Cronaca

Capaccio Paestum, presunte gare truccate per l’illuminazione pubblica: oltre quattro ore di difesa per Andrea Campanile

Alessia Benincasa
Capaccio Paestum, presunte gare truccate per l’illuminazione pubblica: oltre quattro ore di difesa per Andrea Campanile
È durata più di quattro ore l’arringa dell’avvocato Cecchino Cacciatore, difensore di Andrea Campanile, nel processo relativo alle presunte irregolarità negli appalti per la pubblica illuminazione a Capaccio Paestum. Lo riporta Stiletv.

Capaccio Paestum, presunte gare truccate per l’illuminazione pubblica: oltre quattro ore di arringa per Andrea Campanile

È durata più di quattro ore l’arringa dell’avvocato Cecchino Cacciatore, difensore di Andrea Campanile, ex capo dello staff dell’amministrazione comunale, nel processo relativo alle presunte irregolarità negli appalti per la pubblica illuminazione a Capaccio Paestum. Nel corso dell’udienza di oggi pomeriggio, il legale ha contestato le accuse rivolte al proprio assistito, per il quale la Procura cilentana ha domandato una pena di due anni e sei mesi di carcere, oltre a una sanzione pecuniaria di mille euro.

L’intervento difensivo ha puntato a mettere in discussione l’impianto accusatorio nei confronti di Campanile, imputato insieme agli altri coinvolti per turbata libertà degli incanti e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. All’ex sindaco Franco Alfieri viene contestato anche il reato di falso ideologico.

Al termine della discussione in tribunale, Cacciatore ha criticato la ricostruzione proposta dall’accusa, sostenendo che la requisitoria avrebbe ripreso sostanzialmente gli elementi raccolti durante le indagini, senza valorizzare adeguatamente quanto emerso nel dibattimento.

«Ci sono state, soprattutto, tante suggestioni sulle quali l’accusa ha fondato la propria requisitoria finale, riproponendo sostanzialmente le risultanze delle indagini nelle proprie richieste, come se il dibattimento non si fosse mai celebrato», ha affermato il legale.

L’avvocato ha poi spiegato che la difesa ha esaminato e contestato singolarmente i punti dell’accusa, facendo riferimento a documenti, date, circostanze e fatti. «Siamo certi che il Tribunale terrà conto di questo approccio e siamo fiduciosi in una decisione favorevole», ha aggiunto.

La chat WhatsApp al centro della contestazione difensiva

Tra gli argomenti approfonditi nel corso dell’arringa figura una conversazione su WhatsApp tra Campanile e Alfonso D’Auria, procuratore speciale della società Dervit, citata dall’accusa durante il procedimento.

Secondo il legale dell’ex collaboratore di Alfieri, il messaggio rappresenterebbe uno degli errori più rilevanti nell’ambito della vicenda giudiziaria. La comunicazione sarebbe stata infatti considerata particolarmente sospetta durante le indagini e nelle precedenti fasi processuali. Cacciatore ha contestato soprattutto la data attribuita al messaggio, sostenendo che sarebbe stata collocata erroneamente un anno prima rispetto a quella effettiva.

«Qualcuno ha pensato bene di retrodatare il messaggio di un anno, collocandolo al 7 dicembre 2021, quando ancora i progetti non avevano preso corpo e la gara non era stata avviata. Un messaggio che, invece, risale a una fase successiva all’approvazione del progetto e assume ovviamente un significato completamente diverso», ha dichiarato il difensore.

Prossima udienza il 12 novembre, sentenza attesa il 19

La lunga discussione di Cacciatore ha comportato il rinvio al 12 novembre dell’arringa dell’avvocato Enrico Tedesco, che assiste Carmine Greco, ex responsabile unico del procedimento. Per quest’ultimo la Procura ha chiesto quattro anni e due mesi di reclusione e una multa di 2.500 euro.

Nel corso della prossima udienza sono previsti anche gli interventi dei legali di Franco Alfieri, Domenicoantonio D’Alessandro e Agostino De Caro, oltre a quello di Antonello Natale, difensore di Vittorio De Rosa e Alfonso D’Auria, entrambi legati alla società Dervit.

Nell’udienza precedente, i pubblici ministeri avevano sollecitato sette anni di carcere per Alfieri, sei anni e nove mesi per De Rosa e due anni e sei mesi per D’Auria. Per Elvira Alfieri, titolare della società Alfieri Impianti, la Procura aveva invece chiesto l’assoluzione, sostenendo che «il fatto non costituisce reato». La pronuncia del tribunale di primo grado è prevista per il 19 novembre.
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