A 50 anni dai “moti di Battipaglia” la Cgil Salerno, in collaborazione con il Comune di Battipaglia e l’Associazione Battipaglia 9 aprile 1969, ha dato il via una tre giorni di confronto, dibattiti e mostre per analizzare quella che fu una delle prime rivolte popolari.
Il giorno 9 aprile un corteo di protesta invase la città al grido di “Difendiamo il nostro pane” e “Basta con le promesse”. La folla bloccò ferrovie, strade e autostrade. Dalle 17 alle 22 migliaia di dimostranti occuparono la stazione, incendiarono il municipio, diedero fuoco a 200 auto e poi assediarono il commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri. A Roma arrivò invece la notizia che c’erano stati 50 morti e, temendo una insurrezione generale, venne subito trovato un accordo per la riapertura delle due aziende. La battaglia non fu un episodio isolato ma piuttosto l’espressione di un Sud Italia tutt’altro che pacificato, travolto dall’arrivo delle grandi fabbriche del Nord, sempre in bilico tra il suo piccolo e fragile miracolo economico e la minaccia della disoccupazione.
"Moti di Battipaglia", la storia
Per contrastare la chiusura della manifattura dei tabacchi e dello zuccherificio vennero indette manifestazioni di protesta e cortei, e lo scontro con le forze dell’ordine fu drammatico, provocando la morte di Teresa Ricciardi, insegnante che seguiva la protesta dal suo balcone, e del giovane studente Carmine Citro. Le cariche della polizia si susseguirono per tutto il pomeriggio, ed in tutto si contarono 200 feriti fra i dimostranti, e 100 tra i membri delle forze dell’ordine.
Il giorno 9 aprile un corteo di protesta invase la città al grido di “Difendiamo il nostro pane” e “Basta con le promesse”. La folla bloccò ferrovie, strade e autostrade. Dalle 17 alle 22 migliaia di dimostranti occuparono la stazione, incendiarono il municipio, diedero fuoco a 200 auto e poi assediarono il commissariato di polizia e la caserma dei carabinieri. A Roma arrivò invece la notizia che c’erano stati 50 morti e, temendo una insurrezione generale, venne subito trovato un accordo per la riapertura delle due aziende. La battaglia non fu un episodio isolato ma piuttosto l’espressione di un Sud Italia tutt’altro che pacificato, travolto dall’arrivo delle grandi fabbriche del Nord, sempre in bilico tra il suo piccolo e fragile miracolo economico e la minaccia della disoccupazione.


