Cronaca

Latte di bufala, basta ricatti sul prezzo: Altragricoltura e CNA Campania Nord propongono un accordo di filiera a 1,65 euro al chilo

Un prezzo che garantisca il reddito degli allevatori, un premio per la destagionalizzazione delle produzioni e una nuova stagione di contrattazione tra allevamenti e caseifici

Occhio di Salerno
Latte di bufala, basta ricatti sul prezzo: Altragricoltura e CNA Campania Nord propongono un accordo di filiera a 1,65 euro al chilo

Il futuro della mozzarella di bufala Campana DOP non può essere separato dal futuro degli allevamenti che producono il latte necessario a realizzarla. Eppure, mentre i costi di produzione continuano a mettere sotto pressione le aziende agricole, il prezzo del latte alla stalla rimane lontano dai livelli raggiunti negli anni precedenti, mettendo a rischio la tenuta economica di un patrimonio produttivo fondamentale per la Campania.

Per affrontare questa situazione, Altragricoltura – Confederazione Sindacale per la Sovranità Alimentare – e CNA Campania Nord lanciano una proposta concreta per aprire una nuova fase di contrattazione interprofessionale sul prezzo del latte di bufala, superando un sistema nel quale i singoli allevatori sono costretti a confrontarsi individualmente con i propri acquirenti, spesso senza un reale potere contrattuale.

La proposta parte da un lavoro di analisi dei costi di produzione e dell'evoluzione del mercato, realizzato dall'Associazione di Tutela Bufala per l'Allevamento della Bufala Mediterranea e dal Centro di Documentazione e Ricerca PerlaTerra, promosso da Altragricoltura, su incarico delle due organizzazioni.

L'obiettivo è trasformare i dati economici in una base concreta per un confronto tra tutti gli attori della filiera: allevatori, caseifici artigianali e industriali, rappresentanze organizzate e istituzioni.

Il prezzo del latte è crollato, ma la crisi non può essere scaricata sugli allevatori

I numeri descrivono una situazione che non può essere ignorata.

Dopo aver raggiunto livelli prossimi a 1,80-1,90 euro al chilogrammo nel 2023, il prezzo del latte bufalino ha subito una brusca riduzione nel 2024, fino a stabilizzarsi nel 2025 e nel 2026 su valori prossimi a 1,50-1,60 euro al chilogrammo.

Secondo la rilevazione ISMEA richiamata nell'analisi, nel settembre 2026 il prezzo si attestava intorno a 1,56 euro al chilogrammo: quasi il 18% in meno rispetto al livello di riferimento del 2023.

Una riduzione che pesa sui bilanci aziendali e che rischia di compromettere la capacità degli allevamenti di sostenere gli investimenti, remunerare il lavoro, mantenere strutture adeguate e garantire il benessere degli animali.

La situazione è resa ancora più preoccupante dalle nuove tensioni internazionali sui prezzi dell'energia, dei fertilizzanti e degli altri fattori produttivi. Dopo la fase di riduzione di alcuni costi registrata nel 2024, il quadro ha ripreso a peggiorare, mentre il prezzo del latte non ha recuperato le perdite precedenti.

Non è sufficiente che il prezzo consenta di continuare a produrre nell'immediato: deve garantire la possibilità di mantenere in attività l'azienda agricola, remunerare il lavoro e programmare il futuro.

La crisi, inoltre, non riguarda soltanto il rapporto tra allevatore e caseificio. La crescita della disponibilità di latte, le difficoltà di assorbimento del mercato, la gestione delle scorte e la diversa stagionalità della produzione di latte rispetto alla domanda di mozzarella richiedono una risposta che coinvolga l'intera filiera.

Lasciare che questi squilibri si traducano in una competizione al ribasso sul prezzo della materia prima significa indebolire proprio le aziende sulle quali poggiano la qualità e l'identità territoriale del prodotto.

Un prezzo obiettivo di 1,65 euro al chilogrammo

L'analisi dei costi elaborata per un allevamento-tipo di 300 capi, con 120 bufale in lattazione e una produzione annua stimata di 291.600 chilogrammi di latte, individua un costo unitario medio di circa 1,412 euro al chilogrammo, sulla base delle voci considerate nello studio.

Questo valore non può essere confuso con il prezzo necessario a garantire una remunerazione adeguata. Un'impresa zootecnica deve infatti poter affrontare gli imprevisti, rinnovare le attrezzature, mantenere la mandria e remunerare il capitale e il lavoro imprenditoriale. Occorre inoltre verificare attentamente tutte le componenti di costo effettive, comprese quelle non integralmente rappresentate nella simulazione.

Per queste ragioni, Altragricoltura e CNA Campania Nord propongono di aprire la contrattazione partendo da tre riferimenti economici:

  • 1,75 euro/kg: richiesta iniziale, per costruire un accordo che lasci maggiore spazio alla sostenibilità economica e alla gestione degli imprevisti.
  • 1,65-1,70 euro/kg: fascia obiettivo sulla quale ricercare un'intesa tra le parti, verificando la copertura dei costi effettivi.
  • 1,60 euro/kg: soglia minima da difendere nella contrattazione, non un prezzo di pareggio e neppure il livello preferenziale per un accordo stabile.

La proposta operativa individua in 1,65 euro al chilogrammo il prezzo obiettivo di un accordo di fornitura, rispetto agli 1,56 euro circa rilevati nel settembre 2026. I prezzi sono da intendersi IVA esclusa.

Non si tratta di fissare un prezzo astratto, estraneo alle condizioni del mercato, ma di costruire un riferimento negoziale fondato sui costi, sulla continuità produttiva e sulla necessità di distribuire più equamente il valore generato lungo la filiera.

Un prezzo sostenibile per gli allevatori è anche una garanzia per i caseifici che investono nella qualità, per i lavoratori, per i territori rurali e per i consumatori che scelgono un prodotto legato alla tradizione agroalimentare campana.

Destagionalizzare la produzione deve convenire anche agli allevatori

Accanto al prezzo di base, la proposta affronta uno dei problemi strutturali della filiera: la diversa distribuzione nel tempo della produzione di latte e della domanda di mozzarella.

La disponibilità di latte non sempre coincide con i periodi nei quali il mercato riesce ad assorbirlo meglio. Questo può determinare eccedenze, difficoltà nei ritiri e accumulo di scorte, con conseguenze negative per gli allevamenti e per i trasformatori.

Una maggiore programmazione delle produzioni può contribuire a ridurre questi squilibri, ma non può essere realizzata scaricandone i costi sugli allevatori.

Modificare il calendario dei parti e la distribuzione della lattazione richiede infatti una gestione aziendale attenta e comporta oneri organizzativi e produttivi che devono essere riconosciuti economicamente.

Per questo Altragricoltura e CNA Campania Nord propongono di affiancare al prezzo del latte un premio di destagionalizzazione compreso tra 0,10 e 0,15 euro per chilogrammo, subordinato al rispetto di condizioni e calendari di consegna concordati.

Nell'esempio elaborato dallo studio, la programmazione prevede di concentrare circa il 65% della produzione annua negli otto mesi individuati come periodo di maggiore domanda, destinando il restante 35% ai quattro mesi rimanenti. La distribuzione effettiva dovrà essere verificata sulla base della curva di lattazione, del calendario dei parti e delle caratteristiche degli allevamenti coinvolti.

Applicando il premio alle quantità ipotizzate per gli otto mesi programmati, pari a 189.540 chilogrammi, il riconoscimento economico genererebbe ricavi aggiuntivi annui pari a circa 18.954 euro con un premio di 0,10 euro/kg e a 28.431 euro con un premio di 0,15 euro/kg.

Il principio è chiaro: se la filiera chiede agli allevatori di programmare le consegne in funzione delle esigenze del mercato, deve riconoscere il valore economico di questo impegno.

Basta trattative individuali: serve un accordo di filiera

La proposta sul prezzo del latte si colloca in una strategia più ampia di riorganizzazione e valorizzazione della filiera bufalina.

Per troppo tempo il rapporto tra allevatori e caseifici è stato affidato a trattative individuali, nelle quali il singolo produttore di latte si trova spesso nella condizione di dover accettare il prezzo proposto dall'acquirente. Un sistema che indebolisce il potere contrattuale degli allevatori e ostacola la possibilità di programmare investimenti e produzioni.

Ma anche i caseifici artigianali devono poter contare su condizioni di mercato che non li costringano a subire le strategie commerciali dei soggetti industriali più forti, soprattutto nei rapporti con la grande distribuzione organizzata e nei mercati esteri.

È necessario, quindi, aprire una fase nuova di contrattazione interprofessionale, capace di coinvolgere le diverse componenti della filiera e di individuare regole condivise per il prezzo, la programmazione delle consegne, la qualità del latte e la distribuzione del valore.

In questa prospettiva, Altragricoltura e CNA Campania Nord intendono promuovere il confronto tra allevatori e caseifici, con l'obiettivo di arrivare ad accordi di fornitura che offrano maggiore certezza sui prezzi e sui ritiri e rendano più stabili i rapporti commerciali.

La qualità della DOP comincia dalla stalla

La difesa del reddito degli allevatori non è una rivendicazione separata dalla tutela della mozzarella di bufala Campana DOP. Ne costituisce, al contrario, una condizione essenziale.

Senza latte di qualità non esiste una mozzarella di qualità. E senza aziende capaci di remunerare il lavoro, sostenere gli investimenti e garantire condizioni adeguate agli animali, la qualità non può essere difesa nel tempo.

Per questo la contrattazione sul prezzo deve procedere insieme alla piena attuazione delle regole sulla tracciabilità e sui controlli, alla tutela del benessere animale e al rafforzamento degli strumenti di valorizzazione della DOP.

Occorre inoltre rilanciare il ruolo del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana DOP, rafforzandone la capacità di promuovere il prodotto e riequilibrando la rappresentanza al suo interno, affinché allevatori e caseifici artigianali possano concorrere effettivamente alle scelte strategiche.

La valorizzazione del prodotto non può essere affidata soltanto alle strategie commerciali delle grandi imprese o alla ricerca di nuovi mercati. Deve tradursi anche in una politica di tutela del prodotto DOP, di informazione dei consumatori e di sostegno al patrimonio produttivo diffuso che ne garantisce l'identità territoriale.

La Regione Campania apra un tavolo pubblico per affrontare la crisi

Un accordo tra soggetti privati è necessario, ma non sufficiente.

Le istituzioni devono svolgere una funzione attiva di garanzia, favorendo il confronto, sostenendo la programmazione e mettendo in campo politiche capaci di accompagnare gli investimenti e la riorganizzazione della filiera.

Per questa ragione, Altragricoltura – Confederazione Sindacale per la Sovranità Alimentare – rilancia la proposta di istituire presso la Regione Campania un Tavolo di Lavoro Partecipato per affrontare le crisi dell'agroalimentare, nel quale coinvolgere le organizzazioni dei produttori, le rappresentanze delle imprese di trasformazione e gli altri soggetti interessati.

La crisi del latte di bufala deve essere tra le prime questioni da affrontare. Il tavolo può offrire uno spazio pubblico autorevole nel quale mettere a confronto dati, esigenze produttive e proposte, favorire accordi di filiera e individuare gli interventi istituzionali necessari.

Non servono soltanto dichiarazioni di attenzione verso un settore strategico. Servono sedi di confronto operative, impegni verificabili e strumenti in grado di prevenire il ripetersi di crisi che finiscono per mettere in discussione il futuro delle aziende agricole.

«Giù le mani dal futuro delle stalle»

Altragricoltura e CNA Campania Nord intendono mettere a disposizione delle parti sociali e delle istituzioni una proposta concreta, fondata sull'analisi dei costi e sulla necessità di ricostruire rapporti più equilibrati lungo la filiera.

Il punto di partenza è un accordo di fornitura basato su un prezzo obiettivo di 1,65 euro al chilogrammo, accompagnato da un premio di destagionalizzazione fino a 0,15 euro/kg, con una quota minima di 0,10 euro/kg al ricorrere delle condizioni contrattualmente definite.

Da qui occorre aprire il confronto per definire modalità di applicazione, criteri di aggiornamento dei prezzi, garanzie sui ritiri e regole condivise per la programmazione delle consegne.

La sfida riguarda l'intero sistema agroalimentare campano: difendere il reddito degli allevatori significa difendere la continuità delle produzioni, la qualità della mozzarella, il lavoro, l'economia dei territori e la sovranità alimentare delle comunità.

Il latte non può diventare la variabile sulla quale scaricare tutte le contraddizioni della filiera. Il valore della mozzarella di bufala Campana DOP deve essere riconosciuto anche a chi ogni giorno alleva gli animali e produce la materia prima indispensabile per realizzarla.

Altragricoltura e CNA Campania Nord sono pronte ad aprire una nuova stagione di confronto e contrattazione. L'obiettivo è costruire un accordo capace di dare certezze agli allevatori, prospettive ai caseifici e futuro a una delle produzioni più rappresentative dell'agroalimentare campano.

Giù le mani dal futuro delle stalle. È il momento di passare dalla denuncia alle proposte, e dalle proposte agli accordi.

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