Un modello di assistenza medica che abbatte le barriere fisiche dei reparti ospedalieri per portare le terapie direttamente nelle abitazioni delle persone più vulnerabili come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
A Salerno, la sinergia tra l'azienda universitaria integrata San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona e la sezione locale dell'Ail ha tagliato il traguardo dei primi due anni di attività del programma mirato al supporto domiciliare per chi combatte contro gravi patologie ematiche e si trova nell'impossibilità di spostarsi. I dati dell'iniziativa, illustrati nel corso di un incontro scientifico svoltosi all'interno dell'aula Scozia del nosocomio salernitano, certificano l'efficacia di un servizio che ha dispensato ben 1.300 prestazioni sanitarie a diciotto malati complessi.
Parallelamente al monitoraggio sul territorio, i vertici sanitari guidati da Carmine Selleri, a capo della divisione di Ematologia, hanno fatto il punto sulle ultime frontiere terapeutiche introdotte a Salerno nel contrasto ai tumori del sangue. Il focus si è concentrato sulla rivoluzione biotecnologica delle cellule ingegnerizzate in laboratorio, capaci di istruire il sistema difensivo del soggetto malato a riconoscere e distruggere selettivamente le cellule neoplastiche. Una tecnica d'avanguardia che nel solo anno in corso ha visto l'esecuzione di undici trattamenti nel capoluogo, grazie alle specifiche certificazioni d'eccellenza di cui è dotata la struttura ospedaliera.
A Salerno, la sinergia tra l'azienda universitaria integrata San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona e la sezione locale dell'Ail ha tagliato il traguardo dei primi due anni di attività del programma mirato al supporto domiciliare per chi combatte contro gravi patologie ematiche e si trova nell'impossibilità di spostarsi. I dati dell'iniziativa, illustrati nel corso di un incontro scientifico svoltosi all'interno dell'aula Scozia del nosocomio salernitano, certificano l'efficacia di un servizio che ha dispensato ben 1.300 prestazioni sanitarie a diciotto malati complessi.
Salerno, l'ematologia entra nelle case dei pazienti
La forza del protocollo risiede nella continuità terapeutica: l'equipe specialistica che varca la soglia di casa del malato è composta dagli stessi ematologi, infermieri e psicologi che hanno gestito la fase acuta del ricovero. Una formula che, come evidenziato dalla guida dell'associazione di volontariato Elvira Tulimieri, neutralizza il senso di isolamento dei nuclei familiari. Al momento le uscite dei sanitari sono circoscritte a un perimetro di venti chilometri dalla struttura ospedaliera capofila, con un investimento parziale di 105mila euro sui fondi stanziati dal terzo settore e il supporto sul campo di venti volontari, ma la dottoressa Bianca Serio, attiva sul fronte dei trapianti di staminali, ha già tracciato l'esigenza di potenziare la rete per estendere la platea dei beneficiari.Parallelamente al monitoraggio sul territorio, i vertici sanitari guidati da Carmine Selleri, a capo della divisione di Ematologia, hanno fatto il punto sulle ultime frontiere terapeutiche introdotte a Salerno nel contrasto ai tumori del sangue. Il focus si è concentrato sulla rivoluzione biotecnologica delle cellule ingegnerizzate in laboratorio, capaci di istruire il sistema difensivo del soggetto malato a riconoscere e distruggere selettivamente le cellule neoplastiche. Una tecnica d'avanguardia che nel solo anno in corso ha visto l'esecuzione di undici trattamenti nel capoluogo, grazie alle specifiche certificazioni d'eccellenza di cui è dotata la struttura ospedaliera.

