"Ti guarisco io" ma il tumore non c'era: è stato condannato a 11 anni e 10 mesi con l'accusa di omicidio preterintenzionale il medico che aveva persuaso Angela Russo. Gli accertamenti disposti dalla Procura hanno però stabilito che la donna, in realtà, non era affetta da alcuna patologia tumorale.
La condanna ammonta a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di omicidio preterintenzionale. Per l’imputato, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, sono state inoltre disposte l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per l’intero periodo di esecuzione della pena.
Il tribunale ha anche riconosciuto una provvisionale pari a 10mila euro per ogni parte civile costituita, demandando al giudice civile la determinazione dell’ammontare definitivo del risarcimento. All’imputato è stato imposto anche il pagamento delle spese processuali.
«Ti guarisco io», sarebbe stato il contenuto di un messaggio inviato alla donna, dando così inizio a un trattamento che prevedeva anche autoemotrasfusioni sottoposte a ozonizzazione, ovvero procedure invasive effettuate per via endovenosa.
In seguito, la consulenza tecnica richiesta dalla Procura avrebbe fornito un dato fondamentale per chiarire la vicenda: Angela Russo non presentava alcun tumore. La patologia indicata dal sedicente medico, quindi, non sarebbe mai stata presente.
La vicenda, secondo quanto ricostruito durante il procedimento, racconta dunque di una fiducia riposta dalla vittima in una persona che si sarebbe spacciata per professionista sanitario e che sarebbe poi sfociata in una situazione drammatica.
Il pensiero dell’avvocato è stato quindi rivolto ai familiari di Angela, in particolare alla madre e ai suoi figli. «Sentivo di doverlo a quella madre anziana, vestita di nero, costretta ad affrontare il dolore contro natura di sopravvivere alla propria figlia», ha aggiunto Capone, ricordando come la donna fosse sempre presente alle udienze. «Lo dovevo anche ai due figli, ancora così piccoli, di una madre giovane morta troppo presto».
La decisione emessa in primo grado rappresenta quindi un primo passaggio importante in una vicenda giudiziaria durata quattro anni, ma il procedimento non è ancora concluso e resta aperta la possibilità degli ulteriori gradi di giudizio.
«Ti guarisco io», ma il tumore non esisteva: condannato il falso medico per la morte di Angela Russo
Sono serviti quattro anni di procedimento giudiziario e venti udienze per fare luce sulla storia culminata con la morte di Angela Russo, 54 anni. La Corte d’Assise di Benevento, in primo grado, ha condannato l’uomo accusato di avere sottoposto la donna a cure dopo essersi qualificato come medico, pur avendo, come emerso durante il dibattimento, soltanto un diploma da massaggiatore capo bagnino.La condanna ammonta a 11 anni e 10 mesi di reclusione per il reato di omicidio preterintenzionale. Per l’imputato, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, sono state inoltre disposte l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per l’intero periodo di esecuzione della pena.
Il tribunale ha anche riconosciuto una provvisionale pari a 10mila euro per ogni parte civile costituita, demandando al giudice civile la determinazione dell’ammontare definitivo del risarcimento. All’imputato è stato imposto anche il pagamento delle spese processuali.
La malattia inventata
Il fulcro dell’intera vicenda riguarda una diagnosi che, sulla base degli elementi emersi nel corso del processo, sarebbe risultata completamente priva di riscontri. L’uomo avrebbe infatti persuaso Angela Russo di essere malata di tumore al seno, sostenendo di poterla curare attraverso metodologie alternative.«Ti guarisco io», sarebbe stato il contenuto di un messaggio inviato alla donna, dando così inizio a un trattamento che prevedeva anche autoemotrasfusioni sottoposte a ozonizzazione, ovvero procedure invasive effettuate per via endovenosa.
In seguito, la consulenza tecnica richiesta dalla Procura avrebbe fornito un dato fondamentale per chiarire la vicenda: Angela Russo non presentava alcun tumore. La patologia indicata dal sedicente medico, quindi, non sarebbe mai stata presente.
I trattamenti e il decesso
Uno degli aspetti più complessi dell’indagine e del processo ha riguardato proprio le modalità delle cure effettuate e le conseguenze che queste avrebbero prodotto sulla salute della donna. Secondo la ricostruzione dell’accusa, fatta propria dalla Corte, i trattamenti ai quali Angela Russo venne sottoposta sarebbero risultati particolarmente invasivi e avrebbero concorso a causarne il decesso. Da qui la contestazione e la condanna per omicidio preterintenzionale.La vicenda, secondo quanto ricostruito durante il procedimento, racconta dunque di una fiducia riposta dalla vittima in una persona che si sarebbe spacciata per professionista sanitario e che sarebbe poi sfociata in una situazione drammatica.
«Abbiamo finalmente trovato la verità»
Al termine della lettura della sentenza, l’avvocato Cinzia Capone, rappresentante legale della famiglia Russo, ha espresso tutta la tensione maturata nel corso dei quattro anni di processo. «Ho creduto profondamente in questo lavoro e ho investito in questo procedimento quasi tutte le mie energie, trascorrendo notti senza dormire e affrontando anche forti dolori allo stomaco per individuare e dimostrare la strategia più corretta», ha dichiarato la legale dopo la pronuncia. «Oggi siamo arrivati alla verità. Finalmente è stata fatta giustizia».Il pensiero dell’avvocato è stato quindi rivolto ai familiari di Angela, in particolare alla madre e ai suoi figli. «Sentivo di doverlo a quella madre anziana, vestita di nero, costretta ad affrontare il dolore contro natura di sopravvivere alla propria figlia», ha aggiunto Capone, ricordando come la donna fosse sempre presente alle udienze. «Lo dovevo anche ai due figli, ancora così piccoli, di una madre giovane morta troppo presto».
La decisione emessa in primo grado rappresenta quindi un primo passaggio importante in una vicenda giudiziaria durata quattro anni, ma il procedimento non è ancora concluso e resta aperta la possibilità degli ulteriori gradi di giudizio.

