Il legame tra le famiglie italiane e gli animali da compagnia è diventato inscindibile. Gli ultimi dati statistici confermano un vero e proprio balzo in avanti: oggi oltre il 54% dei nuclei familiari ospita almeno un amico a quattro zampe o un'altra specie, segnando una crescita netta rispetto al 46% registrato dodici mesi fa. La percentuale tocca il picco massimo, superando il 66%, all'interno delle case in cui sono presenti bambini.
Se da un lato cresce la capillarità degli animali nelle case, dall'altro si registra una contrazione del numero complessivo di esemplari censiti sul territorio nazionale, scesi a quota 53,6 milioni. Il calo è dovuto principalmente alla forte riduzione degli acquisti di specie esotiche o da gabbia e acquario, come pesci, rettili e anfibi. Una flessione che gli esperti valutano positivamente, interpretandola come una maggiore sensibilità collettiva contro la cattività di queste razze. Ciononostante, i pesci mantengono il primato numerico assoluto con 25 milioni di esemplari, seguiti da 11 milioni di gatti e oltre 9 milioni di cani.
L'indagine sfata inoltre diversi luoghi comuni legati ai single: chi vive da solo non mostra una preferenza netta per i felini, anzi, tra gli uomini single si registra una predilezione proprio per i cani. Nelle preferenze generali, i cani di razza (soprattutto di taglia medio-piccola come Barboncini e Chihuahua) superano i meticci nelle case degli italiani, mentre tra i gatti trionfa l'Europeo e, in generale, il ceppo non di razza. Per entrambe le categorie l'età media si aggira intorno ai sei anni.
Un capitolo centrale è quello relativo al sostentamento e alla cura. Quasi la totalità dei proprietari si affida all'alimentazione industriale, preferendo il cibo secco per i cani e formule miste (secco e umido) per i gatti, con consumi più sistematici nelle grandi metropoli del Nord-Ovest rispetto al Sud. Fortissima anche la diffusione degli snack, utilizzati non solo per l'igiene orale ma come vero e proprio strumento di interazione affettiva.
Questo stile di cura incide però pesantemente sul bilancio domestico, tanto che un terzo delle famiglie definisce elevate le spese di mantenimento. Proprio per questo motivo, oltre l'80% dei cittadini chiede a gran voce un intervento fiscale per ridurre l'IVA sul cibo per animali dal 22% al 10%. L'obiettivo è superare l'attuale classificazione del cibo per animali come "bene di lusso", seguendo l'esempio di storiche proposte internazionali volte a equiparare il sostentamento degli animali da compagnia a quello dei beni di prima necessità
Più della metà degli italiani vive con un animale
Questo trend smentisce nei fatti la narrazione secondo cui la scelta di accogliere un animale sia un’alternativa alla genitorialità; al contrario, la presenza di una specie diversa viene considerata un elemento chiave per la crescita e la responsabilizzazione dei più piccoli.Se da un lato cresce la capillarità degli animali nelle case, dall'altro si registra una contrazione del numero complessivo di esemplari censiti sul territorio nazionale, scesi a quota 53,6 milioni. Il calo è dovuto principalmente alla forte riduzione degli acquisti di specie esotiche o da gabbia e acquario, come pesci, rettili e anfibi. Una flessione che gli esperti valutano positivamente, interpretandola come una maggiore sensibilità collettiva contro la cattività di queste razze. Ciononostante, i pesci mantengono il primato numerico assoluto con 25 milioni di esemplari, seguiti da 11 milioni di gatti e oltre 9 milioni di cani.
L'indagine sfata inoltre diversi luoghi comuni legati ai single: chi vive da solo non mostra una preferenza netta per i felini, anzi, tra gli uomini single si registra una predilezione proprio per i cani. Nelle preferenze generali, i cani di razza (soprattutto di taglia medio-piccola come Barboncini e Chihuahua) superano i meticci nelle case degli italiani, mentre tra i gatti trionfa l'Europeo e, in generale, il ceppo non di razza. Per entrambe le categorie l'età media si aggira intorno ai sei anni.
Un capitolo centrale è quello relativo al sostentamento e alla cura. Quasi la totalità dei proprietari si affida all'alimentazione industriale, preferendo il cibo secco per i cani e formule miste (secco e umido) per i gatti, con consumi più sistematici nelle grandi metropoli del Nord-Ovest rispetto al Sud. Fortissima anche la diffusione degli snack, utilizzati non solo per l'igiene orale ma come vero e proprio strumento di interazione affettiva.
Questo stile di cura incide però pesantemente sul bilancio domestico, tanto che un terzo delle famiglie definisce elevate le spese di mantenimento. Proprio per questo motivo, oltre l'80% dei cittadini chiede a gran voce un intervento fiscale per ridurre l'IVA sul cibo per animali dal 22% al 10%. L'obiettivo è superare l'attuale classificazione del cibo per animali come "bene di lusso", seguendo l'esempio di storiche proposte internazionali volte a equiparare il sostentamento degli animali da compagnia a quello dei beni di prima necessità

