un’eventuale imputazione coatta.
Studente morto in gita, la Procura chiede l’archiviazione
Secondo l’ufficio inquirente, non emergerebbero profili di responsabilità a carico dell’insegnante. La morte del giovane sarebbe riconducibile a una miocardite fulminante, come indicato negli accertamenti medico-legali disposti nel corso delle indagini preliminari. La richiesta di archiviazione si fonda, oltre che sugli esiti della consulenza tecnica, anche sulla versione fornita dalla docente, ritenuta coerente e attendibile dagli investigatori.La famiglia del ragazzo, assistita dall’avvocato Giuseppe Ferlisi, ha però presentato formale opposizione alla richiesta di archiviazione. Secondo la parte offesa, la ricostruzione dei fatti sarebbe diversa rispetto a quella accolta dalla Procura e vi sarebbero elementi che meritano ulteriori approfondimenti. La vicenda potrebbe ora approdare dinanzi al Gip del Tribunale di Nocera Inferiore, chiamato a valutare l’opposizione in camera di consiglio.
I fatti risalgono al 24 marzo, quando il 18enne, impegnato nel viaggio di istruzione con la classe, avrebbe accusato i primi malori nel corso della mattinata. In base alla ricostruzione acquisita agli atti, il giovane fece rientro in albergo insieme alla docente. La dinamica delle ore successive costituisce il nodo centrale dell’inchiesta. Secondo diverse testimonianze, il ragazzo avrebbe avuto tre episodi di malessere nell’arco della giornata.
La difesa della famiglia ha ricostruito nel dettaglio gli spostamenti del giovane tra le 12 e le 18.25, soffermandosi sulle modalità e sui tempi dell’assistenza prestata. Solo in tarda serata sarebbe stato allertato un medico, che avrebbe riscontrato condizioni critiche, con stato cianotico e difficoltà nella deambulazione. Il 18enne fu quindi trasportato in pronto soccorso e successivamente ricoverato in terapia intensiva in un altro presidio sanitario. Nonostante un intervento chirurgico, il quadro clinico si aggravò fino al decesso.
Nell’atto di opposizione vengono richiamati testimonianze, messaggi e ulteriori elementi che, secondo la parte civile, delineerebbero possibili responsabilità. Spetterà ora al Gip decidere se accogliere la richiesta di archiviazione, disporre nuove indagini o valutare un’eventuale imputazione coatta.

