118 della provincia di Salerno, bilanci in affanno: «Le ambulanze rischiano di restare ferme»

118 della provincia di Salerno in affanno. In una nota congiunta, associazioni, operatori e volontari segnalano rimborsi bloccati anche per mesi e, in alcuni casi, fino all'anno precedente. Lo riporta Il Mattino.
Nel frattempo sono le associazioni a dover sostenere direttamente le spese indispensabili per mantenere operativi i mezzi e garantire il servizio pubblico. Devono quindi anticipare risorse proprie per coprire una serie di uscite che pesano fortemente sui bilanci. Tra queste figurano le retribuzioni dei dipendenti, dagli autisti ai soccorritori qualificati, il rifornimento di carburante delle ambulanze, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, le coperture assicurative obbligatorie e l'acquisto costante di materiali sanitari e medicinali indispensabili.
Le spese vengono affrontate nell'immediato, mentre gli accrediti da parte degli enti pubblici arrivano dopo diversi mesi, rendendo economicamente difficile ogni intervento. Le conseguenze di questo meccanismo si riflettono direttamente sulla quotidianità. Ci sono mezzi che rischiano di non avere carburante sufficiente, dipendenti che non hanno certezze sui tempi di pagamento dello stipendio e volontari che, nelle situazioni più complicate, arrivano persino a utilizzare denaro personale per permettere alle ambulanze di continuare a muoversi e raggiungere le persone che chiedono assistenza al 118.
«Se il volontariato si ferma, si ferma il 118», ribadiscono gli operatori, rivolgendosi con urgenza alla Regione Campania, all'Asl Salerno e agli altri organismi competenti. La richiesta non è quella di ottenere condizioni privilegiate, ma di ripristinare un rapporto istituzionale regolare: «sapere dove siano finite le risorse destinate al trasporto infermi e, soprattutto, veder garantiti tempi certi e rispettati per i pagamenti». «Servono risposte precise, date definite e rispetto per chi ogni giorno affronta le strade mettendo a rischio la propria sicurezza per proteggere quella degli altri». Adesso la questione passa nelle mani delle istituzioni politiche e della struttura amministrativa sanitaria.
118 della provincia di Salerno, bilanci in affanno: «Le ambulanze rischiano di restare ferme»
Sfrecciare a sirene accese per raggiungere chi ha bisogno di aiuto, intervenire su un codice rosso nel cuore della notte, affrontare quotidianamente le emergenze attraversando da un capo all'altro la provincia. Poi rientrare in sede e rendersi conto che l'emergenza non riguarda soltanto il turno successivo, ma la possibilità stessa per la propria organizzazione di continuare a operare. È il quadro denunciato dagli operatori del servizio 118 nel Salernitano, che lanciano un allarme preciso: «il servizio di trasporto infermi rischia concretamente di fermarsi». Alla base, spiegano, non ci sarebbero né la mancanza di impegno né il logoramento degli operatori, bensì una situazione economica sempre più difficile, arrivata ormai a un punto critico. A sollevare pubblicamente la questione, attraverso una presa di posizione condivisa che coinvolge direttamente le istituzioni, sono le associazioni di volontariato, insieme a lavoratori e volontari che quotidianamente assicurano, spesso senza visibilità ma con un ruolo essenziale, il funzionamento della prima assistenza sanitaria sul territorio.I ritardi
Il problema principale che sta mettendo sotto pressione il comparto è rappresentato dai tempi con cui arrivano i rimborsi. Gli accordi prevedono, almeno formalmente, che le somme dovute vengano corrisposte entro un arco temporale di circa 20 giorni. Nella pratica, però, chi assicura il servizio con le ambulanze racconta una situazione completamente differente. Le attese hanno infatti raggiunto e spesso oltrepassato i tre mesi. In alcune circostanze la situazione è diventata particolarmente critica, con somme ancora da incassare e pagamenti arretrati fino all'anno precedente.Nel frattempo sono le associazioni a dover sostenere direttamente le spese indispensabili per mantenere operativi i mezzi e garantire il servizio pubblico. Devono quindi anticipare risorse proprie per coprire una serie di uscite che pesano fortemente sui bilanci. Tra queste figurano le retribuzioni dei dipendenti, dagli autisti ai soccorritori qualificati, il rifornimento di carburante delle ambulanze, gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, le coperture assicurative obbligatorie e l'acquisto costante di materiali sanitari e medicinali indispensabili.
Le spese vengono affrontate nell'immediato, mentre gli accrediti da parte degli enti pubblici arrivano dopo diversi mesi, rendendo economicamente difficile ogni intervento. Le conseguenze di questo meccanismo si riflettono direttamente sulla quotidianità. Ci sono mezzi che rischiano di non avere carburante sufficiente, dipendenti che non hanno certezze sui tempi di pagamento dello stipendio e volontari che, nelle situazioni più complicate, arrivano persino a utilizzare denaro personale per permettere alle ambulanze di continuare a muoversi e raggiungere le persone che chiedono assistenza al 118.
L'appello
«Non ce la facciamo più», spiegano gli operatori senza mezzi termini. «Abbiamo assicurato il servizio sempre e in qualsiasi circostanza. Adesso ci viene chiesto di continuare a intervenire e salvare vite senza metterci nelle condizioni economiche per poterlo fare. È una situazione umiliante». La denuncia non riguarda soltanto la tenuta finanziaria delle singole associazioni, ma coinvolge direttamente l'efficienza dell'intero sistema di emergenza sanitaria provinciale. Qualora chi garantisce il trasporto sanitario urgente fosse costretto a interrompere l'attività, il servizio 118 rischierebbe di entrare rapidamente in crisi.«Se il volontariato si ferma, si ferma il 118», ribadiscono gli operatori, rivolgendosi con urgenza alla Regione Campania, all'Asl Salerno e agli altri organismi competenti. La richiesta non è quella di ottenere condizioni privilegiate, ma di ripristinare un rapporto istituzionale regolare: «sapere dove siano finite le risorse destinate al trasporto infermi e, soprattutto, veder garantiti tempi certi e rispettati per i pagamenti». «Servono risposte precise, date definite e rispetto per chi ogni giorno affronta le strade mettendo a rischio la propria sicurezza per proteggere quella degli altri». Adesso la questione passa nelle mani delle istituzioni politiche e della struttura amministrativa sanitaria.




