«Mi hanno detto che sotto ero ancora un uomo e che dovevo scegliere: o quella stanza o firmare e andare via». È con queste parole rilasciate a Fanpage che Iolanda, donna trans di circa cinquant’anni, ricostruisce quanto accaduto all’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove era arrivata in ambulanza per forti dolori addominali. Un racconto che intreccia condizioni cliniche, carenze strutturali e una gestione amministrativa finita al centro delle polemiche.
Arrivata al pronto soccorso del Ruggi, la donna è rimasta per sei giorni su una barella. «Stavo male, avevo dolori continui. Ho passato notti intere con le luci sempre accese, senza privacy, circondata da rumori e urgenze», riferisce. Una permanenza prolungata che, secondo quanto raccontato, riflette le difficoltà della sanità campana, tra carenza di posti letto e sovraffollamento dei reparti. «Le cure non mi sono state negate, ma le condizioni erano durissime», aggiunge.
Al sesto giorno le viene comunicato il trasferimento nel reparto di Medicina. «Mi avevano detto che finalmente avrei avuto un letto vero, che sarei salita ai piani», spiega. Una notizia accolta come un sollievo, che però si trasforma rapidamente in un nuovo problema. La stanza assegnata è composta da sei letti, cinque occupati da uomini. «Quando ho visto la stanza ho pensato a un errore e ho chiesto spiegazioni», racconta.
La risposta ricevuta, secondo la sua testimonianza, è netta: «La dottoressa mi ha detto che per loro contava il sesso biologico. Mi ha detto: ‘Sotto hai ancora l’organo maschile’. Poi mi ha messo davanti alla scelta: o resti qui o firmi e vai via». Parole che Iolanda definisce «umilianti» e che l’hanno spinta a cercare aiuto all’esterno, nonostante le condizioni di salute.
A intervenire è stata Loredana Rossi, presidente dell’Associazione Transessuali di Napoli. «Non è accettabile che nel 2025 si neghi l’identità di una persona appellandosi solo ai documenti o al sesso biologico», afferma. Insieme ad Arcigay Salerno e Arcigay Napoli, l’associazione ha avviato una mediazione con la struttura sanitaria. «Ci siamo scontrati con una rigidità burocratica che dimentica la persona», sottolinea Antonello Sannino di Arcigay Napoli.
La svolta è arrivata grazie a un intervento istituzionale. «Grazie all’interessamento diretto del presidente della Regione Campania e degli assessori competenti, la situazione si è sbloccata», spiegano da Arcigay Napoli. La direzione sanitaria del Ruggi ha riconosciuto l’accaduto, ha presentato scuse formali a Iolanda e ha disposto una nuova sistemazione. «Alla fine mi hanno dato una stanza adeguata. Ma quello che è successo resta», conclude la donna. «Non dovrebbe capitare a nessuno».
Il racconto di Iolanda dopo sei giorni al pronto soccorso di Salerno
Iolanda, all’anagrafe Emilio, spiega di aver lasciato la casa paterna a 16 anni per iniziare un percorso di affermazione della propria identità. «Sono scappata perché avevo bisogno di riconoscermi, di vivere nel mio corpo», racconta. Una storia personale che si inserisce in un vissuto segnato da battaglie per il riconoscimento dei diritti, ma che nell’ultimo episodio ha trovato un nuovo ostacolo proprio all’interno di una struttura sanitaria pubblica.Arrivata al pronto soccorso del Ruggi, la donna è rimasta per sei giorni su una barella. «Stavo male, avevo dolori continui. Ho passato notti intere con le luci sempre accese, senza privacy, circondata da rumori e urgenze», riferisce. Una permanenza prolungata che, secondo quanto raccontato, riflette le difficoltà della sanità campana, tra carenza di posti letto e sovraffollamento dei reparti. «Le cure non mi sono state negate, ma le condizioni erano durissime», aggiunge.
Al sesto giorno le viene comunicato il trasferimento nel reparto di Medicina. «Mi avevano detto che finalmente avrei avuto un letto vero, che sarei salita ai piani», spiega. Una notizia accolta come un sollievo, che però si trasforma rapidamente in un nuovo problema. La stanza assegnata è composta da sei letti, cinque occupati da uomini. «Quando ho visto la stanza ho pensato a un errore e ho chiesto spiegazioni», racconta.
La risposta ricevuta, secondo la sua testimonianza, è netta: «La dottoressa mi ha detto che per loro contava il sesso biologico. Mi ha detto: ‘Sotto hai ancora l’organo maschile’. Poi mi ha messo davanti alla scelta: o resti qui o firmi e vai via». Parole che Iolanda definisce «umilianti» e che l’hanno spinta a cercare aiuto all’esterno, nonostante le condizioni di salute.
A intervenire è stata Loredana Rossi, presidente dell’Associazione Transessuali di Napoli. «Non è accettabile che nel 2025 si neghi l’identità di una persona appellandosi solo ai documenti o al sesso biologico», afferma. Insieme ad Arcigay Salerno e Arcigay Napoli, l’associazione ha avviato una mediazione con la struttura sanitaria. «Ci siamo scontrati con una rigidità burocratica che dimentica la persona», sottolinea Antonello Sannino di Arcigay Napoli.
La svolta è arrivata grazie a un intervento istituzionale. «Grazie all’interessamento diretto del presidente della Regione Campania e degli assessori competenti, la situazione si è sbloccata», spiegano da Arcigay Napoli. La direzione sanitaria del Ruggi ha riconosciuto l’accaduto, ha presentato scuse formali a Iolanda e ha disposto una nuova sistemazione. «Alla fine mi hanno dato una stanza adeguata. Ma quello che è successo resta», conclude la donna. «Non dovrebbe capitare a nessuno».

