Salerno, interrogativi sugli scarichi nel Rafastia: Italia Nostra sollecita verifiche immediate
Alessia BenincasaPubblicato il

Italia Nostra, attraverso la sezione cittadina, ha sollecitato gli enti competenti a effettuare accertamenti tempestivi sull’intervento edilizio in corso in via Rafastia 55. Nel mirino il progetto del fabbricato di via Rafastia 55, per il quale si ipotizza il collegamento degli scarichi a una tubazione esistente. L’associazione chiede di accertare la funzione della condotta e di verificare le autorizzazioni prima che l’allacciamento venga effettuato. Lo riporta SalernoToday.
Al centro della segnalazione figura la possibilità che il tratto coperto del torrente Rafastia venga impiegato come condotta fognaria, destinata a raccogliere anche le acque reflue provenienti da nuovi fabbricati.
I dubbi dell’associazione nascono dagli elaborati tecnici relativi al progetto, nei quali sarebbe indicato il collegamento degli scarichi dell’edificio in costruzione a una tubazione già esistente. Tuttavia, secondo Italia Nostra, non sarebbe stata definita in modo sufficientemente chiaro la natura di questa infrastruttura e l’utilizzo per cui è stata realizzata.
La condotta, stando a quanto segnalato, sembrerebbe continuare all’interno del canale che ospita il torrente Rafastia, il cui corso, ormai intubato, dovrebbe terminare nel mare lungo il lungomare, in corrispondenza della discesa di via Velia.
«Gli elaborati relativi al progetto edilizio sembrano indicare la volontà di collegare gli scarichi del nuovo fabbricato a una tubazione già presente, senza che sia stata definita con adeguata certezza la sua natura e la sua funzione. Il dubbio nasce dal fatto che questa infrastruttura sembrerebbe continuare nel canale in cui scorre, attraverso un tratto coperto, il torrente Rafastia, il cui percorso dovrebbe terminare in mare, sul lungomare, all’altezza della discesa di via Velia», afferma Carafa.
Da qui una domanda centrale: il corso d’acqua, o più precisamente il suo alveo intubato, sarebbe stato convertito nel corso degli anni in una rete destinata allo smaltimento delle acque fognarie? E, nel caso, quali atti, autorizzazioni e controlli tecnici avrebbero permesso tale trasformazione?
Per la presidente, si tratterebbe di un elemento di particolare importanza, soprattutto perché il progetto prevede che le acque reflue domestiche di un edificio di dimensioni considerevoli vengano immesse in una condotta della quale devono ancora essere accertate l’origine e la destinazione. «Non si può ridurre una questione simile a una semplice procedura di collegamento alla rete esistente», sottolinea.
Occorre inoltre individuare il punto in cui arrivano effettivamente gli scarichi, verificare quale trattamento delle acque sia eventualmente previsto e accertare che la destinazione finale sia autorizzata e rispetti le disposizioni normative.
«L’ipotesi che l’alveo coperto di un torrente possa diventare il recapito degli scarichi fognari di un nuovo insediamento edilizio di grandi dimensioni rappresenta una situazione abbastanza seria da richiedere un controllo immediato da parte delle istituzioni», dichiara la presidente.
L’associazione precisa di non voler formulare valutazioni definitive, che spettano agli organismi tecnici e amministrativi incaricati, ma intende evitare che una questione così importante resti senza risposte chiare. In gioco, evidenzia Italia Nostra, ci sono il corretto smaltimento delle acque reflue, la protezione dell’ambiente marino e la sicurezza del sistema idraulico cittadino.
La presidente rimarca inoltre che l’eventuale conversione di un torrente in un collettore fognario non può essere considerata una circostanza normale né dedotta semplicemente dalla presenza di una tubazione. Una trasformazione di questo tipo, qualora fosse realmente avvenuta, dovrebbe essere comprovata da provvedimenti amministrativi, accertamenti tecnici e autorizzazioni esplicite.
«Su questo aspetto Italia Nostra pretende chiarimenti puntuali, documentazione e controlli, non dichiarazioni rassicuranti di carattere generale. La protezione del territorio, della rete idraulica urbana e del mare richiede che ogni incertezza venga risolta prima di andare avanti», conclude Rosa Carafa.
Salerno, interrogativi sugli scarichi nel Rafastia: Italia Nostra sollecita verifiche immediate
A Salerno si accende l’attenzione sulla gestione delle acque di scarico e sulla salvaguardia del sistema idraulico urbano. A sollevare la questione è Italia Nostra, attraverso la sezione cittadina, che ha sollecitato gli enti competenti a effettuare accertamenti tempestivi sull’intervento edilizio in corso in via Rafastia 55.Al centro della segnalazione figura la possibilità che il tratto coperto del torrente Rafastia venga impiegato come condotta fognaria, destinata a raccogliere anche le acque reflue provenienti da nuovi fabbricati.
I dubbi dell’associazione nascono dagli elaborati tecnici relativi al progetto, nei quali sarebbe indicato il collegamento degli scarichi dell’edificio in costruzione a una tubazione già esistente. Tuttavia, secondo Italia Nostra, non sarebbe stata definita in modo sufficientemente chiaro la natura di questa infrastruttura e l’utilizzo per cui è stata realizzata.
La condotta, stando a quanto segnalato, sembrerebbe continuare all’interno del canale che ospita il torrente Rafastia, il cui corso, ormai intubato, dovrebbe terminare nel mare lungo il lungomare, in corrispondenza della discesa di via Velia.
I dubbi sulla funzione della condotta
La presidente di Italia Nostra Salerno, Rosa Carafa, ha esposto in una nota le perplessità dell’associazione, chiedendo di chiarire a quale scopo venga utilizzata la tubazione e se siano stati adottati gli atti necessari per autorizzarne un’eventuale conversione.«Gli elaborati relativi al progetto edilizio sembrano indicare la volontà di collegare gli scarichi del nuovo fabbricato a una tubazione già presente, senza che sia stata definita con adeguata certezza la sua natura e la sua funzione. Il dubbio nasce dal fatto che questa infrastruttura sembrerebbe continuare nel canale in cui scorre, attraverso un tratto coperto, il torrente Rafastia, il cui percorso dovrebbe terminare in mare, sul lungomare, all’altezza della discesa di via Velia», afferma Carafa.
Da qui una domanda centrale: il corso d’acqua, o più precisamente il suo alveo intubato, sarebbe stato convertito nel corso degli anni in una rete destinata allo smaltimento delle acque fognarie? E, nel caso, quali atti, autorizzazioni e controlli tecnici avrebbero permesso tale trasformazione?
Per la presidente, si tratterebbe di un elemento di particolare importanza, soprattutto perché il progetto prevede che le acque reflue domestiche di un edificio di dimensioni considerevoli vengano immesse in una condotta della quale devono ancora essere accertate l’origine e la destinazione. «Non si può ridurre una questione simile a una semplice procedura di collegamento alla rete esistente», sottolinea.
Le verifiche richieste agli enti competenti
Secondo Carafa, è necessario stabilire se il tratto intubato del torrente sia ancora utilizzato per convogliare le acque piovane e quelle torrentizie oppure se sia stato formalmente trasformato in un collettore fognario attraverso provvedimenti regolari.Occorre inoltre individuare il punto in cui arrivano effettivamente gli scarichi, verificare quale trattamento delle acque sia eventualmente previsto e accertare che la destinazione finale sia autorizzata e rispetti le disposizioni normative.
«L’ipotesi che l’alveo coperto di un torrente possa diventare il recapito degli scarichi fognari di un nuovo insediamento edilizio di grandi dimensioni rappresenta una situazione abbastanza seria da richiedere un controllo immediato da parte delle istituzioni», dichiara la presidente.
L’associazione precisa di non voler formulare valutazioni definitive, che spettano agli organismi tecnici e amministrativi incaricati, ma intende evitare che una questione così importante resti senza risposte chiare. In gioco, evidenzia Italia Nostra, ci sono il corretto smaltimento delle acque reflue, la protezione dell’ambiente marino e la sicurezza del sistema idraulico cittadino.
Italia Nostra: accertamenti prima dell’allacciamento
La richiesta dell’associazione è che gli approfondimenti vengano svolti con urgenza e, soprattutto, prima che il collegamento alla condotta venga eseguito o entri in funzione. Per Carafa, non sarebbe opportuno affrontare eventuali problemi soltanto dopo la realizzazione dell’allacciamento, quando possibili criticità relative al funzionamento, alle autorizzazioni o alla compatibilità ambientale potrebbero avere già determinato conseguenze.La presidente rimarca inoltre che l’eventuale conversione di un torrente in un collettore fognario non può essere considerata una circostanza normale né dedotta semplicemente dalla presenza di una tubazione. Una trasformazione di questo tipo, qualora fosse realmente avvenuta, dovrebbe essere comprovata da provvedimenti amministrativi, accertamenti tecnici e autorizzazioni esplicite.
«Su questo aspetto Italia Nostra pretende chiarimenti puntuali, documentazione e controlli, non dichiarazioni rassicuranti di carattere generale. La protezione del territorio, della rete idraulica urbana e del mare richiede che ogni incertezza venga risolta prima di andare avanti», conclude Rosa Carafa.

