Cronaca

Nocera Inferiore, 48enne di Scafati muore in ospedale dopo sei ore in barella: il gip respinge l'archiviazione e dispone nuove indagini

Martina Francione
Nocera Inferiore, 48enne di Scafati muore in ospedale dopo sei ore in barella: il gip respinge l'archiviazione e dispone nuove indagini
Morì a 48 anni all'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore dopo essere stato ricoverato per un sospetto ictus. Ora, a oltre un anno e mezzo dalla tragedia, il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di archiviazione della Procura, disponendo ulteriori accertamenti sulle cure ricevute dal paziente. Al centro dell'inchiesta la morte di E.G., residente a Scafati, deceduto il 10 marzo 2025 dopo una terapia trombolitica e una permanenza di diverse ore in ospedale su una barella. La famiglia contesta il percorso diagnostico e assistenziale, mentre una prima consulenza tecnica della Procura aveva ritenuto le cure conformi alle linee guida. 

La decisione del gip arriva dopo l'opposizione presentata dal legale dei familiari, che hanno chiesto di approfondire le circostanze del decesso e verificare eventuali responsabilità sanitarie. Il giudice ha concesso alla Procura di Nocera Inferiore sei mesi per completare le nuove indagini. Lo riporta l'edizione odierna de Il Mattino.

Nocera Inferiore, 48enne morto dopo sei ore in barella: il gip dispone nuove indagini

La vicenda risale al 9 marzo 2025, quando il 48enne, mentre si trovava nella propria abitazione a Scafati, aveva iniziato ad accusare un improvviso malessere. Secondo quanto ricostruito nella denuncia della famiglia, i primi sintomi erano stati capogiri e vomito, seguiti da difficoltà nel parlare e nel mantenere la posizione eretta.

L'uomo presentava inoltre una storia clinica caratterizzata da ipertensione arteriosa e tachicardia sinusale. Le sue condizioni avevano reso necessario il trasferimento all'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove era stato preso in carico dal personale sanitario del pronto soccorso.

Dopo alcune ore e una serie di accertamenti, il paziente era stato ricoverato nel reparto di Neurologia con una diagnosi iniziale di ictus. I medici avevano quindi deciso di sottoporlo a una terapia trombolitica endovenosa, un trattamento utilizzato in specifiche condizioni cliniche per sciogliere i coaguli responsabili dell'ostruzione dei vasi sanguigni. Il 48enne, informato dei rischi della procedura, aveva espresso il proprio consenso.

Sei ore in barella dopo gli esami: la denuncia della famiglia

Uno degli aspetti contestati dai familiari riguarda le condizioni nelle quali il paziente sarebbe rimasto durante il ricovero. A causa dell'indisponibilità di posti letto, l'uomo avrebbe accettato inizialmente di essere sistemato su una barella.

Secondo il racconto della moglie, anche dopo la somministrazione della terapia sarebbe rimasto per diverse ore senza essere trasferito in una normale camera di degenza. La famiglia riferisce di averlo trovato prima in un ambiente di dimensioni ridotte e successivamente su una barella nel corridoio, senza collegamenti alle apparecchiature che i familiari ritenevano necessarie.

La permanenza in barella, indicata in circa sei ore, rappresenta uno dei punti sui quali la famiglia chiede ulteriori approfondimenti. Occorrerà accertare quali procedure di osservazione e monitoraggio siano state concretamente adottate, considerando le condizioni del paziente e la terapia somministrata. Il quadro clinico sarebbe poi precipitato durante la notte. Il decesso è avvenuto intorno alle 7.40 del 10 marzo 2025.

Il gip respinge l'archiviazione 

Dopo la morte del 48enne, la Procura di Nocera Inferiore aveva avviato un'inchiesta per verificare la correttezza del percorso diagnostico e terapeutico. Una consulenza tecnica disposta dagli inquirenti aveva valutato l'assistenza prestata dai sanitari come conforme alle linee guida.

Sulla base degli elementi raccolti, la Procura aveva successivamente presentato una richiesta di archiviazione. La famiglia, tuttavia, assistita dal proprio legale, si è opposta attraverso una memoria nella quale vengono evidenziate presunte lacune nell'attività investigativa.

Nei giorni scorsi è arrivata la decisione del giudice per le indagini preliminari, che ha accolto l'opposizione e respinto la richiesta di archiviazione. Secondo il gip, la consulenza tecnica acquisita non avrebbe chiarito in maniera soddisfacente tutti gli aspetti necessari alla ricostruzione della vicenda. Il giudice ha quindi ritenuto indispensabile ampliare gli accertamenti, partendo dall'individuazione dei medici che ebbero concretamente in gestione il paziente.  

La terapia trombolitica e l'emorragia cerebrale: i dubbi dei familiari

Al centro dell'opposizione presentata dalla famiglia ci sono anche le scelte terapeutiche adottate durante il ricovero. Secondo i familiari, prima di procedere alla trombolisi sarebbero stati necessari ulteriori approfondimenti diagnostici, eventualmente attraverso esami differenti rispetto a quelli effettuati.

Un altro punto riguarda l'emorragia cerebrale che, secondo la ricostruzione sostenuta nell'opposizione, avrebbe determinato il decesso. La famiglia ipotizza che l'evento emorragico possa essere stato provocato dal farmaco trombolitico e che ulteriori verifiche avrebbero potuto evitare la complicanza. 

«L'attesa dei risultati diagnostici e l'esecuzione degli approfondimenti ritenuti appropriati avrebbero consentito di evitarla con elevatissimo grado di certezza», si legge nell'atto di opposizione.

Sei mesi per completare le nuove indagini

Il provvedimento del gip apre una nuova fase degli accertamenti sulla morte del 48enne di Scafati. La Procura avrà sei mesi per svolgere le attività investigative richieste, con particolare attenzione alla ricostruzione delle decisioni assunte dai medici, agli esami effettuati, alla somministrazione del trattamento e alle condizioni di assistenza durante la permanenza in ospedale.

Dovranno essere chiariti anche i ruoli dei sanitari che seguirono il paziente nelle diverse fasi del ricovero, confrontando il loro operato con le indicazioni contenute nella documentazione clinica e nelle consulenze tecniche. L'obiettivo sarà verificare se vi siano state eventuali omissioni o scelte inappropriate e, soprattutto, se queste possano aver avuto un ruolo nel determinare la morte dell'uomo. La richiesta di archiviazione è stata dunque respinta, ma nessuna responsabilità medica risulta accertata.

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