Racconti della verde Irpinia: viaggio a Grottolella
Redazione Occhio NotiziePubblicato il

GROTTOLELLA. Un viaggio tra i comuni della verde Irpinia, tra storia, cultura, gastronomia e racconti antichi. Questa settimana Grittolella
Il Paese: Grottolella Superficie territorio: Kmq 7,12 Nome abitanti;Grottolesi Fiere e feste: San Egidio ( 1 settembre) Cenni storici La zona è stata frequentata nella tarda età repubblicana (I secolo a. C.) sino all'età tardo imperiale (III - IV secolo d. C.). Il nome attuale del paese deriva etimologicamente dal latino Crypta (luogo sotteraneo), anche se il toponimo è riportato nelle fonti medioevali nelle forme di Crypta Castanearum, Grottacastagnare, Grotta, Grotta delle Castagne, Grotticelle, Grottolella, Grottolella. Per la prima volta il centro è citato nella Cronaca di Falcone Beneventano, dove si parla della distruzione subita dal castrum durante il conflitto che vide coinvolti Ruggiero II il Normanno ed il conte di Avellino Rainulfo. Era allora signore del feudo tal Raone de Farneto, da cui passò, per volere dello stesso Ruggiero II, ad Eterno de Montefusco. Gli successe nel 1137 il figlio Guerriero, che a sua volta diede Grotta al castellano Tancredi de Incantalupo. Nel 1162, l'ebbe Ruggiero de Farneto, subfeudatario del conte di Avellino Riccardo de Aquila, mentre nel 1173 ne entrò in possesso Ruggiero de Crypta. Nel 1258 ricevette il feudo Mattia de Crypta, che per essersi ribellato a Manfredi di Savevia perse i suoi possedimenti nel 1262, riottenendoli solo nel 1269 da Carlo I d'Angiò. A Mattia seguì la figlia Isabella, la quale portò in dote il feudo al marito, cavaliere Jacques de Montijustin, da ui lo ereditarono Restaino (130), Bertrando (1325) e Giovanotto (1335). Incamerato dalla Corte Regia il paese pervenne nel 1335 a Nicola D'Aquino per volere di Gioavanna I d'Angiò. La famiglia dei D'Aquino lo mantenne fino al 1462, quando ne venne privato da re Ferrante d'Aragona. Nel 1466 venne acquisita dal conte Maddaloni, Diomede Carafa, alla cui casata rimase in possesso dino al 1567. Rientrato alla Corte Regia fu venduto nel 1586 a Lucrezia Arcella, moglie del duca di Atripalda Domizio Caracciolo. Il piccolo feudo venne poi alienato nel 1596 per circa tremila ducati ad Ottavio De Ponte, passò poi alla famiglia Macedonio, la figlia di costui, Maria, nel 1646 per venticinquemila ducati rivendette le sue proprietà a Scipione Macedonio, che ottenne il titolo ducale, che lo mantenne fino alla fine della feudalità, ultimo duca del Borgo fu Francesco III. (spunti storici dal libro di Giampiero Galasso – I Comuni dell'Irpinia 1989)Da visitare
Castello Medioevale Il maniero domina ancora il borgo, venne costruito su di una roccaforte longobarda nel 1083, subendo restauri e rifacimenti in età tardo aragonese e nel 1650, quando fu definitivamente trasformato in castello – residenza. L'aspetto esterno è quello quattrocentesco, articolando i suoi corpi di fabbrica attorno ad un cortile interno secondo uno schema quasi regolare e con torri cilindriche angolari su alto basamento a scarpa. Chiesa Santa Maria delle Grazie Notevolmente danneggiata dall'ultimo sisma, risale nel suo aspetto attuale al XVIII secolo. La facciata è di tipo a capanna con portale in pietra, mentre all'interno ci sono un artistico altare marmoreo con intarsi policromi ed una preziosa tela cinquecentesca di scuola napoletana raffigurante la Vergine delle Grazie. Il Racconto: Sciacò Sciacò passava tutto il tempo a dormire. Dormiva e sognava. Poi passava al setaccio i suoi sogni, sceglieva quello che gli pareva più importante, lo riportava in numeri e correva al bancolotto a giocarseli. Una volta sognò che cercava asparagi in un bosco. Trovò invece, Don Diumevo con le mani legate dietro la schiena, in mezzo ad una dozzina di briganti. Per la paura si fece sotto e corse a nascondersi tra i cespugli. Intanto uno dei briganti si era avvicinato a Don Diumevo e dava colpi su di un tamburo. Ad ogni colpo il poveretto diventava sempre più piccolo, finché si ridusse ad un torso di mela e cadde in un buco, scomparendo. Al risveglio Sciacò pensò un poco:- L'uomo legato dai ladri fa 61; il tamburo 17; il torso di mela 6. -
- Povera mamma, in una stanza piena di fumo! Se potessi andrei io stesso a tappare quei buchi con mattoni e cemento!.-
- Il bene lo faccio a me! Anche io ne ho bisogno! - aveva pensato Sciacò.
- Che c'entrano gli estranei con mamma? Perché dovrei fare il bene a chi non conosco? Mamma è mamma! Gli altri si arrangino, che vadano a cernere acqua nel Cervaro! Trova un altro prete a fatti dire le messe!- Scrisse il fratello.




