Sulla spiaggia di Paestum, tra il mare e la foce del Sele, il pittore Fernando Mangone ha dato vita a una nuova performance artistica dedicata ai Bronzi di Riace.
Le celebri figure della scultura greca sono state tracciate direttamente sulla sabbia, in un’opera destinata a durare solo poche ore. A completare l’intervento sono state le onde, che hanno lentamente cancellato il disegno, restituendo simbolicamente i Bronzi al mare da cui riemersero nel 1972.
La sabbia come tela, il mare come parte dell’opera
La performance assume il valore di un gesto poetico e concettuale. I Bronzi di Riace, tra le testimonianze più straordinarie della Magna Grecia, vengono idealmente ricondotti al Mediterraneo, luogo che li ha custoditi per secoli.
In questo intervento, la sabbia diventa superficie pittorica e spazio di memoria archeologica. Il mare, invece, non è solo sfondo, ma parte attiva dell’opera: cancella, rigenera e chiude il ciclo creativo immaginato dall’artista.
L’omaggio alla Calabria e alla formazione artistica
L’azione realizzata a Paestum è anche un omaggio personale alla Calabria, terra legata alla storia dei Bronzi, e al percorso formativo di Mangone.
L’artista frequentò il primo anno dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, sotto la direzione di Carmine Di Ruggero e nel corso di pittura del professor Gianni Pisani, prima di trasferirsi nel 1978 all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Proprio in quegli anni, Firenze ospitava il delicato restauro dei Bronzi di Riace. Nel 1980, quando Mangone conseguì il diploma, i guerrieri furono esposti al pubblico dopo il restauro in Piazza Santissima Annunziata, permettendo a migliaia di visitatori di ammirarli da vicino.
Un ponte tra Magna Grecia, Firenze e Mediterraneo
Il disegno sulla sabbia nasce come doppio tributo: alla Calabria e alla civiltà della Magna Grecia, da cui i Bronzi provengono, e a Firenze, città che ha accompagnato una fase importante della loro storia contemporanea.
Nel lasciare che l’immagine si dissolva tra le onde, Mangone costruisce una riflessione sul tempo, sulla memoria e sul viaggio delle opere d’arte attraverso i secoli.
Come i Bronzi emersero dal mare per tornare alla storia, così la loro immagine tracciata sulla riva ritorna all’acqua, in un dialogo ideale tra natura, archeologia e creazione artistica.
Mangone: “Li ho riportati nel loro elemento originario”
Fernando Mangone ha spiegato di aver voluto riportare simbolicamente i Bronzi di Riace nel loro elemento originario.
Disegnarli sulla spiaggia e lasciarli tornare al mare, ha sottolineato l’artista, significa ricordare il loro viaggio attraverso il tempo e rendere omaggio alla Calabria, alla Magna Grecia e a Firenze, città legata a una parte importante della loro storia e della sua formazione.
Coralluzzo: “Uno spazio di memoria collettiva”
A evidenziare il valore culturale dell’intervento è stata anche Anna Coralluzzo, presidente della Fondazione Arte Mangone ETS.
Secondo Coralluzzo, la performance trasforma la spiaggia di Paestum in uno spazio di memoria collettiva. L’opera nasce e scompare, ma lascia una traccia profonda: il dialogo tra mare, storia e identità mediterranea che i Bronzi di Riace continuano a rappresentare nel mondo.

