La Guardia di Finanza di Napoli ha notificato un invito a dedurre nell’ambito di un procedimento della Corte dei Conti sulla gestione dell’Istituto Zooprofilattico di Portici. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere diverse irregolarità attribuite all’ex direttore generale Antonio Limone, con una contestazione complessiva superiore a 314mila euro. L’attività è stata svolta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, su delega della Procura Regionale per la Campania della Corte dei Conti.
Carta di credito aziendale per usi personali: nei guai l'ex direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico di Portici
Secondo quanto ricostruito nel corso delle verifiche, le carte di credito dell’ente sarebbero state utilizzate per sostenere spese di diversa natura, tra cui ristorazione, vitto, alloggio, abbigliamento, gioielleria, carburante, agenzie di viaggio e altri acquisti.
Per una parte di questi esborsi non sarebbero stati rinvenuti i documenti necessari a dimostrarne il collegamento con l’attività istituzionale dell’Istituto. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato una quasi totale assenza di note spese, relazioni sulle missioni, documentazione fiscale, indicazioni sui beneficiari delle prestazioni e motivazioni relative alle trasferte.
Impossibile verificare la finalità delle spese
La carenza di documentazione avrebbe impedito di accertare se i costi sostenuti fossero effettivamente legati alle funzioni e alle esigenze dell’ente sanitario pubblico. Gli investigatori hanno quindi esaminato nel dettaglio le singole operazioni, contestando gli importi che sarebbero risultati privi del requisito dell’inerenza istituzionale.
Sotto esame anche l’utilizzo delle auto di servizio
Le verifiche hanno riguardato anche le autovetture messe a disposizione dall’Istituto. Dall’analisi dei diari di bordo, dei contratti di noleggio, dei registri di utilizzo e dei dati Telepass sarebbe emerso un impiego continuativo dei mezzi, in alcuni casi anche durante le ore notturne, per gli spostamenti tra il luogo di residenza e la sede di lavoro.
Le spese per il carburante sarebbero state sostenute prevalentemente presso distributori situati nelle vicinanze della residenza dell’utilizzatore. Secondo l’ipotesi formulata al termine dell’istruttoria, questi costi sarebbero stati estranei alle necessità dell’ente e, di conseguenza, non rimborsabili.
L’invito a dedurre e il procedimento davanti alla Corte dei Conti
Il presunto danno erariale contestato ammonta complessivamente a oltre 314mila euro. L’invito a dedurre non rappresenta una condanna, ma un atto previsto dal Codice di giustizia contabile. Il provvedimento consente al soggetto interessato di presentare osservazioni e controdeduzioni prima dell’eventuale avvio di un giudizio per responsabilità amministrativo-contabile.

