Sono stati sospesi dall’attività di trapianto cardiaco pediatrico i due chirurghi – il primario e un assistente – che, alla vigilia dello scorso Natale, hanno eseguito l’intervento di sostituzione del cuore su un bambino di due anni e mezzo, attualmente ricoverato in condizioni critiche presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo, indicato con il nome di fantasia Tommaso, è oggi assistito in terapia intensiva con circolazione extracorporea tramite Ecmo, in attesa urgente di un nuovo organo.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’organo trapiantato sarebbe giunto a Napoli in condizioni non idonee. Il cuore proveniva da un donatore deceduto in seguito a un incidente avvenuto in una piscina a Bolzano. Le verifiche avrebbero evidenziato gravi anomalie nelle modalità di conservazione e refrigerazione durante il trasporto. In particolare, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, una procedura non conforme agli standard previsti per questo tipo di organi, che richiedono il mantenimento di una temperatura controllata e costante. Inoltre, si apprende che il cuore avrebbe avuto un contatto diretto con il materiale refrigerante, circostanza che ne avrebbe compromesso la funzionalità al momento del reimpianto, rendendo impossibile il corretto riavvio dopo lo scongelamento.
Alla luce di questi elementi, il piccolo paziente è stato inserito in una procedura di emergenza per il reperimento di un nuovo organo, con un alert che ha ormai assunto dimensione europea, vista l’urgenza e la complessità del caso. La situazione clinica del bambino e la sequenza degli eventi che hanno portato al fallimento del trapianto hanno aperto interrogativi rilevanti sulla catena decisionale che ha preceduto e seguito l’arrivo dell’organo al Monaldi.
Parallelamente all’indagine interna, sulla vicenda è ora al lavoro anche la Procura della Repubblica, chiamata a verificare eventuali profili di responsabilità penale. Gli inquirenti stanno approfondendo non solo le modalità di conservazione e trasporto del cuore, ma anche la correttezza delle valutazioni effettuate una volta giunto l’organo a destinazione e delle decisioni assunte prima di procedere comunque all’impianto.
L’azienda ospedaliera ha chiarito che la sospensione riguarda esclusivamente l’attività di trapianto cardiaco pediatrico e non intacca il resto delle attività della struttura. Il Monaldi, viene sottolineato, continua a rappresentare un punto di riferimento nazionale per la cardiochirurgia e i trapianti di cuore negli adulti, che proseguono regolarmente. Nessuna interruzione è prevista neppure per la cardiochirurgia pediatrica ordinaria, anche per interventi di elevata complessità.
Cuore non idoneo trapiantato a un bimbo di due anni: sospesi due chirurghi
Il provvedimento è stato disposto dal direttore generale dell’azienda ospedaliera, Anna Iervolino, al termine di una serie di audit interni avviati immediatamente dopo l’emersione delle criticità legate al trapianto. L’inchiesta amministrativa ha coinvolto tutti i professionisti che hanno preso parte alle diverse fasi della procedura: dal reperimento dell’organo attraverso la rete nazionale dei trapianti, al trasporto, fino all’equipe che ha eseguito l’intervento chirurgico, autorizzato dopo il consueto e necessario “ok cuore”.Secondo quanto emerso dagli accertamenti, l’organo trapiantato sarebbe giunto a Napoli in condizioni non idonee. Il cuore proveniva da un donatore deceduto in seguito a un incidente avvenuto in una piscina a Bolzano. Le verifiche avrebbero evidenziato gravi anomalie nelle modalità di conservazione e refrigerazione durante il trasporto. In particolare, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, una procedura non conforme agli standard previsti per questo tipo di organi, che richiedono il mantenimento di una temperatura controllata e costante. Inoltre, si apprende che il cuore avrebbe avuto un contatto diretto con il materiale refrigerante, circostanza che ne avrebbe compromesso la funzionalità al momento del reimpianto, rendendo impossibile il corretto riavvio dopo lo scongelamento.
Alla luce di questi elementi, il piccolo paziente è stato inserito in una procedura di emergenza per il reperimento di un nuovo organo, con un alert che ha ormai assunto dimensione europea, vista l’urgenza e la complessità del caso. La situazione clinica del bambino e la sequenza degli eventi che hanno portato al fallimento del trapianto hanno aperto interrogativi rilevanti sulla catena decisionale che ha preceduto e seguito l’arrivo dell’organo al Monaldi.
Parallelamente all’indagine interna, sulla vicenda è ora al lavoro anche la Procura della Repubblica, chiamata a verificare eventuali profili di responsabilità penale. Gli inquirenti stanno approfondendo non solo le modalità di conservazione e trasporto del cuore, ma anche la correttezza delle valutazioni effettuate una volta giunto l’organo a destinazione e delle decisioni assunte prima di procedere comunque all’impianto.
L’azienda ospedaliera ha chiarito che la sospensione riguarda esclusivamente l’attività di trapianto cardiaco pediatrico e non intacca il resto delle attività della struttura. Il Monaldi, viene sottolineato, continua a rappresentare un punto di riferimento nazionale per la cardiochirurgia e i trapianti di cuore negli adulti, che proseguono regolarmente. Nessuna interruzione è prevista neppure per la cardiochirurgia pediatrica ordinaria, anche per interventi di elevata complessità.

