Colpo di scena giudiziario al Tribunale di Salerno nella vicenda legata alla tragica scomparsa di Umberto Maddolo, il paziente deceduto nel dicembre del 2021 dopo un delicato intervento al cuore come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
L'azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona è stata ufficialmente ammessa come parte civile nel procedimento penale, schierandosi formalmente contro il chirurgo alla guida dell'equipe, Enrico Coscioni, chiamato a rispondere dell'accusa di falso. La decisione del giudice ha inoltre stabilito la citazione della stessa struttura sanitaria in veste di responsabile civile per gli eventuali risarcimenti.
Il punto centrale dell'inchiesta riguarda però quanto accaduto subito dopo la sutura del muscolo cardiaco. Nel corpo dell'uomo è stata infatti dimenticata una sezione di materiale sanitario lunga otto centimetri che, a causa della ripresa del flusso sanguigno, si è spostata fino a bloccarsi in un'arteria principale, dettaglio poi emerso chiaramente durante l'esame autoptico.
I medici si sarebbero accorti dell'errore grazie al conteggio dei materiali a fine operazione, ma invece di procedere a esami mirati e all'immediata estrazione, avrebbero sottoposto il paziente a verifiche ritenute inefficaci e fortemente logoranti. Il primario ha poi disposto il trasferimento del degente nel reparto di terapia intensiva — dove è avvenuto il decesso — senza che il corpo estraneo fosse rimosso e, secondo le tesi dei magistrati, omettendo di segnalare la reale gravità della situazione ai colleghi della rianimazione, ai quali è stato così impedito ogni tentativo di salvataggio.
Nel registro degli imputati, oltre al primario, figurano altri due cardiochirurghi e l'anestesista della sessione operatoria, accusati a vario titolo di omicidio colposo.
L'azienda ospedaliera San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona è stata ufficialmente ammessa come parte civile nel procedimento penale, schierandosi formalmente contro il chirurgo alla guida dell'equipe, Enrico Coscioni, chiamato a rispondere dell'accusa di falso. La decisione del giudice ha inoltre stabilito la citazione della stessa struttura sanitaria in veste di responsabile civile per gli eventuali risarcimenti.
Malasanità a Salerno: il "Ruggi" si schiera contro Coscioni
La vicenda scaturisce da quello che la Procura definisce un approccio pesantemente carente e azzardato sin dalle fasi preliminari, durante le quali sarebbe mancato il confronto specialistico necessario a valutare strade terapeutiche meno invasive. Secondo l'impianto accusatorio, l'equipe medica avrebbe dovuto interrompere l'operazione non appena riscontrata una grave e imprevista anomalia dei vasi sanguigni, ma scelse comunque di portare a termine l'intervento sottostimando i pericoli per il paziente.Il punto centrale dell'inchiesta riguarda però quanto accaduto subito dopo la sutura del muscolo cardiaco. Nel corpo dell'uomo è stata infatti dimenticata una sezione di materiale sanitario lunga otto centimetri che, a causa della ripresa del flusso sanguigno, si è spostata fino a bloccarsi in un'arteria principale, dettaglio poi emerso chiaramente durante l'esame autoptico.
I medici si sarebbero accorti dell'errore grazie al conteggio dei materiali a fine operazione, ma invece di procedere a esami mirati e all'immediata estrazione, avrebbero sottoposto il paziente a verifiche ritenute inefficaci e fortemente logoranti. Il primario ha poi disposto il trasferimento del degente nel reparto di terapia intensiva — dove è avvenuto il decesso — senza che il corpo estraneo fosse rimosso e, secondo le tesi dei magistrati, omettendo di segnalare la reale gravità della situazione ai colleghi della rianimazione, ai quali è stato così impedito ogni tentativo di salvataggio.
Nel registro degli imputati, oltre al primario, figurano altri due cardiochirurghi e l'anestesista della sessione operatoria, accusati a vario titolo di omicidio colposo.

