A Cava de’ Tirreni si alza il livello dello scontro sulla tenuta del sistema sanitario locale. Dopo le dimissioni della dottoressa Barbara Casilli, responsabile dell’unità semplice del pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria dell’Olmo, i Comitati uniti a difesa dell’ospedale e della salute pubblica hanno annunciato una mobilitazione cittadina, superando la fase delle sole denunce formali come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
I comitati sottolineano come le difficoltà del pronto soccorso non rappresentino un problema isolato, ma abbiano effetti a catena sull’intero ospedale. «Il pronto soccorso è il cuore pulsante di un presidio sanitario – evidenziano – quando va in sofferenza, anche gli altri reparti ne risentono». Una dinamica che, secondo quanto riferito, sarebbe già in atto, con il personale sanitario sottoposto a carichi di lavoro sempre più pesanti e condizioni operative definite al limite.
Nel comunicato viene ribadita la necessità di soluzioni strutturali e durature. I comitati denunciano un sistema che, a loro avviso, vive in un equilibrio precario, con problemi che emergono quotidianamente e che richiedono interventi continui per evitare il collasso. «Così non si può andare avanti – si legge – perché questo stare sempre in bilico produce solo nuovi problemi». Da qui l’annuncio di una manifestazione pubblica, attualmente in fase di organizzazione, con l’invito esplicito a scendere in piazza «per sé stessi, per i figli e per le fasce più fragili della popolazione».
L’appello ha avuto un’immediata risposta. In poche ore, sui social network dei Comitati a difesa dell’ospedale, sono arrivate centinaia di adesioni e commenti. Tra questi anche le testimonianze di cittadini che raccontano esperienze dirette all’interno del presidio ospedaliero. «Ho accompagnato mia madre in ospedale – scrive una residente – medici e infermieri erano visibilmente stremati». Segnali che contribuiscono ad alimentare il clima di preoccupazione diffusa.
Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Italo Cirielli, che nei giorni scorsi ha espresso pubblicamente il proprio ringraziamento alla dottoressa Casilli per il lavoro svolto alla guida del pronto soccorso. Un incarico, ha ricordato, portato avanti in condizioni difficili, segnate da carenze di personale, turni gravosi e una pressione costante sul reparto. Cirielli ha definito l’impegno della professionista un punto di riferimento non solo per il servizio di emergenza, ma per l’intera comunità cavese.
Lo stesso esponente politico ha rivolto un appello al neo governatore Fico, chiedendo chiarimenti sulle misure immediate previste per garantire la piena operatività del pronto soccorso, sull’eventuale avvio di assunzioni straordinarie di personale medico e sanitario e sull’esistenza di un piano strutturale di rafforzamento dell’ospedale Santa Maria dell’Olmo. Interrogativi che si inseriscono in un contesto di crescente mobilitazione e che ora attendono risposte istituzionali, mentre la città si prepara a scendere in piazza.
Sanità a rischio a Cava de' Tirreni, scatta la protesta
La decisione arriva al termine di settimane segnate da tensioni e criticità che, secondo i rappresentanti dei comitati, non possono più essere affrontate con interventi tampone. L’appello è rivolto all’intera comunità cavese, senza distinzioni politiche o di appartenenza. «Per una volta – scrivono Paolo Civetta e Alfredo Senatore – mettiamo da parte bandiere e colori e uniamoci su una battaglia che riguarda tutti». Il messaggio diffuso attraverso i canali social parla di una situazione definita «molto seria», denunciata da tempo e ora divenuta, a loro dire, emergenziale.I comitati sottolineano come le difficoltà del pronto soccorso non rappresentino un problema isolato, ma abbiano effetti a catena sull’intero ospedale. «Il pronto soccorso è il cuore pulsante di un presidio sanitario – evidenziano – quando va in sofferenza, anche gli altri reparti ne risentono». Una dinamica che, secondo quanto riferito, sarebbe già in atto, con il personale sanitario sottoposto a carichi di lavoro sempre più pesanti e condizioni operative definite al limite.
Nel comunicato viene ribadita la necessità di soluzioni strutturali e durature. I comitati denunciano un sistema che, a loro avviso, vive in un equilibrio precario, con problemi che emergono quotidianamente e che richiedono interventi continui per evitare il collasso. «Così non si può andare avanti – si legge – perché questo stare sempre in bilico produce solo nuovi problemi». Da qui l’annuncio di una manifestazione pubblica, attualmente in fase di organizzazione, con l’invito esplicito a scendere in piazza «per sé stessi, per i figli e per le fasce più fragili della popolazione».
L’appello ha avuto un’immediata risposta. In poche ore, sui social network dei Comitati a difesa dell’ospedale, sono arrivate centinaia di adesioni e commenti. Tra questi anche le testimonianze di cittadini che raccontano esperienze dirette all’interno del presidio ospedaliero. «Ho accompagnato mia madre in ospedale – scrive una residente – medici e infermieri erano visibilmente stremati». Segnali che contribuiscono ad alimentare il clima di preoccupazione diffusa.
Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Italo Cirielli, che nei giorni scorsi ha espresso pubblicamente il proprio ringraziamento alla dottoressa Casilli per il lavoro svolto alla guida del pronto soccorso. Un incarico, ha ricordato, portato avanti in condizioni difficili, segnate da carenze di personale, turni gravosi e una pressione costante sul reparto. Cirielli ha definito l’impegno della professionista un punto di riferimento non solo per il servizio di emergenza, ma per l’intera comunità cavese.
Lo stesso esponente politico ha rivolto un appello al neo governatore Fico, chiedendo chiarimenti sulle misure immediate previste per garantire la piena operatività del pronto soccorso, sull’eventuale avvio di assunzioni straordinarie di personale medico e sanitario e sull’esistenza di un piano strutturale di rafforzamento dell’ospedale Santa Maria dell’Olmo. Interrogativi che si inseriscono in un contesto di crescente mobilitazione e che ora attendono risposte istituzionali, mentre la città si prepara a scendere in piazza.

