Salerno, 49enne morto dopo una lite in via Vinciprova: georgiano assolto dall'accusa di omicidio, torna libero dopo due anni

Salerno, 49enne morto dopo una lite in via Vinciprova: georgiano assolto dall'accusa di omicidio
Al centro del procedimento giudiziario c'era il rapporto tra le lesioni riportate dalla vittima durante la colluttazione e il successivo arresto cardiaco che ne aveva provocato la morte. La ricostruzione delle cause del decesso è stata uno degli aspetti più discussi durante il dibattimento, anche alla luce delle conclusioni formulate dai consulenti medico-legali.
L'autopsia, eseguita dal professionista incaricato dalla Procura di Salerno, aveva evidenziato una sofferenza cardiaca nel corpo del 49enne. Le possibili cause della morte erano state individuate in una vasocostrizione o in un'aritmia, che avrebbero potuto essere scatenate anche dall'agitazione provocata dallo scontro fisico.
Gli accertamenti avevano inoltre escluso la presenza di lesioni riconducibili all'impiego di oggetti contundenti. Secondo quanto emerso, la vittima sarebbe stata colpita a mani nude durante la lite. La consulente della difesa, ascoltata in udienza, aveva contestato le conclusioni della perizia autoptica, sostenendo che le lesioni riscontrate non fossero compatibili, per la loro entità, con un evento mortale. Una valutazione che, sotto questo specifico aspetto, trovava riscontro anche negli accertamenti del medico legale nominato dalla Procura. La consulenza difensiva aveva inoltre evidenziato il carattere reciproco dell'aggressione, sottolineando come entrambi gli uomini fossero stati coinvolti nello scontro fisico.
La lite in via Vinciprova e la morte in ospedale
La vicenda risale al mese di marzo di due anni fa, quando tra due cittadini georgiani era scoppiata una discussione legata a contrasti personali. Il confronto, avvenuto in via Vinciprova a Salerno, era degenerato in una colluttazione. Uno dei due uomini, Pavle Shubiditeze, 49 anni, era stato successivamente soccorso dal personale sanitario del 118 e trasportato in ospedale, dove era deceduto.
Le indagini avviate dalla Polizia avevano consentito, attraverso una serie di accertamenti tecnici, di identificare il connazionale ritenuto responsabile dell'accaduto. Il sospettato era stato sottoposto a fermo, successivamente trasformato in una misura cautelare nell'ambito del procedimento per omicidio volontario.
Fin dai primi momenti, l'uomo aveva ammesso di aver preso parte alla colluttazione, sostenendo però di essersi allontanato quando il 49enne era ancora in vita. Anche sul corpo dell'imputato, visitato dal medico legale incaricato dalla Procura, erano stati riscontrati segni riconducibili allo scontro.
Il pm chiedeva nove anni, la difesa puntava all'assoluzione
Il dibattimento si è sviluppato attraverso l'esame delle risultanze investigative, delle valutazioni medico-legali e delle testimonianze dei consulenti chiamati a chiarire le circostanze della morte. Al termine dell'istruttoria, il pubblico ministero aveva modificato la propria valutazione giuridica dei fatti, chiedendo di riqualificare l'accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale.
La richiesta formulata alla Corte d'Assise era stata di nove anni di reclusione. Di diverso avviso le avvocatesse De Leo e Alois, che hanno sostenuto l'assenza dei presupposti per una condanna. Le legali hanno insistito sulla mancanza di un collegamento causale dimostrato tra le lesioni riportate durante la lite e la morte del 49enne.
La difesa ha inoltre evidenziato come l'imputato non fosse a conoscenza di eventuali patologie pregresse della vittima e non avesse quindi, secondo la propria ricostruzione, motivo di percepire un particolare rischio legato alle sue condizioni di salute. Una linea difensiva accolta dai giudici, che hanno pronunciato l'assoluzione dell'imputato per non aver commesso il fatto.
La decisione della Corte d'Assise di Salerno ha determinato anche la cessazione della misura cautelare alla quale il cittadino georgiano era sottoposto da due anni. L'uomo ha potuto lasciare gli arresti domiciliari e tornare libero, non essendo detenuto per altri procedimenti.




