Dal rapporto Ispra 2024 si evince che circa il 22% della provincia di Salerno è a pericolosità elevata o molto elevata per dissesto idrogeologico. Oltre 93mila residenti e 30mila famiglie vivono in aree a rischio frana. Lo riporta l'odierna edizione del Mattino.
Frane e dissesti: il 22% del territorio salernitano è a rischio elevato o molto elevato
Salerno, Pellezzano, Cetara, Torraca. Territori diversi, accomunati dalla stessa fragilità. È il quadro che emerge dal Rapporto sul dissesto idrogeologico dell’Ispra, aggiornato al 2024, che fotografa una provincia esposta e vulnerabile, bisognosa di interventi strutturali e di lungo periodo, oltre la logica dell’emergenza.
Il dato più significativo riguarda l’estensione delle aree classificate a pericolosità da frana “elevata” (P3) e “molto elevata” (P4): il 22% dell’intero territorio provinciale. Un valore che colloca Salerno tra le realtà più esposte d’Italia. Nel decennio 2010-2020, infatti, la provincia è stata stabilmente tra le più colpite da grandi eventi franosi, insieme a Bolzano, Genova e Messina.
Oltre mille chilometri quadrati fragili
Salerno, insieme ad Aosta, Trento e Grosseto, registra le superfici più ampie ricadenti nelle classi P3 e P4: 1.095,9 chilometri quadrati complessivi. Se si includono anche le aree a pericolosità media e moderata, il quadro si amplia ulteriormente.
A confermare la storica instabilità del territorio sono i dati dell’Inventario Frane, che censisce 7.292 fenomeni dal 1116 al 2026. Nel 40,8% dei casi si tratta di colamenti lenti: masse di terreno impregnate d’acqua che scivolano progressivamente verso valle, spesso senza segnali immediatamente evidenti.
Oltre 93mila residenti in zone rosse
Il rischio non riguarda solo il suolo ma anche chi lo abita. In provincia di Salerno sono 93.630 le persone che vivono in aree a pericolosità elevata o molto elevata, pari all’8,6% della popolazione. Si tratta di oltre 30mila famiglie. Tra i residenti esposti, il 19,7% ha più di 65 anni, mentre il 14% è composto da minori sotto i 15 anni, un elemento che accentua la vulnerabilità sociale del territorio.
La mappa del rischio: dall’entroterra alla Costiera
Scendendo nel dettaglio comunale, la situazione appare ancora più critica. Ottati registra il dato più alto: il 92,35% degli abitanti vive in aree a rischio elevato o molto elevato. Seguono Monteforte Cilento (77,52%) e Camerota (54,87%).
In Costiera Amalfitana la convivenza con il dissesto è diffusa: Amalfi conta l’86,07% dei residenti in zona rossa, Cetara l’82,23%. Percentuali elevate anche a Minori (71,58%), Tramonti (64,02%), Furore (63,83%), Maiori (55,16%) e Positano (54,33%). Ravello si attesta al 49,42%, con quasi la metà della popolazione esposta.
Edifici, imprese e beni culturali sotto minaccia
Il patrimonio edilizio conferma la fragilità provinciale. Sono 31.379 gli edifici situati nelle aree P3 e P4: 8.314 in zona a pericolosità molto elevata e 23.065 in quella elevata, pari al 12,2% del totale censito. Anche il tessuto produttivo è coinvolto: 6.332 unità locali di impresa ricadono nelle due classi di rischio più alte, numero destinato a crescere includendo le aree a pericolosità media. Non meno preoccupante la condizione dei beni culturali: 296 risultano collocati in aree ad alta pericolosità (17,3%), percentuale che raggiunge l’80% considerando anche i livelli medio e moderato.
Gli eventi recenti
Gli ultimi tre anni restituiscono un elenco di episodi che attraversa l’intera provincia: dalla Costiera Amalfitana, con frane a Cetara, Amalfi, Ravello e Conca dei Marini, al Cilento, con eventi a Morigerati, Roccadaspide e Corleto Monforte. Nel 2023 si sono registrati sei eventi, altrettanti nel 2024. Nel 2025 il conto è salito a quattro, mentre il 2026 è già a quota tre. Numeri che confermano una tendenza tutt’altro che rassicurante.

