Cronaca

Titoli professionali contraffatti: docente salernitana condannata a risarcire il Ministero

Alessia Benincasa
Titoli professionali contraffatti: docente salernitana condannata a risarcire il Ministero
Falsi titoli professionali: una docente salernitana è stata condannata a risarcire il Ministero. L'inchiesta era nata a Vallo della Lucania e adesso si estende. Sotto esame 59 insegnanti di sostegno e il fenomeno dei cosiddetti "dilomifici". Lo riporta Il Mattino.

Titoli professionali contraffatti: docente salernitana condannata a risarcire il Ministero

Esiste un diploma capace di consentire l'accesso all'insegnamento e ne esiste uno contraffatto che può invece permettere, senza averne diritto, di scalare una graduatoria. Per lungo tempo la distanza tra le due situazioni è stata fin troppo semplice da colmare. Oggi quel margine si sta riducendo. La provincia di Salerno è infatti finita tra i territori interessati dalla lotta ai titoli irregolari, attraverso verifiche amministrative, procedimenti giudiziari e le misure introdotte dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara. Al centro della vicenda c'è una docente salernitana. L'insegnante aveva prestato servizio nella scuola primaria, inizialmente attraverso incarichi di supplenza e successivamente con un contratto a tempo indeterminato, utilizzando titoli che, secondo quanto stabilito dalla magistratura contabile, sarebbero risultati falsi. Si tratta di un attestato di grado preparatorio e di una qualifica per il sostegno, impiegati per inserirsi nelle graduatorie e poi per accedere al concorso straordinario del 2018.

Il verdetto

Con la sentenza 194/2026, la Corte dei Conti ha disposto nei confronti della docente il risarcimento in favore del Ministero. La Procura contabile aveva stimato in 150mila euro il pregiudizio economico derivante dagli stipendi incassati nel periodo compreso tra il 2016 e il 2025. I magistrati hanno tuttavia applicato una decurtazione del 50%, tenendo conto dell'attività lavorativa realmente prestata e del beneficio comunque prodotto per l'amministrazione. Rimane fermo, però, il principio secondo cui per accedere all'insegnamento, soprattutto quando si opera nel sostegno di studenti con maggiori fragilità, le qualifiche richieste devono essere effettive. È proprio questo aspetto a trasformare una singola vicenda in una questione più ampia. L'inchiesta avviata inizialmente dalla Procura di Vallo della Lucania aveva infatti portato l'attenzione su un possibile sistema basato su pergamene, documentazioni d'esame e attestazioni professionali che non sarebbero riconducibili a percorsi formativi realmente svolti.

Il nuovo scenario

Adesso le verifiche coinvolgono un numero maggiore di persone. Sono 59 i docenti della provincia di Salerno per i quali sono in corso controlli sulle specializzazioni per il sostegno che risultano conseguite tra il 1996 e il 1998. Stando agli elementi raccolti durante gli accertamenti, i relativi nominativi non comparirebbero negli elenchi degli esami effettivamente sostenuti. Il dato, tuttavia, non equivale automaticamente all'accertamento di responsabilità a carico dei 59 insegnanti: sarà l'esame della documentazione, caso per caso, a stabilire se i titoli siano regolari. Si tratta di un elemento che contribuisce a spiegare anche l'inasprimento dei controlli disposto dal MIM.

I casi precedenti

Nel territorio salernitano il Ministero ha già adottato provvedimenti nei confronti di sei istituti privati, ai quali è stata revocata la parità, soprattutto nell'area compresa tra Nocera e Pagani, per violazioni dei requisiti stabiliti dalle norme. Il contrasto ai cosiddetti «diplomifici» è diventato una linea d'azione nazionale e ha trovato applicazione nelle disposizioni volute dal ministro Valditara: limitazioni alla possibilità di incrementare artificialmente le classi terminali, divieto di affrontare due differenti esami nello stesso anno, introduzione del registro digitale, della pagella elettronica e dell'obbligo di protocollo informatico anche per gli istituti paritari. La finalità indicata dal ministro è quella di garantire il rispetto delle regole e contrastare il fenomeno dei diplomifici. Un titolo irregolare, infatti, non rappresenta semplicemente un documento privo di valore. Può tradursi in punteggio, avanzamento nelle graduatorie, incarichi di supplenza e, nei casi più gravi, ingresso nei ruoli. Dietro l'avanzamento di chi beneficia di una qualifica non realmente conseguita può esserci il mancato riconoscimento delle opportunità per chi ha studiato, affrontato gli esami e maturato concretamente le competenze necessarie. È in questo contesto che il contrasto ai diplomifici assume una dimensione che supera gli aspetti amministrativi e riguarda anche la tutela degli insegnanti, del personale Ata e dell'affidabilità del sistema scolastico.

Sul territorio salernitano resta inoltre l'ombra di un episodio particolarmente grave. Nelle ultime settimane, infatti, al ministro Valditara è stata recapitata da Salerno una busta contenente un proiettile accompagnato da una missiva intimidatoria. Nel testo venivano richiamate proprio presunte anomalie relative al rilascio di diplomi da parte di istituti privati. Sulla vicenda sono tuttora in corso verifiche investigative e, proprio per questo, è necessario mantenere prudenza rispetto a eventuali collegamenti con le diverse indagini giudiziarie. «Non mi faccio di certo intimidire, proseguo nell'azione riformatrice e di tolleranza zero contro i furbetti»: aveva affermato nei giorni scorsi al Mattino il ministro di viale Trastevere.
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