Agguato letale a Eboli: «L'assassino ha sparato dal marciapiede», la svolta balistica sulla morte di Solimeno

Un passaggio chiave ha segnato l'ultima udienza a Eboli sul delitto del giovane artigiano Mario Solimeno, deceduto dopo quasi un mese di agonia in seguito alle ferite riportate come riportato dall'edizione odierna del quotidiano Il Mattino.
Davanti alla Corte d'Assise guidata dal giudice Domenico Diograzia, l'esperto Carmelo Famà ha smontato la tesi della difesa attestando che le pistolettate indirizzate contro la Fiat Punto della vittima sono state esplose esternamente alla vettura.
I dati tecnici presentati smentiscono la linea difensiva sostenuta dal legale Giuseppe Russo, che ipotizzava spari originati dal vano interno del veicolo. Restano sotto la lente della magistratura i tre fratelli Giuseppe, Gaetano e Felice Celso, indicati come figures centrali nello spaccio locale e accusati di essere i responsabili dell'esecuzione maturata nei contrasti per il controllo della piazza di spaccio. Le parti civili sono invece rappresentate dall'avvocato Stefania Pierro.
Davanti alla Corte d'Assise guidata dal giudice Domenico Diograzia, l'esperto Carmelo Famà ha smontato la tesi della difesa attestando che le pistolettate indirizzate contro la Fiat Punto della vittima sono state esplose esternamente alla vettura.
Eboli, svolta balistica sulla morte di Mario Solimeno
Il perito balistico ha chiarito che il killer si trovava sul camminamento stradale, a circa quattro metri e mezzo dal mezzo. Il proiettile mortale ha perforato il vetro posteriore conficcandosi direttamente nel collo di Solimeno, il quale aveva abbassato la testa per proteggersi senza però riuscire a schivare la traiettoria a causa della propria statura. Gli altri occupanti dell'abitacolo sono invece scampati miracolosamente all'agguato chinandosi tempestivamente.I dati tecnici presentati smentiscono la linea difensiva sostenuta dal legale Giuseppe Russo, che ipotizzava spari originati dal vano interno del veicolo. Restano sotto la lente della magistratura i tre fratelli Giuseppe, Gaetano e Felice Celso, indicati come figures centrali nello spaccio locale e accusati di essere i responsabili dell'esecuzione maturata nei contrasti per il controllo della piazza di spaccio. Le parti civili sono invece rappresentate dall'avvocato Stefania Pierro.




