La due giorni napoletana del Partito democratico si è trasformata in un confronto indiretto sulla partita salernitana e sul futuro degli equilibri nel centrosinistra. Al centro del dibattito, ancora una volta, la scelta di Vincenzo De Luca di candidarsi nuovamente a sindaco di Salerno dopo le dimissioni anticipate del primo cittadino dem, una decisione che ha riaperto tensioni con gli alleati come riportato dal quotidiano Il Mattino oggi in edicola.
Il riferimento è al segretario regionale Piero De Luca, chiamato a gestire una situazione delicata che incrocia dinamiche locali e strategie nazionali. La questione salernitana rischia infatti di incidere sugli equilibri con il Movimento 5 Stelle, già parte integrante delle recenti vittorie elettorali in Campania. I pentastellati hanno fatto sapere che eventuali rotture territoriali potrebbero avere ripercussioni anche sulle future competizioni politiche.
Il contesto è quello della campagna nazionale di ascolto promossa dal Pd, intitolata “L’Italia che coltiva saperi”, incentrata su scuola, università, cultura e ricerca. Temi che Schlein ha indicato come pilastri dell’alternativa programmatica alle destre. Tuttavia, a margine dei lavori, l’attenzione mediatica si è concentrata sulle amministrative di Salerno, diventate banco di prova del cosiddetto campo largo.
Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ha evocato la necessità di responsabilità condivisa per mantenere coeso il fronte progressista. Manfredi ha richiamato il modello di alleanza già sperimentato nel capoluogo campano e alla Regione, indicandolo come schema di riferimento per le prossime scadenze elettorali. Analoga posizione è stata espressa dal presidente della Regione Roberto Fico, che ha ribadito l’importanza dei tavoli regionali e del coordinamento nei territori.
Dal palco, anche Sandro Ruotolo ha difeso la linea delle coalizioni strutturate, richiamando un modello fondato su alleanze stabili e competitive. Il messaggio emerso dalla due giorni è univoco: l’unità del centrosinistra viene considerata condizione imprescindibile in vista delle amministrative e, soprattutto, delle future politiche. La partita di Salerno, in questo quadro, assume un valore che va oltre i confini cittadini, diventando test strategico per la tenuta dell’intero schieramento progressista.
Schlein avverte De Luca: “Alleanze prioritarie”
Alla kermesse erano presenti i vertici del partito, compresi i dirigenti salernitani, ma non l’ex governatore campano. Un’assenza che ha alimentato il confronto politico, mentre la segretaria nazionale Elly Schlein ha richiamato con fermezza la necessità di preservare il perimetro delle alleanze. «Stiamo dando grande attenzione al rapporto con i nostri alleati, con cui abbiamo appena vinto le elezioni regionali», ha dichiarato, sottolineando che la gestione della vicenda è affidata al livello regionale del partito, in costante interlocuzione con il Nazareno.Il riferimento è al segretario regionale Piero De Luca, chiamato a gestire una situazione delicata che incrocia dinamiche locali e strategie nazionali. La questione salernitana rischia infatti di incidere sugli equilibri con il Movimento 5 Stelle, già parte integrante delle recenti vittorie elettorali in Campania. I pentastellati hanno fatto sapere che eventuali rotture territoriali potrebbero avere ripercussioni anche sulle future competizioni politiche.
Il contesto è quello della campagna nazionale di ascolto promossa dal Pd, intitolata “L’Italia che coltiva saperi”, incentrata su scuola, università, cultura e ricerca. Temi che Schlein ha indicato come pilastri dell’alternativa programmatica alle destre. Tuttavia, a margine dei lavori, l’attenzione mediatica si è concentrata sulle amministrative di Salerno, diventate banco di prova del cosiddetto campo largo.
Sul punto è intervenuto anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, che ha evocato la necessità di responsabilità condivisa per mantenere coeso il fronte progressista. Manfredi ha richiamato il modello di alleanza già sperimentato nel capoluogo campano e alla Regione, indicandolo come schema di riferimento per le prossime scadenze elettorali. Analoga posizione è stata espressa dal presidente della Regione Roberto Fico, che ha ribadito l’importanza dei tavoli regionali e del coordinamento nei territori.
Dal palco, anche Sandro Ruotolo ha difeso la linea delle coalizioni strutturate, richiamando un modello fondato su alleanze stabili e competitive. Il messaggio emerso dalla due giorni è univoco: l’unità del centrosinistra viene considerata condizione imprescindibile in vista delle amministrative e, soprattutto, delle future politiche. La partita di Salerno, in questo quadro, assume un valore che va oltre i confini cittadini, diventando test strategico per la tenuta dell’intero schieramento progressista.

