Diventa definitiva la condanna per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso nei confronti di una coppia, un uomo di 84 anni e una donna di 69, accusati di aver avanzato richieste estorsive legate a un bene sito a Battipaglia già sottoposto a confisca. La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati, mettendo la parola fine alla vicenda giudiziaria.
Battipaglia, chiedevano il pizzo su un bene confiscato: condanna definitiva per una coppia
Secondo quanto accertato dai giudici, le intimidazioni sarebbero iniziate nel 2009 e sarebbero state finalizzate a ottenere il pagamento di canoni locativi per un ristorante situato a Battipaglia. Un’attività commerciale che, al momento dei fatti, insisteva su un immobile già confiscato e affidato a un amministratore giudiziario. Le condotte contestate sono state qualificate come tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, in ragione delle modalità intimidatorie utilizzate nei confronti dei gestori del locale.
I ricorsi respinti
La Suprema Corte ha respinto la linea difensiva degli imputati, che puntava a mettere in discussione l’attendibilità delle persone offese facendo leva su presunte irregolarità edilizie segnalate dagli stessi imputati.
Secondo i giudici, tali elementi non erano idonei a scalfire il quadro probatorio emerso nel corso del processo. L’inchiesta ha infatti delineato un contesto di pressioni e intimidazioni sistematiche ai danni dei gestori dell’attività commerciale di via Gramsci.
Titolo SEO
Battipaglia, estorsione su bene confiscato: condanna definitiva della Cassazione

