Operazione contro la pirateria audiovisiva della Guardia di Finanza di Ravenna: perquisizioni e sequestri in tutta Italia, individuato un rivenditore nel Cilento. Lo riporta OndaNews.
Tra le località coinvolte figura anche la provincia di Salerno. Nel Cilento sarebbe stato identificato un rivenditore, non originario della zona ma lì per lavoro, che si occupava della vendita degli abbonamenti pirata ai propri clienti.
Questa operazione è frutto di un'attenta attività di monitoraggio sui social media, che ha portato alla scoperta di un innovativo sistema tecnologico. Il metodo prevedeva l'utilizzo di un'applicazione denominata Cinemagoal, installata sui dispositivi degli utenti. La piattaforma consentiva il collegamento a server esteri per decrittare i contenuti audiovisivi protetti. Inoltre, in Italia erano operative macchine virtuali dedicate, programmate per catturare e trasmettere ogni tre minuti i codici "originali" degli abbonamenti leciti intestati però a identità fittizie. Questi codici venivano poi utilizzati per fornire un segnale decodificato agli utenti finali.
Il sistema non solo eludeva i meccanismi di sicurezza delle piattaforme ufficiali, ma garantiva anche una qualità superiore nella visione e una maggiore protezione per gli utenti finali. Grazie a questa tecnologia avanzata, l'accesso all'applicazione avveniva senza rilasciare dati comunicativi direttamente riconducibili all'indirizzo IP dell'utilizzatore, riducendo così il rischio di essere tracciati. Tale caratteristica veniva utilizzata come elemento di promozione da una rete di più di 70 distributori del servizio. Gli abbonamenti venivano venduti a prezzi accessibili, oscillanti tra i 40 e i 130 euro annuali, con pagamenti preferibilmente effettuati in criptovaluta o attraverso conti non facilmente tracciabili, spesso intestati fittiziamente. Parte degli introiti veniva successivamente trasferita agli organizzatori della frode.
Grazie anche alla collaborazione con Eurojust per il coordinamento delle attività internazionali in Francia e Germania, si è proceduto al sequestro dei supporti informatici situati all'estero utilizzati per archiviare i dati necessari alla decodifica dei segnali protetti e del codice sorgente essenziale per il funzionamento dell'applicazione incriminata.
Parallelamente, è stata riscontrata l'esistenza di sistemi più tradizionali di pirateria, tra cui l'uso illegale della tecnologia IPTV nota come "pezzotto". L'operazione ha portato al sequestro di un'enorme quantità di materiale, che sarà analizzato dai circa 200 finanzieri impegnati nell'indagine al fine di identificare ulteriori individui coinvolti, inclusi gli acquirenti finali, e determinare con precisione i guadagni illeciti accumulati, stimati nell'ordine di milioni di euro. Tra le accuse mosse figurano reati legati alla pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.
Una stima preliminare condotta in collaborazione con le aziende danneggiate ha quantificato una perdita economica totale di circa 300 milioni di euro nel corso degli ultimi anni, corrispondente ai mancati introiti derivanti dai diritti d'autore violati. Intanto sono già partite le prime sanzioni amministrative rivolte ai primi mille abbonati identificati, con importi che vanno dai 154 ai 5.000 euro.
L'indagine penale è ancora nella fase preliminare e rimane vincolata al principio della presunzione d'innocenza. Eventuali responsabilità penali dovranno infatti essere confermate esclusivamente a seguito di una sentenza irrevocabile di condanna.
Operazione contro la pirateria audiovisiva: perquisizioni e sequestri in tutta Italia, individuato un rivenditore nel Cilento
La Guardia di Finanza di Ravenna, con il supporto dei Nuclei Speciali Tutela Privacy, Frodi Tecnologiche e Beni e Servizi, oltre a numerosi reparti del Corpo, ha condotto ieri un'importante operazione contro la diffusione illecita di abbonamenti "pirata". Coordinata dalla Procura di Bologna, l'operazione ha coinvolto oltre 100 perquisizioni e sequestri in tutto il territorio italiano, individuando una vasta rete che consentiva l'accesso a servizi audiovisivi a pagamento, tra cui piattaforme come SKY, Dazn, Netflix, Disney+ e Spotify, attraverso canali illegali.Tra le località coinvolte figura anche la provincia di Salerno. Nel Cilento sarebbe stato identificato un rivenditore, non originario della zona ma lì per lavoro, che si occupava della vendita degli abbonamenti pirata ai propri clienti.
Questa operazione è frutto di un'attenta attività di monitoraggio sui social media, che ha portato alla scoperta di un innovativo sistema tecnologico. Il metodo prevedeva l'utilizzo di un'applicazione denominata Cinemagoal, installata sui dispositivi degli utenti. La piattaforma consentiva il collegamento a server esteri per decrittare i contenuti audiovisivi protetti. Inoltre, in Italia erano operative macchine virtuali dedicate, programmate per catturare e trasmettere ogni tre minuti i codici "originali" degli abbonamenti leciti intestati però a identità fittizie. Questi codici venivano poi utilizzati per fornire un segnale decodificato agli utenti finali.
Il sistema non solo eludeva i meccanismi di sicurezza delle piattaforme ufficiali, ma garantiva anche una qualità superiore nella visione e una maggiore protezione per gli utenti finali. Grazie a questa tecnologia avanzata, l'accesso all'applicazione avveniva senza rilasciare dati comunicativi direttamente riconducibili all'indirizzo IP dell'utilizzatore, riducendo così il rischio di essere tracciati. Tale caratteristica veniva utilizzata come elemento di promozione da una rete di più di 70 distributori del servizio. Gli abbonamenti venivano venduti a prezzi accessibili, oscillanti tra i 40 e i 130 euro annuali, con pagamenti preferibilmente effettuati in criptovaluta o attraverso conti non facilmente tracciabili, spesso intestati fittiziamente. Parte degli introiti veniva successivamente trasferita agli organizzatori della frode.
Grazie anche alla collaborazione con Eurojust per il coordinamento delle attività internazionali in Francia e Germania, si è proceduto al sequestro dei supporti informatici situati all'estero utilizzati per archiviare i dati necessari alla decodifica dei segnali protetti e del codice sorgente essenziale per il funzionamento dell'applicazione incriminata.
Parallelamente, è stata riscontrata l'esistenza di sistemi più tradizionali di pirateria, tra cui l'uso illegale della tecnologia IPTV nota come "pezzotto". L'operazione ha portato al sequestro di un'enorme quantità di materiale, che sarà analizzato dai circa 200 finanzieri impegnati nell'indagine al fine di identificare ulteriori individui coinvolti, inclusi gli acquirenti finali, e determinare con precisione i guadagni illeciti accumulati, stimati nell'ordine di milioni di euro. Tra le accuse mosse figurano reati legati alla pirateria audiovisiva, accesso abusivo a sistemi informatici e frode informatica.
Una stima preliminare condotta in collaborazione con le aziende danneggiate ha quantificato una perdita economica totale di circa 300 milioni di euro nel corso degli ultimi anni, corrispondente ai mancati introiti derivanti dai diritti d'autore violati. Intanto sono già partite le prime sanzioni amministrative rivolte ai primi mille abbonati identificati, con importi che vanno dai 154 ai 5.000 euro.
L'indagine penale è ancora nella fase preliminare e rimane vincolata al principio della presunzione d'innocenza. Eventuali responsabilità penali dovranno infatti essere confermate esclusivamente a seguito di una sentenza irrevocabile di condanna.

