L’Antiquarium di Agropoli, riaperto a dicembre dopo anni di chiusura, torna sotto i riflettori per un episodio che getta un’ombra sulla rinascita culturale della città: il furto di almeno dodici reperti archeologici di grande valore storico. Tra gli oggetti sottratti, figura un’anfora etrusca del VI-V secolo a.C., simbolo degli scambi commerciali tra le popolazioni locali e gli Etruschi di Pontecagnano. La sparizione, denunciata con insistenza dal consigliere comunale di minoranza Raffaele Pesce, rappresenta, secondo il politico, una perdita irreparabile per l’identità culturale del territorio.
Un elemento centrale della denuncia riguarda le condizioni di sicurezza della struttura. Secondo Pesce, l’Antiquarium era privo di sistemi di guardiania, telecamere e allarmi, nonostante fosse interessato da lavori di manutenzione. La denuncia del furto, definito dallo stesso consigliere “furto con chiave”, non avrebbe finora prodotto risultati concreti, alimentando dubbi sulla gestione interna e sulla mancata attivazione di procedimenti disciplinari o segnalazioni agli organi di controllo.
La vicenda ha assunto rilevanza nazionale grazie a un’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Pino Bicchielli, portando l’attenzione sul ritardo delle istituzioni e sulle responsabilità di chi aveva accesso alla struttura. Pesce ribadisce la sua intenzione di seguire da vicino l’evoluzione delle indagini: “Sulla valutazione delle scelte, dei tempi e sulle omissioni e sulle omertà, confido negli inquirenti, ma resto vigile. Non finirò mai di occuparmi di questa vicenda.”
Resta ora da accertare chi abbia avuto accesso alle chiavi e se i reperti sottratti possano essere recuperati. Nel frattempo, l’Antiquarium continua ad accogliere visitatori, mentre la comunità culturale di Agropoli attende risposte sulle responsabilità e sulle misure da adottare per garantire la tutela del patrimonio archeologico.
Agropoli, furto all’Antiquarium: spariti dodici reperti, la denuncia del consigliere Pesce
Pesce racconta di un iter investigativo lungo e complesso, iniziato con interrogazioni risalenti all’ottobre 2022, ma caratterizzato da un silenzio istituzionale protrattosi per anni. “Per avere notizie del furto, senza segni di scasso ma con chiave, ho dovuto avanzare richieste, interrogazioni e diffide, fino a presentare un esposto”, sottolinea il consigliere, denunciando un ritardo considerevole nella presa in carico formale della vicenda.Un elemento centrale della denuncia riguarda le condizioni di sicurezza della struttura. Secondo Pesce, l’Antiquarium era privo di sistemi di guardiania, telecamere e allarmi, nonostante fosse interessato da lavori di manutenzione. La denuncia del furto, definito dallo stesso consigliere “furto con chiave”, non avrebbe finora prodotto risultati concreti, alimentando dubbi sulla gestione interna e sulla mancata attivazione di procedimenti disciplinari o segnalazioni agli organi di controllo.
La vicenda ha assunto rilevanza nazionale grazie a un’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Pino Bicchielli, portando l’attenzione sul ritardo delle istituzioni e sulle responsabilità di chi aveva accesso alla struttura. Pesce ribadisce la sua intenzione di seguire da vicino l’evoluzione delle indagini: “Sulla valutazione delle scelte, dei tempi e sulle omissioni e sulle omertà, confido negli inquirenti, ma resto vigile. Non finirò mai di occuparmi di questa vicenda.”
Resta ora da accertare chi abbia avuto accesso alle chiavi e se i reperti sottratti possano essere recuperati. Nel frattempo, l’Antiquarium continua ad accogliere visitatori, mentre la comunità culturale di Agropoli attende risposte sulle responsabilità e sulle misure da adottare per garantire la tutela del patrimonio archeologico.

